Operazione ”Schiticchio”: maxisequestro di beni per 150 milioni di euro (Video)

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REDAZIONE, 18 FEB – Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, ha emesso un  provvedimento di sequestro patrimoniale nei confronti di LUCCHESE Carmelo, cl. ‘66,  noto imprenditore operante nel settore della grande distribuzione alimentare, per un valore complessivo di circa 150 milioni di euro, eseguito dai finanzieri del Comando  Provinciale di Palermo

Nell’imponente operazione sono stati impegnati oltre 100 militari del Nucleo di polizia  economico – finanziaria di Palermo che hanno cautelato un rilevante compendio  aziendale, quote societarie, immobili, conti correnti, polizze assicurative autovetture, anche di lusso. 

Oggetto del sequestro è in particolare la società GAMAC Group s.r.l., con sede legale a  Milano, che gestisce 13 supermercati tra Palermo e provincia (Bagheria, Carini,  Bolognetta, San Cipirello e Termini Imerese) che, come disposto nel citato provvedimento, viene contestualmente affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale  di Palermo, con il compito di garantire la continuità aziendale e mantenere i livelli  occupazionali per preservare i diritti dei lavoratori, dei fornitori e della stessa utenza.  

La ricostruzione operata dalla Procura della Repubblica- D.D.A. e accolta dai giudici della  Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale, sulla base degli accertamenti svolti dagli  specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, ha  consentito di evidenziare come Carmelo LUCCHESE, pur essendo incensurato, sia da  ritenere un imprenditore colluso alla criminalità organizzata, posto che il medesimo,  seppure non organicamente inserito nell’organizzazione criminale, ha sempre operato  sotto l’ala protettiva di Cosa Nostra. 

È stato necessario analizzare e riscontrare le precise e puntuali dichiarazioni rese da diversi  collaboratori di giustizia, nonché valorizzare in chiave unitaria le risultanze investigative  raccolte in diversi procedimenti penali; tale complessa ricostruzione ha consentito di  evidenziare strutturati contatti del proposto con la famiglia mafiosa di Bagheria, e far  emergere i vantaggi “imprenditoriali” di cui ha potuto beneficiare nel tempo. 

Alla luce delle penetranti investigazioni svolte dalle Fiamme Gialle palermitane, il Tribunale  ha ritenuto ricorrenti gli elementi per ritenere il proposto un soggetto socialmente  pericoloso in quanto appartenente, anche se non partecipe, al sodalizio mafioso, alla  luce della vicinanza con esponenti di vertice della consorteria bagherese, grazie alla quale  il LUCCHESE è riuscito a: espandersi economicamente nel settore, acquisendo, avvalendosi di interventi di  “Cosa nostra”, ulteriori attività commerciali; scoraggiare la concorrenza anche attraverso atti di danneggiamento;  risolvere controversie sorte con alcuni soci, ottenendo in loro pregiudizio la possibilità  di rilevare l’impresa contesa e beneficiando peraltro di una dilazione nei pagamenti; evitare il pagamento del “pizzo” nella zona di Bagheria e, grazie alla mediazione  mafiosa della locale famiglia, contrattare la “messa a posto” con altre articolazioni palermitane di “Cosa nostra”. 

In una logica di reciproco vantaggio, il proposto ha remunerato con ingenti somme gli  esponenti mafiosi, assumendo anche loro familiari nei propri punti vendita, quale  riconoscimento del loro determinante intervento in momenti cruciali nel percorso di  espansione commerciale dell’attività imprenditoriale.  

Inoltre, le ricostruzioni operate sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di  Palermo, hanno consentito agli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Palermo di valorizzare anche la disponibilità manifestata dal LUCCHESE  alla consorteria mafiosa di Bagheria di un appartamento per dare rifugio a Bernardo  PROVENZANO nell’ultimo periodo della latitanza. 

Infatti proprio in coincidenza temporale con i più significativi interventi del sodalizio mafioso  in favore della GAMAC, si è registrato una crescita esponenziale della società, che si è  trasformata dall’iniziale impresa familiare in una realtà in forte sviluppo che ha incrementato costantemente il proprio volume d’affari arrivando a fatturare oltre 80 milioni di euro  nel 2019. 

Tenendo conto della ricostruita risalente vicinanza al sodalizio criminale, il Tribunale ha  disposto il sequestro dell’intera attività imprenditoriale svolta dal LUCCHESE – qualificata  come impresa mafiosa – e di tutto il patrimonio nella sua disponibilità. 

Oltre al sequestro dell’interno compendio aziendale e delle quote sociali della GAMAC  Group s.r.l., sono stati cautelati e parimenti affidati ad un amministratore giudiziario affinché  li gestisca nell’interesse della collettività: 7 immobili di cui una villa in zona Pagliarelli a Palermo; 61 rapporti bancari e 5 polizze assicurative16 autovetture, tra cui 2 Porsche Macan.

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