La parola turismo racchiude in sé più interrogativi che certezze.
Cos’è il turismo? Il turismo è la capacità di un luogo di attrarre persone offrendo loro l’opportunità di godere delle bellezze paesaggistiche, archeologiche e artistiche che lo caratterizzano. Il nostro territorio potrebbe offrire, effettivamente, qualcosa. Potrebbe. Usiamo il condizionale.
Potrebbe offrire perché nel piccolo territorio comunale è presente l’area archeologica delle Cave di Cusa, parte del Parco Archeologico di Selinunte, ove è possibile osservare le diverse fasi di lavorazione ed estrazione della calcarenite, la pietra con cui i selinuntini avviarono, senza mai portarla a compimento, la costruzione del Tempio G sulla collina orientale di Selinunte, il secondo tempio per dimensioni in Sicilia dopo quello della Concordia di Agrigento.
Il nostro territorio potrebbe offrire straordinarie bellezze paesaggistiche se solo fossero adeguatamente valorizzate. Il lungomare ovest di Tre Fontane si estende fino a sfiorare Torretta Granitola, unendo le due frazioni balneari che il nostro comune ha la fortuna di custodire. Quando l’asfalto cede il posto alla strada bianca, ci si immerge a poco a poco in una dimensione in cui il ritmo frenetico della quotidianità si dissolve e la natura torna protagonista. Le onde, ora tranquille ora impetuose, accompagnano il cammino di chi intraprende questo percorso a tratti esperienziale, si vedono e si sentono gli uccelli in volo, la natura che cerca di riappropriarsi di sé stessa, a discapito delle contaminazioni umane purtroppo evidenti. Viene allora spontaneo chiedersi quanto sarebbe semplice progettare e valorizzare un percorso ciclopedonale: magari un itinerario capace di collegare le due frazioni e proseguire fino alle Cave di Cusa trasformando queste potenzialità in una reale occasione di sviluppo?

Anzitutto sarebbe opportuno una radicale bonifica. Non possiamo non dire che la quantità di spazzatura presente sul territorio sia dilagante e allarmante.
Con molti amici camminatori e non, abbiamo spesso percorso quel tragitto, e constatato la presenza di manufatti e scarti abbandonati in modo indiscriminato. La plastica è ovunque, poi ci sono calcinacci, sacchetti colmi dei pasti consumati dai turisti giornalieri che vi giungono per trascorrere una giornata al mare e che depositano ai margini della carreggiata. Alcuni anni fa anche un divano, per non parlare di elettrodomestici e altro ancora… C’è davvero di tutto. Sarebbe quindi necessario un intervento capillare, una pulizia attenta e sistematica, che restituisca dignità a questi luoghi, affinché i turisti del futuro possano coglierne pienamente la bellezza, senza dover aggiungere, come sempre accade, il consueto e proverbiale “peccato che sia sporco” !
Le nostre frazioni le amiamo tutti, su questo non possiamo discutere. Il problema è come le amiamo ?
Il processo di inculturazione e l’etnocentrismo sono stati fondamentali per la crescita di ognuno di noi. È prassi consolidata che ognuno degli abitanti della nostra comunità abbia un ricordo che, quando riaffiora, ci lascia per un attimo con il fiato sospeso, sentendo di nuovo sapori, odori, le emozioni legate ai ricordi. Bellissimo. Questi ricordi richiamano in noi i momenti più belli vissuti insieme alle persone che amiamo, scoprendo il territorio con i primi amici con i quali si è cresciuti, quelle prime esperienze che sono rimaste vive, indelebili. Però non sono solo i ricordi, le prime esperienze, le forti emozioni, che ci hanno fatto crescere e amare il territorio, ma un dato importante, crediamo fondamentale, sono anche i processi di crescita e di inculturazione legati all’appartenenza al luogo: il progressivo riconoscersi parte di una comunità, interiorizzarne i codici sociali, costruire la propria identità dentro un contesto condiviso, cioè aver iniziato a sentirsi parte della società, esserci come persona che vive ed elabora la propria appartenenza al territorio. È ovvio che nel processo di crescita la propria comunità sia percepita come la migliore, quella che ha un insieme di valori non scritti a cui ispirarsi. Il problema di fondo è proprio qui.
