Palermo: Garza «dimenticata», tre medici condannati

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PALERMO, 03 MAG –  Avrebbero dimenticato una garza nell’addome dopo un intervento chirurgico: tre medici di una clinica palermitana e la stessa Casa di cura sono stati condannati a risarcire una donna agrigentina che è stata costretta a un nuovo intervento per la rimozione dell’oggetto. La vicenda giudiziaria inizia nel 2004, quando la donna, B.E., allora quarantenne, si sottopose a un intervento chirurgico nella Casa di Cura Candela di Palermo per l’asportazione di una cisti ovarica. L’operazione doveva essere eseguita in laparoscopia, tecnica poco invasiva, ma fu necessario proseguirla con tecnica tradizionale per un improvviso sanguinamento che veniva tamponato con l’impiego di garze. “Tutto sembrava essere andato bene, – racconta il legale della donna, l’avvocato Angelo Farruggia – quando a distanza di qualche giorno dall’intervento, per la comparsa di dolori addominali diffusi, la paziente si rivolgeva ai medici che avevano eseguito l’intervento chirurgico e questi la rassicuravano sulla temporaneità dei sintomi riconducendoli ai normali esiti dell’intervento”. I dolori, però, persistono e i sanitari, secondo quanto affermato dalla donna nel corso del giudizio civile intrapreso negli anni successivi, avrebbe ricevuto altre rassicurazioni dai medici.regalishopping Nel maggio del 2007, a distanza di oltre tre anni, a causa di una caduta accidentale che le aveva provocato un trauma all’anca destra, la donna andava al pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento dove veniva sottoposta ad alcune radiografie che accertavano la presenza di corpo estraneo. La donna ha la consapevolezza di avere avuto per tre anni la garza all’interno della cavità addominale. I medici la avvisano della necessità di rimuoverla immediatamente per prevenire il rischio di setticemia e la donna decide di farsi operare alla clinica Sant’Anna dove la garza viene rimossa con qualche difficoltà. La donna, subito dopo il nuovo intervento, si è rivolta agli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello per promuovere l’azione di risarcimento del danno nei confronti dei tre medici che componevano l’equipe che ha eseguito l’intervento chirurgico e della Casa di cura Candela di Palermo. Durante il procedimento, particolarmente lungo e complicato, sono state eseguite tre consulenze tecniche affidate al professore Antonio Martorana che ha pure acquisito la garza conservata nella clinica. La prima sezione civile del tribunale di Palermo, accogliendo le tesi dei difensori della donna, ha condannato in solido i tre medici e la Casa di cura Candela a risarcirla con oltre 205mila euro. “L’organizzazione sanitaria della Casa di cura, – replica la struttura sanitaria – come si evince in sentenza, è stata puntuale. Alla paziente è stata fornita tutta l’assistenza necessaria».

di di GERLANDO CARDINALE -gds.it

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