Con la bocciatura del terzo mandato da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana, Campobello di Mazara entra ufficialmente in una nuova fase della sua storia politica. Il voto segreto dell’Ars – 34 contrari e 24 favorevoli – ha affossato l’articolo 14 del disegno di legge sugli enti locali, chiudendo definitivamente la porta a una ricandidatura del sindaco Giuseppe Castiglione, che a maggio concluderà il suo secondo mandato consecutivo.
Dopo quasi undici anni di amministrazione, si chiude così un ciclo politico lungo e complesso, segnato da continuità amministrativa ma anche da inevitabili logorii. Una decisione maturata lontano dal territorio, ma capace di incidere in modo profondo sugli equilibri locali, accelerando dinamiche che, forse, erano già nell’aria.
Il voto dell’Ars e le ricadute locali
Il clima che ha accompagnato la votazione a Palermo è stato tutt’altro che sereno: tensioni politiche, franchi tiratori e una norma diventata simbolo di uno scontro più ampio sul rapporto tra potere, territori e ricambio democratico. A Campobello di Mazara, però, l’effetto è stato immediato e concreto: il futuro amministrativo non potrà più poggiare sulla figura del sindaco uscente.
Il Comune belicino sarà uno dei tre della provincia di Trapani chiamati alle urne nel prossimo mese di maggio, insieme a Marsala e Gibellina. Ma, a differenza degli altri centri, qui il voto assume un significato più profondo: non si tratta solo di scegliere un nuovo sindaco, ma di ridefinire un’intera visione di governo locale.
Una destra in cerca di sintesi
Nel campo della destra si apre una fase di confronto interno tutt’altro che scontata. Fratelli d’Italia, forza politicamente rilevante sul territorio anche alla luce dei risultati delle Europee 2024, si trova oggi attraversata da sensibilità differenti.
Da un lato, il segretario locale e presidente del Consiglio comunale Piero Di Stefano ha ribadito la disponibilità del partito a proseguire nel solco della continuità amministrativa (magari sulla figura stessa del presidente del consiglio), valorizzando l’esperienza maturata negli anni. Dall’altro, l’onorevole Giuseppe Bica ha mostrato aperture verso un dialogo più ampio, guardando anche al progetto civico di Rinascita Campobellese, coordinato da Daniele Mangiaracina.
In questo quadro si inserisce la scelta del gruppo civico Noi per Campobello, che ha annunciato la propria autonomia politica, rivendicando libertà di azione e rifiutando logiche di schieramento precostituite. Un segnale chiaro: una parte della comunità chiede discontinuità nei metodi, prima ancora che nei nomi.
La spinta civica e la partecipazione dal basso
Parallelamente, prende sempre più forma un fronte civico composito ma determinato, che ha già mostrato capacità di mobilitazione. La recente presentazione del programma della coalizione composta da Cambia-Menti, Campobello Nuova, Futuristi, N.O.I., Generazione Futura, Azzurri per Campobello e Noi Moderati ha registrato una sala gremita, segno di una cittadinanza attenta e desiderosa di partecipare, capitanati dal portavoce Sabina Lazzara.
I temi messi sul tavolo sono concreti: risanamento dell’ente, sviluppo economico, rilancio produttivo e turistico. Ma il messaggio politico va oltre i singoli punti programmatici: riportare la politica dentro la comunità, come spazio di confronto e non solo di gestione.
Continuità, cambiamenti e 1 nuovo volto
Sul piano delle candidature, il quadro resta fluido. Nell’area riconducibile all’amministrazione uscente emergono profili come Gianvito Greco, Antonella Moceri e lo stesso Piero Di Stefano, espressioni di una continuità che dovrà misurarsi con il giudizio dei cittadini.

Nel fronte civico si fanno i nomi di Francesco Passanante, giovane e impegnato nel sociale, e di Giuseppe Stallone, figura di esperienza e memoria istituzionale.

Invece l’area di Rinascita Campobellese, sostenuta anche da Forza Italia e altre sigle civiche tra cui Alternativa Civica, potrebbe trovare in Daniele Mangiaracina un punto di sintesi capace di intercettare un elettorato che chiede cambiamento.

Oltre il voto, una scelta di identità
Campobello di Mazara arriva così a un appuntamento decisivo. Non è solo una competizione elettorale, ma un momento di coscienza collettiva. Dopo anni di stabilità amministrativa, la città è chiamata a interrogarsi su che tipo di comunità vuole essere: se proseguire lungo sentieri già battuti o sperimentare nuove forme di partecipazione e visione.
La primavera che verrà non consegnerà soltanto un nuovo sindaco e un nuovo Consiglio comunale. Consegnerà, soprattutto, una risposta politica e culturale a una domanda semplice e profonda: che futuro vuole Campobello di Mazara, e con quali strumenti intende costruirlo.
E questa volta, forse più che mai, la risposta non dipenderà solo dai candidati, ma dalla maturità civica di un’intera comunità.
Aldo Licata – Editoriale
