In sei patteggiano davanti al Gup Operazione antidroga «Bronx 2».

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Cinque vanno all’abbreviato e tra questi l’attore palermitano Casisa

casisa
l´attore palermitano francesco casisa

Pur di avere un sensibile sconto di pena, hanno deciso di patteggiare sei dei dodici giovani coinvolti, lo scorso dicembre, nell’operazione antidroga dei carabinieri di Castelvetrano «Bronx 2». Un’indagine che consentì di fare luce sullo spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina e hashish) in diversi centri della Valle del Belice: Partanna, Santa Ninfa, Salemi e Vita. La droga smerciata sarebbe arrivata da Palermo. Davanti al gup Annalisa Amato, a patteggiare, subendo condanne tra un anno e 4 mesi e due anni e otto mesi di reclusione (pena sospesa), sono stati Davide Ancona, di 21 anni, Saverio Bellafiore, di 24, Gaetano Farro, di 29, Giovanni Ingraldi, di 39, nonché Alessio e Vincenzo Minore, rispettivamente di 24 e 27 anni. A quest’ultimo è stata inflitta la pena più severa: 2 anni, 8 mesi e 10 giorni, commutati in «lavori di pubblica utilità».
Hanno, invece, chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato (anche in questo caso la legge prevede sconti di pena) Giuseppe e Francesco Di Stefano, di 23 e 26 anni, Maurizio Cangemi, di 23, Antonino Falletta, di 32, e il 26enne attore palermitano Francesco Casisa. Cresciuto nel quartiere Zen, Casisa era già stato arrestato nel 2008 e poi condannato per fatti di droga. Fu anche accusato di rapina. Allo Zen faceva il parcheggiatore abusivo, fin quando il regista Emanuele Crialese non lo fece debuttare sul grande schermo con il film «Respiro» (protagonista Valeria Golino). Ha, poi, recitato anche nei film «Nuovomondo», «Il fantasma di Corleone», e «Amaro amore» e nelle fiction tv «Paolo Borsellino» e il «Capo dei capi». Adesso, vive in Francia con una cineasta figlia di un importante diplomatico. Sul suo capo pende il divieto di dimora in Sicilia. Unico indagato nell’operazione «Bronx 2» a scegliere il rito ordinario è stato il 34enne Vito De Priamo. Sulla richiesta di rinvio a giudizio, come pure sugli abbreviati, il gup deciderà il 16 luglio. Tra i difensori, gli avvocati Gianni Caracci e Diego Tranchida. L’indagine, avviata a giugno 2011, è stata la prosecuzione di un’altra inchiesta conclusa due mesi prima. Secondo l’accusa, la rete di spacciatori, per rifornirsi di droga , si recava a Palermo con cadenza settimanale. Il loro mercato era costituito da numerosi giovani della Valle del Belice. A Partanna, centro di smercio era la contrada Camarro, dove ad agire sarebbero stati Ancona e Bellafiore, coadiuvati da Farro e Falletta, che sarebbero stati i «corrieri». A Santa Ninfa, invece, a gestire il traffico sarebbero stati i fratelli Di Stefano.
Fonte: La Sicilia

Scritto da Antonio Pizzo
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