De brevitate vitae: il decimo anno senza te.

Il dieci sembra un numero completo e che, spesso, viene associato alla perfezione.
Quanto sto per scrivere di perfetto, però, ha ben poco e questo numero rappresenta, invece, gli anni
trascorsi senza te.
In realtà, più che anni pare siano passati giorni e, guardandomi indietro, raggrinzo lo sguardo
continuando a pormi tante domande non più piene di rabbia ma di rimpianti.
La vera e cruda realtà è sempre la stessa, cioè che avrei desiderato averti ancora per un po’ qui con
me, non solo per parlarti ma anche stare in silenzio dentro una stanza e capirci solo con lo sguardo.
Non nego che in questo lasso di tempo ci siano stati dei momenti belli ma sono stati poco condivisi
con chi è rimasto al mio fianco, sol perché avrei voluto sempre e solo te. Mi sono reso conto che,
però, tergiversare e crogiolarsi con quanto manca, se in parte può essere giusto, da un altro lato
della cosiddetta barricata è errato non solo per sé stessi ma anche per chi oggi non c’è e vuole, da
lassù, vederci trionfare nella quotidianità.
Non pensavo e non era nei miei piani futuri quello di dovermi trovare a scrivere per dieci anni delle
memorie per te cara mamma.
Sognavo di fare ben altro, di pensare ad altro, anzi di programmare qualcosa insieme a te.
Uno dei nostri programmi sarebbe stato un viaggio a Firenze. Quante volte ne abbiamo parlato e
quante volte l’abbiamo rimandato e mentre rimandavamo qualcosa di nefasto si avvicinava sempre
più verso di te, senza possibilità di rimandare.
Saremmo dovuti essere più decisi, più leggeri nel fare qualcosa di gioioso per noi senza i continui
pesi che la vita ti ha portato avanti; insomma avrei dovuto insistere.
Sono sicuro che insieme saremmo riusciti a combattere tutte le più grandi sfide del quotidiano e
avremmo convinto, ancora di più, noi stessi che insieme saremmo andati avanti vincendo tutte le
battaglie che la vita ci avrebbe riservato ed essere, così, felici.
Tu la più grande “guerra” l’hai combattuta per 17 lunghissimi giorni e hai tentato e cercato con tutta
la tua forza, con la tua tenacia e con il tuo coraggio di vincerla. Però di fronte all’impossibile anche
il più forte ed il più grande dei guerrieri deve ammettere la sconfitta. Achille, uno dei migliori della
antica Grecia, sembrava invincibile eppure quella maledetta freccia l’ha colpito proprio nel suo
punto debole, il tallone, e tu madre, proprio come lui, sei stata colpita probabilmente nel punto che
in quel momento nel tuo corpo non era al meglio delle forze ma, allo stesso modo, sei rimasta e
rimarrai nelle menti di tante persone che ti hanno voluto bene, che hai conquistato con il tuo
charme, con la tua intelligenza sopraffina e con la tua ironia che ha sempre rasentato il premio
Oscar, con il tuo sorriso ed i tuoi grandi occhi; chapeau madre.
Ho scritto e ti ho scritto per anni, prima su carte e poi al pc e devo dire che questa forma terapeutica
“fai da te” ha dato i suoi frutti e la consiglio a tutti coloro i quali hanno avuto il piacere di leggere
queste poche parole.
Un lungo percorso che mi ha visto crescere non solo con l’arrivo di qualche capello bianco ma con
una tempra diversa e migliore. Penso proprio che tessere le tue lodi e il mio amore per te abbia
portato alla conclusione del mio processo di guarigione e di questo te ne sarò sempre grato.
Si è cresciuti, si sono compresi gli errori fatti e ricevuti; si è chiesto anche scusa quando è stato
necessario. Se c’è qualcosa che ho capito in più è che oggigiorno è molto difficile usare questa
parola. Forse sarà per orgoglio, per senso di superiorità ma alla fine vince chi sa usarla; come disse

un proverbio giapponese: “Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni
matita”.
Prendiamo questa gomma e cancelliamo il cancellabile perché il tempo passa, la vita riserva tanti
imprevisti e poi si arriva al punto che vi saranno più rimpianti e rimorsi che sorrisi.
Qualcosa di bello è accaduto proprio in questo decimo anno: una piccola luce in fondo a questo
lungo e tortuoso tunnel si è intravista ed anche se tu non potrai fisicamente vederla sono sicuro che,
in un modo o nell’altro, avrai avuto modo di notarla.
Ringrazio cara mamma chi, in questi dieci anni, non se ne è andato ma ha deciso di stare nella
nostra barca e affrontare le onde del mare.
Ringrazio sempre e solo te cara mamma che sarai sempre un punto fermo della mia vita.
Chiudo questa mia breve riflessione o chiacchierata sull’anno passato alla stessa maniera di quelle
degli anni precedenti, con un tuo messaggio ricevuto la sera in cui mi trovavo dentro un frantoio
oleario. Un messaggio che possa essere di aiuto non solo a me ma a tutti coloro i quali hanno avuto
la pazienza di leggere quanto scritto:
“Ogni persona ha un suo destino ma molto dipende anche da come si affronta la vita. Bisogna
sempre essere positivi e propositivi. Vedrai che si accenderà un sorriso.”
Ad maiora.
Aurelio, tuo figlio.