Aver interiorizzato tutto ciò è un esito fisiologico della crescita di ognuno di noi, ma crediamo che sia necessario iniziare ad analizzare se questa società di cui facciamo parte sia realmente la migliore e con il sistema di valori ancora adeguati e efficienti, oppure se sia il momento opportuno di guardare oltre, adottare uno sguardo nuovo, aprirsi a nuove prospettive, grazie alle quali nuovi aspetti possano essere interiorizzati, fatti propri, per dare vita a un rinnovato impulso.
Quando si parla di turismo a Tre Fontane il pensiero corre alla sabbia dorata, al mare cristallino, alle serate trascorse in gelateria, al bar, in un pub, o semplicemente passeggiando. Per chi trascorre tutta la stagione estiva a Tre Fontane tutto ciò va più che bene, ma non lo è per i visitatori non residenti.
Diciamo in modo diretto e senza usare metafore o eufemismi: manca un’offerta strutturata. Siamo rimasti ancorati a un’idea di stagione estiva che fatica a evolversi. I turisti che arrivano a Tre Fontane trovano una situazione al limite del verosimile. Un lungomare congestionato dal traffico fino alle 21:30. Nessuna area pedonale reale, poiché quella esistente è invasa da qualsiasi mezzo meccanico che liberamente scorrazza non rispettando alcuna regola. Le piste ciclabili (in un territorio pressoché pianeggiante) inesistenti. Sembriamo l’isola felice delle automobili, l’esatto opposto di una frazione balneare, in cui i turisti dovrebbe poter passeggiare, spostarsi in bicicletta in sicurezza. Siamo gli unici a non avere nemmeno tentato di risolvere questo problema. Forse perché non lo percepiamo come un problema? Perché è stato sempre così e così dovrà essere? Quanto sarebbe fruttuoso avere non solo la piazza, tutta, sempre, chiusa al traffico, ma anche una buona parte del lungomare destinato a zona ciclopedonale? Se l’idea è di cogliere le potenzialità del territorio, allora si dà il caso che bisogna spingersi con lo sguardo al di là di ciò che è sempre stato.
Vogliamo davvero ignorare il tema degli accessi alla spiaggia? In alcune zone l’accesso è agevole, soprattutto sul lungomare est, ma dalla parte opposta la situazione è, in alcuni tratti, critica. È così difficile pensare che sia opportuno garantire a tutti e senza difficoltà l’accesso in spiaggia? È così impossibile che tutto ciò venga organizzato anzitempo? Vogliamo parlare della spiaggia in sé? Oltre al color oro della spiaggia, vi è il luccichìo della plastica, i calcinacci disseminati in ogni dove e custoditi dalla sabbia che li rende invisibili. Sistemare il litorale ormai è diventato un lavoro straordinario, quando invece sarebbe stata semplice manutenzione ordinaria e rispetto del territorio. Una distesa di spiaggia libera abbandonata.
Stiamo per caso forse aspettando che la spiaggia si possa ripulire da sola dell’inquinamento che abbiamo prodotto con le nostre azioni? Ogni tanto il mare tempestoso di scirocco restituisce al litorale un’apparente pulizia, ma non dimentichiamoci che tutto ciò che porta con sé lo destina al mare o ad altre coste, quindi il problema non si risolve: si sposta. Stiamo inquinando la natura che dovremmo preservare e tutelare, costantemente.
Riguardo a Torretta Granitola, non si può non riconoscerne la bellezza. Il piccolo porto raccolto attorno a un’insenatura naturale, la possibilità di ammirare il tramonto invernale. Ora proviamo ad immaginare lo scenario fantastico se l’asfalto fosse stato sostituito dai mattoni, con le ringhiere sistemate e non pericolanti, avremmo un luogo suggestivo, perché finora a Torretta Granitola è mancata la cura che merita.
