Riceviamo e pubblichiamo da un nostro lettore
In genere si racconta che le amministrative comunali non hanno niente a che vedere con le elezioni nazionali o, come nel caso di ieri, con i referendum.
Siamo quasi costretti a crederci a questa mancata corrispondenza, poiché le proposte dei futuri amministratori riguarderanno problemi concreti della città in cui si voterà. E in parte non possiamo non ammettere che sia così. Solo in parte. Perché ?
Con le nostre capacità analitiche cercheremo di spiegarlo brevemente, evitando di tediare gli eventuali lettori.
Per quanto sia vero che i vari schieramenti politici, per lo più liste civiche, in corsa per vincere le elezioni comunali e governare la città, abbiano come punti programmatici interventi che possano migliorare gli aspetti socio-economici del territorio, è altrettanto vero che la sfida elettorale ha sempre dei punti di contatto con i rappresentanti regionali prima, e nazionali dopo. Ciò avviene perché i vari esponenti alla carica di consigliere o di sindaco, necessariamente, hanno una loro visione politica di ampio respiro, e ciò non può non chiamare in causa i macro aspetti della vita politica regionale e, credo, soprattutto nazionale.
Se i candidati dei vari schieramenti si delineano vicini a esponenti dei partiti regionali e nazionali di un’area politica, o ancor più si rifanno decisamente a posizioni nette, tutto ciò non può che avere anche un ritorno nella compagine civica con cui hanno scelto di schierarsi. Sembrerebbe un ragionamento poco lineare, ma adesso proveremo a spiegarlo con dei semplici esempi.
Alcuni candidati sindaci e consiglieri sono di un’area politica specifica e, come da prassi consolidata, cercano un avallo politico per garantire forza e stabilità alla loro creazione elettorale. Gli esponenti di riferimento in genere sono i rappresentanti regionali, con i quali vi è, per ovvi motivi, un contatto diretto, potremmo dire territoriale, e fin qui, è corretto; si sondano in questo caso le varie disponibilità regionali e rappresentative per capire quale forza e futuro avrà la propria coalizione. Però – i ma e i però non mancano mai – questo rapporto lo potremmo definire con una semplice locuzione latina del “do ut des” traducibile in “do, perchè tu dia”. E anche in questo caso è consuetudine.
Adesso parliamo dell’ultima tornata referendaria.
Se gli esponenti di riferimento attuali delle varie liste civiche comunali sono dell’area di centro destra o, addirittura di destra, è ovvio che le indicazioni di voto per il referendum saranno arrivate anche fino al nostro piccolo comune. Il “do ut des” diventa azione concreta, visibile, in sintesi si manifesta con un chiaro indirizzo politico (regionale e nazionale) a cui sono chiamati a rispondere i concittadini che si sono esposti, politicamente, con le loro candidature civiche. Ed è quasi scontato che le loro indicazioni di voto per il referendum siano stati per la vittoria del si rispetto alla vittoria del no.
A corroborare la tesi vi è proprio il referendum sulla giustizia e la vittoria del sì solo nel nostro piccolo comune, rispetto a tutti gli altri comuni della provincia di Trapani ( Libero consorzio comunale) e dell’intera regione.
Se le varie liste civiche fossero state di centro-sinistra o di sinistra, chiaramente contrarie a questa riforma, quali sarebbero state le indicazioni di voto? Opposte al si e per il no.
Infine, se da un lato le liste civiche si occupano di programmi politici del territorio, dall’altro dire che la politica regionale o nazionale non è in relazione con le amministrative di un piccolo comune come il nostro è affermare il falso, o almeno non dire tutta la verità.
Perché con le elezioni referendarie appena concluse, credo sia stato possibile constatare che ciò è sempre avvenuto.
Giovanni Stallone
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