Reggio Calabria. ‘Ndrangheta: confiscati beni per 124 milioni

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REDAZIONE, 27 GEN – Militari del
Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del  Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, con il coordinamento  della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal  Procuratore Capo Dr. Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione alla confisca di un ingente patrimonio, costituto da 4 società di capitali e relativo patrimonio aziendale,  1 Impresa individuale e relativo patrimonio aziendale, quote societarie relative a 6 società  di capitali, 67 fabbricati, 91 terreni, 7 autoveicoli, 20 rapporti bancari/assicurativi, 4 orologi  di pregio e denaro contante, per un valore complessivo di oltre 124 milioni di euro,  nei confronti degli imprenditori, BAGALA’ Luigi, cl.’46, BAGALA’ Francesco, cl.’77,  BAGALA’ Giuseppe cl.’57 e BAGALA’ Francesco cl.’90 – indiziati di intraneità alla  cosca “PIROMALLIdi Gioia Tauro.  

Il provvedimento conferma quanto già disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione  del Tribunale reggino presieduta dalla Dott.ssa Ornella Pastore – su richiesta del  Procuratore Capo Dott. Giovanni Bombardieri, del Procuratore Aggiunto Dott.  Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Gianluca Gelso, con cui era  stata applicata la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni  intestati/riconducibili ai medesimi soggetti. 

Guardia finanza Reggio Calabria

Gli odierni destinatari del provvedimento di confisca emergono dalle indagini svolte  nell’ambito delle operazioni Ceralacca, Cumbertazione, Martingalae Waterfrontcondotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata di Reggio  Calabria e dallo SCICO, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione  Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria – che hanno portato all’esecuzione di:  

provvedimenti restrittivi di natura personale, per i reati di associazione per  delinquere di tipo mafioso, riciclaggio e autoriciclaggio, associazione a delinquere  finalizzata all’emissione di false fatturazioni, associazione per delinquere, finalizzata  alla turbata libertà degli incanti, alla frode nelle pubbliche forniture, alla corruzione e  al falso ideologico in atti pubblici, tutti aggravati dal metodo mafioso; 

provvedimenti cautelari reali, ex art. 321 c.p.p., su un patrimonio costituito dai  compendi aziendali di imprese/società, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie  per svariati milioni di euro.

A seguito di detti provvedimenti, la locale D.D.A. delegava il G.I.C.O. del Nucleo di  Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e lo S.C.I.C.O, all’effettuazione di  indagini economico-patrimoniali, volte all’individuazione dell’intero patrimonio dei  proposti e del loro nucleo familiare, al fine di avanzare proposta per l’applicazione di  una misura di prevenzione personale e patrimoniale.  

A conclusione di tali investigazioni veniva accertata la sussistenza di una significativa  sproporzione tra il profilo reddituale e quello patrimoniale del nucleo familiare dei  “proposti”.  

Le relative risultanze sono confluite in una proposta formulata dalla locale Direzione  Distrettuale Antimafia, che veniva accolta dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale reggino, mediante l’emissione nel 2018 di appositi provvedimenti di  applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro, finalizzati alla  successiva confisca. 

La stessa Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria,  condividendo la ricostruzione economico-patrimoniale e le argomentazioni formulate  anche in sede di complesse controdeduzioni alle memorie e perizie tecniche rassegnate  dal collegio difensivo dei proposti, con l’odierno provvedimento ha disposto – oltre  all’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di  P.S. per anni 3 per tutti i proposti – la confisca dell’ingente patrimonio  precedentemente cautelato

L’attività di servizio in rassegna testimonia, ancora una volta, l’elevata attenzione della  Guardia di Finanza che, nel solco delle puntuali indicazioni dell’Autorità Giudiziaria  reggina, continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei  patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie  criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della  sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e  sicurezza pubblica. 

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