Nuovi orizzonti per l’olivicoltura italiana

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olio e olive

[REDAZIONALE] 13 APR –  Si aprono nuovi orizzonti per l’olivicoltura italiana, volta verso un futuro basato sull’innovazione, sull’eco-compatibilità e sull’eco-sostenibilità da un punto di vista economico, sul recupero degli scarti di lavorazione. Oggigiorno, benché la qualità dell’olio italiano sia la migliore, purtroppo non è l’unica cosa in grado di poter sostenere tale comparto. Ecco quindi che si rende necessario alleggerire gli oneri legati allo smaltimento dei residui sia alle aziende olivicole, sia ai frantoi. Buona cosa innanzitutto sarebbe smantellare le molteplici, inutile ed onerose pratiche burocratiche attualmente in essere. Quindi riuscire ad utilizzare commercialmente i derivati dalla lavorazione quali le sanse, le acque di vegetazione e il nocciolino.

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Da una serie di studi condotti sin dal 2008 si è arrivati alla produzione di macchinari ed impianti all’avanguardia, ad una serie di processi innovativi per rendere disponibili anche i reflui della spremitura delle olive. Ecco quindi la valorizzazione delle sanse vergini. Sottoprodotti, dapprima classificati rifiuti e che sono diventati sfruttabili come biomasse, alimenti zootecnici o fertilizzanti. Anche il nocciolino ha un suo utilizzo: produrre energia termica elettrica a scopo industriale ed anche domestico. Basti pensare che se fosse smaltito come rifiuto porterebbe un frantoio a perdere circa 320 mila euro. Mentre è quotato, grazie al nuovo utilizzo, a partire da 12 euro/quintale.

Non da meno è il recupero e la potabilizzazione delle acque di vegetazione. Applicando tali principi si arriva ad una notevole contrazione delle spese, pari a poco meno di un milione di euro. Utilizzi ed innovazioni che potrebbero essere applicati in altri campi, soprattutto quello farmaceutico.

di Elena Manzini – campobellonews

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