Avrei voluto una vita certamente diversa e meno caotica di quella trascorsa fino ad oggi. Avrei voluto la tua presenza nei miei pochi momenti belli ma, soprattutto, nei miei tanti momenti bui parlandoti e parlandoci, trovando una pregevole soluzione, utile per la ricerca di quella luce che, oggi, tanto manca.

“Avrei”, l’uso del condizionale è d’obbligo poiché attenua, in parte, quel desiderio scritto e detto in frasi praticamente isolate e senza un degno riscontro.

Il mio più grande rammarico è il non averti convinto a farti qualche controllo medico ma non perché sospettavo che potessi avere qualcosa, eri forte, piena di energia, instancabile, te lo chiedevo a livello precauzionale perché “non si sapeva mai” e non esserci riuscito è la mia più grande sconfitta; chissà forse, ecco che ritorna il condizionale, ti avrei salvata. Probabilmente, cara mamma, esiste un universo parallelo al nostro, noi esistiamo e siamo insieme ma tutto ciò non è altro che un’ennesima, annuale, illusione di un pensiero che serve solo “ad acquetar il cor misero e mesto”.

Piangere su ciò che non si ha più porta solo a farci rimanere incatenati a quel passato che mai potrà tornare ad essere un presente né, tantomeno, un possibile futuro, bloccandoci da quella libertà di volare verso orizzonti migliori, più sereni che ognuno di noi merita. Per fare tutto ciò urge avere tanta pazienza, resistere, combattere contro tutto e tutti ed anche contro noi stessi.

Dovremmo iniziare a lavorare bene sulla nostra persona non isolandoci e chiudendoci a riccio verso il prossimo ma iniziando ad aprirci anche con piccole cose: una chiacchierata a telefono, un semplice messaggio di incoraggiamento o passare una giornata in spiaggia sotto il sole cocente, piccole cose che possono trasformarsi in energia.

Durante l’estate lessi un libro il cui titolo prende spunto da una parola giapponese “Ikigai”, cioè trovare lo scopo della vita per essere felici. Chi non vorrebbe trovarlo? Forse il mio ancora non si è rivelato ma quando ciò avverrà lo capirai, cara mamma, dal mio volto, dai miei occhi, dal mio cuore.

Il tuo scopo della vita, invece, ce lo avevi sempre detto anche se non era necessario perché era tangibile ed evidente: eravamo noi, i tuoi figli.

Un giorno un tuo ex alunno mi raccontò che dicesti: “nella vita bisogna essere o il migliore o il peggiore, mai un mediocre”, a te non ho alcunché da rimproverare se non ringraziarti per essere stata la migliore come donna, come docente, come avvocato ma, soprattutto, come mamma.

Io non sarò sicuramente perfetto, altrimenti sarei un robot ed anche loro hanno dei difetti, ma a te devo il merito per avermi insegnato a guardare dentro le persone, a non soffermarmi solo alla superficie perché, spesso e volentieri, non è altro che una corazza o un’immagine distorta ma a “vedere”, o almeno provarci, il meglio che questa possa dare.

Ciò che sicuramente fa più male non sono i silenzi ma i rumori che mancano a casa, le tazzine di caffe preparate, le telefonate a quella voce soave e meravigliosa, anche squillante direi, che è migliore di qualsiasi medicina per curarci e curarvi da qualsiasi malanno. Di una cosa sono certo, cara mamma, che quei rumori, anzi quella musica, era presente ieri, lo è oggi e lo sarà per sempre nel mio cuore.

In questi anni non ho mai perso la speranza di vivere, imparando dalla tua assenza ad esaltare la ferita, a guarire, cercando di tornare non a ridere, che è abbastanza facile, ma a sorridere.

Avrei voluto una vita certamente diversa ma, alla fine, rivivrei tutti (o quasi) i momenti e giorni passati insieme.

A te dico grazie per essere presente non in un mio presente, non in un mio futuro ma esser viva in quel passato che tengo dentro di me e che mai sparirà.

Chiudo questa mia breve riflessione o chiacchierata sull’anno passato alla stessa maniera di quelle degli anni precedenti, con un tuo messaggio ricevuto la sera in cui mi trovavo dentro un frantoio oleario. Un messaggio che possa essere di aiuto non solo a me ma a tutti coloro i quali hanno avuto la pazienza di leggere quanto scritto:

“Ogni persona ha un suo destino ma molto dipende anche da come si affronta la vita. Bisogna sempre essere positivi e propositivi. Vedrai che si accenderà un sorriso.”

Ad maiora.

Aurelio, tuo figlio.


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One thought on “[Anniversario] De brevitate vitae: l’ottavo anno senza te.”

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