Dovremmo imparare a immergerci nella bellezza e, soprattutto, a ricrearla nelle nostre comunità. Forse siamo così tanto abituati al degrado da non riuscire più a immaginare alternative? Probabilmente. Per rendere gradevole un luogo servono delle idee. Quante? Tutte quelle possibili, da mettere al vaglio della praticabilità e poi tradurre in interventi concreti.
Di cosa abbiamo bisogno per rendere ameno il nostro territorio? Sembra banale pensarlo e scriverlo, ma lo facciamo: è necessario che chi ci governerà per i prossimi anni, abbia a cuore, come primo punto programmatico, un cambio reale, fattuale, di come viene visto e vissuto il territorio
Per rendere davvero accogliente il territorio, è necessario un cambio di prospettiva. Chi sarà chiamato a governare dovrà assumere come priorità un modo nuovo di pensare e vivere questi luoghi. Ma non basteranno programmi o interventi episodici: il rinnovamento dovrà essere profondo e condiviso, capace di coinvolgere l’intera comunità.
L’inosservanza sistematica di qualsiasi regola, anche le più elementari, è prassi consolidata. Ci siamo mai chiesti perché non riusciamo ad allacciare una cintura di sicurezza? Perché molti ancora non indossano il casco sulle moto? Perché non riusciamo a posteggiare degnamente un’auto dentro le linee? Questi non sono dettagli irrilevanti, ma dobbiamo sapere che chi arriva nel nostro territorio nota questa inosservanza delle regole e ciò produce, di fatto, uno status quo che si riproduce e che si espande anche su altri aspetti, creando un circolo vizioso in cui la non regola diventa norma e il rispetto delle stesse un’eccezione.
Non possiamo pensare di migliorare la sorte di una comunità puntando al generale, ma partendo proprio dai dettagli.
Perché è importante partire dai dettagli?
A partire dai 6 anni tutti i bambini iniziano a frequentare la scuola primaria. Immaginate un bambino sulle piccole sedie, che poggia le mani sul banco, che prende quel quaderno così grande e poi, impugnando la matita, inizia a creare i primi grafemi. A parte quei bambini che precocemente iniziano ad associare il suono a un grafema, i bambini cominciano a sperimentare la scrittura proprio in prima classe.
Ogni grafema ha un suono, più grafemi insieme creano un suono diverso, poi diventeranno sillabe, parole, frasi e col passare degli anni pensieri razionali (consapevoli). Solo dopo un lungo e graduale processo scolastico, fatto di passaggi essenziali, possiamo affermare che quei bambini siamo noi che scriviamo, noi che leggiamo, noi che pensiamo razionalmente. Sarebbe impossibile instillare in un bambino di appena 6 anni la capacità di disquisire della società o di discriminare ciò che è bene o male, semplicemente perché non ha ancora sviluppato quelle capacità dovute alla sua tenera età. La nostra piccola comunità deve iniziare il suo percorso, con il quale dovrà acquisire consapevolezza, sviluppare competenze civiche, maturare una visione condivisa e proiettarsi verso il futuro, il quale non è dietro l’angolo, ma è da costruire pezzetto dopo pezzetto, come un puzzle, in cui ogni singolo tessera è parte integrante del tutto.
Tutti dovranno fare una piccola parte, perché il singolo essere umano al comando, donna o uomo che sia, non avrà alcun potere per cambiare le sorti della nostra piccola e poco amena comunità. Se la società non sarà disposta a interrogarsi sul proprio operato e a mutare i propri comportamenti, ogni progetto sarà inficiato e continueremo a navigare in acque tempestose e sospinti da venti di parole prive di contenuti.
Buon anno scolastico a tutte e tutti.
Giovanni Stallone