[Mafia] Affari con i boss: sigilli a cento villette a Kartibubbo

Calcedonio Di Giovanni avrebbe costruito il suo impero economico grazie all’appoggio dei boss mazaresi e del finanziere Vito Roberto Palazzolo, uomo di fiducia dei padrini corleonesi. Scatta il sequestro di beni per poco meno di mezzo miliardo di euro, tra cui le abitazioni nel villaggio turistico in provincia di Trapani.

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TRAPANI, 27 OTT – La sua scalata imprenditoriale sarebbe stata “indissolubilmente intrecciata con i destini delle famiglie mafiose di Mazara del Vallo”. La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani accoglie la proposta della Direzione investigativa antimafia di Palermo e Trapani e mette sotto sequestro l’impero economico dell’imprenditore Calcedonio Di Giovanni che poco meno di mezzo miliardo di euro.

Tra i beni, che valgono decine e decine di milioni di euro e che passano in amministrazione giudiziaria ci sono anche un centinaio di case nel villaggio vacanze Kartibubbo a Campobello di Mazara. Ed è proprio a Kartibubbo che, secondo l’accusa, sarebbe emerso “il collegamento di Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, ossia Vito Roberto Palazzolo”. “Il villaggio Kartibubbo viene rilevato dal Di Giovanni – si legge nel provvedimento del Tribunale presieduto da Piero Grillo – da potere del Palazzolo, con un notevole investimento posto in essere in un momento in cui Di Giovanni era del tutto sfornito di redditi leciti”. Il villaggio, dunque, sarebbe stato costruito con i soldi della mafia che il finanziere, per anni latitante in Sudafrica, ha riciclato agli ordini dei padrini corleonesi.

Originario di Monreale, Di Giovanni, viene descritto come “imprenditore spregiudicato” entrato in in affari anche con mafiosi di Castelvetrano, ad esempio Filippo Guttadauro, cognato di Matteo Messina Denaro, e in contatto con Pino Mandalari, il commercialista di Totò Riina. Gli investigatori non sono teneri con lui. “L’esistenza di collegamenti fra mafia, massoneria e affari trasuda – scrivono – da tutti gli atti di questo procedimento nella parte in cui viene in ballo il ruolo degli istituti di credito preposti al controllo dell’avanzamento dei lavori finanziati. Vennero erogate immense quantità di denaro in assenza totale di controlli e qualche volta con la chiara dimostrazione agli atti dell’assenza dei presupposti per continuare a finanziare l’opera”.

Il riferimento è anche alla condanna per truffa patteggiata negli anni scorsi dall’imprenditore che avrebbe incassato finanziamenti statali e comunitari per costruire strutture turistico alberghiere nel Trapanese. Strutture in realtà rimaste ferme alla fase progettuale oppure i cui costi di realizzazione sarebbero stati gonfiati a dismisura.

Per tracciare la presunta pericolosità sociale di Di Giovanni gli uomini della Dia raccontano il suo recente tentativo di sottrarre il patrimonio alla scure delle misure di prevenzione. Quattro mesi fa, nel giugno 2014, avrebbe costituito in Inghilterra la società “Titano real estate limited” che si occupa di gestione di villaggi turistici con domicilio fiscale italiano nel villaggio Kartibubbo. L’amministratore della società, un mazarese, il mese scorso ha aumentato il capitale. Si è passati dagli originari 100 euro agli 11 milioni di euro versati dal socio “Compagnia immobiliare del Titano” con sede a San Marino. I soldi riguardano il ramo di azienda costituito da un centinaio di immobili nel villaggio turistico. Una manovra organizzata da Di Giovanni, sostiene l’accusa, per evitare il sequestro e mantenere saldo in mano il potere.

Ed invece il sequestro si è abbattuto sul patrimonio che comprende decine e decine di terreni e case in provincia di Trapani e Palermo. E una sfilza di società: “Titano real estate limited, “Compagnia immobiliare del Titano”, Il Cormorano, Fimmco, “Campobello park corporation, “Immobiliare La Mantide”, “Associazione orchidea club, “Selinunte country beach, alcune quote del “Selene residence” di Campobello di Mazara, “Parco di Cusa vita e vacanze, Dental house, Numidia srl. Molte di queste società erano già in liquidazione.

[di Riccardo Lo Verso – livesicilia]

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