Campobello di Mazara si prepara a vivere uno dei momenti più importanti degli ultimi anni: le elezioni amministrative del 2026. Il quadro è ormai definito, e la corsa alla carica di sindaco si gioca su tre nomi ben precisi, ognuno con una visione, una storia e un approccio diverso al futuro della città.
Da osservatore del territorio e da cittadino che racconta quotidianamente questa realtà, credo che questa competizione rappresenti molto più di una semplice scelta politica: è una vera e propria decisione sul tipo di comunità che vogliamo diventare.
Piero Di Stefano – La continuità amministrativa
Piero Di Stefano arriva a questa candidatura con un profilo istituzionale solido. Il suo ruolo di presidente del Consiglio comunale lo ha reso una figura già inserita nei meccanismi amministrativi e decisionali del Comune.
Personalmente, vedo in lui il candidato della continuità. Questo può essere un punto di forza importante per chi cerca stabilità e una gestione già avviata, ma allo stesso tempo rappresenta anche una sfida: convincere i cittadini che continuità non significhi immobilismo.
La sua campagna sarà probabilmente giocata sulla credibilità e sulla capacità di dimostrare che si può migliorare senza stravolgere.
Daniele Mangiaracina – Il ritorno dell’esperienza
Daniele Mangiaracina è un volto noto. Ex sindaco, conosce bene la macchina amministrativa e, soprattutto, conosce Campobello in profondità.
Da osservatore, penso che la sua candidatura punti molto sul concetto di “ritorno consapevole”: chi lo sostiene crede nella sua esperienza e nella capacità di portare risultati concreti in tempi rapidi.
Ma qui entra in gioco una dinamica interessante: quando torni, il confronto con il passato è inevitabile. Gli elettori non valuteranno solo le promesse, ma anche ciò che è stato fatto.
E questo rende la sua candidatura forse la più “misurabile” tra le tre.
Gioacchina Catanzaro – Il cambiamento possibile
Gioacchina Catanzaro rappresenta, a mio avviso, la vera novità di questa tornata elettorale. Funzionaria del Ministero della Giustizia, porta con sé un profilo tecnico e una visione potenzialmente diversa rispetto agli schemi tradizionali della politica locale.
La sua candidatura ha un valore simbolico forte: potrebbe essere la prima donna sindaco di Campobello. Ma al di là dell’aspetto simbolico, quello che mi colpisce è il messaggio di discontinuità.
Chi la voterà probabilmente non cerca solo un’amministrazione diversa, ma un cambio di approccio.
La vera sfida per lei sarà trasformare questa energia di rinnovamento in fiducia concreta.
Questa non è solo una competizione tra tre candidati. È una scelta tra tre visioni:
- continuità amministrativa
- esperienza già testata
- cambiamento e rinnovamento
E qui entra in gioco il ruolo dei cittadini. Campobello oggi ha bisogno di risposte concrete: lavoro, sviluppo, decoro urbano, servizi. Ma ha anche bisogno di una direzione chiara.
Se devo essere sincero, questa è una delle competizioni più interessanti degli ultimi anni. Non c’è un esito scontato, e questo è un bene per la democrazia.
Non bastano i nomi, non bastano le coalizioni. Servono visione, concretezza e soprattutto fiducia.
Campobello non deve scegliere solo un sindaco.
Deve scegliere il suo prossimo futuro.
