[L’intervista] Il prefetto e la capitale mondiale della massoneria. Sei logge nel paesino dove è nato Messina Denaro

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Parla il prefetto di Trapani: “Ci sono ragionevoli ‘presunzioni’, c’è una possibilità di comunanza di interessi tra organizzazioni, quella massonica e quella mafiosa, che fanno della segretezza una regola fondamentale”

Giuseppe Priolo ha compiuto 65 anni e da lunedì sarà un prefetto in pensione. Negli ultimi dodici mesi ha retto l’Ufficio territoriale del Governo di Trapani, una provincia, per usare un eufemismo, né facile né scontata, che per alcuni eventi negativi ha guadagnato l’attenzione nazionale. Non è stato certamente un caso che, ormai nel lontano 1984, il regista Damiano Damiani decise di ambientare le sei puntate della prima serie della Piovra proprio a Trapani con Michele Placido nelle vesti del commissario Cattani.

Per me il nome di Pino Priolo si associa subito a San Luca, piccolo centro di 4 mila abitanti in provincia di Reggio Calabria e, come vedremo, il parallelo con Trapani si fa da sé. Priolo é stato Commissario straordinario al Comune di San Luca dal 2000 al 2003; ancora oggi mantengo vivo il ricordo di quei due giorni trascorsi insieme nel cuore dell’Aspromonte: c’erano anche, fra i tanti, Pierluigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, e Giancarlo Caselli; per scelta di don Luigi Ciotti e di Libera si decise di tenere al Santuario della Madonna di Polsi una manifestazione antimafia, proprio dove ogni anno il 2 settembre, in occasione della festa della cosiddetta Madonna della Montagna, si riunivano tutti i boss della ‘ndrangheta. Era un modo concreto per riappropriarsi di quel luogo di preghiera.

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