PRECARIATO: BOMBA A OROLOGERIA PER CROCETTA E AMMINISTRATORI LOCALI (2)

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di Elena Manzini

precari

REDAZIONE, 20 OTT – Non si sarà ancora giunti al punto vero di rottura sta di fatto che i lavoratori precari iniziano a dar battaglia, un po’ in tutta la Sicilia. Certo anche perché già il fatto di avere un contratto-non contratto ma se a ciò si aggiunge la mancanza dello stipendio per diversi mesi, la cosa si fa via via pressante. Un esempio potrebbe essere Castelvetrano dove alcuni lavoratori sono scesi in piazza per avere il “dovuto”, ovvero lo stipendio che in taluni casi non percepiscono dal 27 agosto. Non si tratta di 2 o 3 persone (cosa già di per se grave) bensì di 200 lavoratori in una condizione assurda, paragonabile se non peggio ai lavoratori del Terzo Mondo. Fra questi poi vi sono quei lavoratori costretti a stare “sulla strada” tutto il giorno, a garantire un servizio pubblico costante ed ovviamente straordinari o ore a recupero sono parole misconosciute.

Et voilà, come ogni amministratore pubblico che si rispetti, il sindaco ha accolto una delegazione dei precari per un confronto sulle problematiche. Sia ben inteso che è un DOVERE per il primo cittadino essendo “suoi” dipendenti per certi versi.

 E come da copione ecco uscire il problema liquidità (che a ben vedere non ci sarebbe stata se si fosse pensato ad effettuare interventi mirati per opere necessarie ed utili alla comunità e non solo per “abbellire”, si fa per dire, una determinata zona). Ma il meglio è quando si assiste all’affermazione che “In altri comuni, i precari attendono oltre 10 mensilità”. Mai pensato di guardare bene in casa propria anziché rovistare in casa altrui?

Politicamente parlando, ottima la giustificazione dell’anticipo di 3 milioni di euro per il pagamento degli stipendi (soldi che sarebbero dovuti arrivare dalla regione), ma schiodarsi ed andare con i lavoratori a protestare in “casa Crocetta” no? Altri sindaci lo han fatto, magari ottenendo poco o nulla ma i lavoratori hanno quantomeno capito e sentito la vicinanza delle istituzioni, che non darà di certo di che sfamarsi ma almeno un sostegno morale per lottare per i propri diritti sì.

leggi la prima parte pubblicata il 19 ottobre 2016

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