Firenze. Operazione “Minerva” : 34 misure cautelari e sequestro antimafia per oltre 8 milioni di euro 

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REDAZIONE – I militari del Comando Provinciale di Firenze e dello S.C.I.C.O. della Guardia di  Finanza, nell’ambito di un’operazione di servizio coordinata dalla Direzione Distrettuale  Antimafia di Firenze, stanno dando esecuzione a un provvedimento del Giudice per le  Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze che ha disposto 34 misure cautelari nei  confronti di altrettante persone accusate di essere legate al clan camorristico campano  dei “Casalesi.  

Gli indagati, negli anni scorsi, avrebbero operato sul territorio Toscano, sia mediante  società operanti prevalentemente in campo edilizio sia attraverso investimenti nel settore  immobiliare.  

Le attività sono in corso nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Reggio Emilia,  Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti  del Corpo competenti per territorio e del R.O.A.N. di Napoli. 

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si  terrà, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Firenze – Dott. Giuseppe  Creazzo, nonché dei vertici del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di  Firenze e dello SCICO, alle ore 11.00 di oggi presso il Comando Regionale Toscana  della Guardia di Finanza, Via Valfonda 17, Firenze

AGGIORNAMENTO

I militari del Comando Provinciale di Firenze e dello S.C.I.C.O. di Roma della Guardia  di Finanza, alle prime luci dell’alba di mercoledì 20 gennaio 2021, nell’ambito di  un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, hanno dato  esecuzione a un provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di  Firenze, Dott. Federico Zampaoli, che ha disposto 34 misure cautelari, di cui 4 in  carcere, 6 ai domiciliari, 9 obblighi di dimora e 15 misure di interdizione personale  con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese ed il  sequestro preventivo agli indagati di beni e disponibilità, anche per equivalente, fino alla  concorrenza di circa 8.300.000 euro.  

I plurimi reati contestati sono l’associazione per delinquere (416 c.p.), il riciclaggio,  l’autoriciclaggio e il reimpiego (art. 648 bis, 648 bis -1, 648 ter c.p.), l’intestazione  fittizia di beni (512 bis c.p.), l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti  (2 e 8 D.lgs 74/2000), con l’aggravante di cui all’art 416 bis – 1 c.p., per aver favorito  l’associazione camorristica clan dei “Casalesi”.

Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, vengono contestati illeciti per fatti  dipendenti da reato a 23 persone giuridiche, ai sensi dell’art 5 decreto legislativo  231/2001, che disciplina la responsabilità degli enti. 

Le attività sono state eseguite nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Treviso, Reggio  Emilia, Modena, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti  del Corpo competenti per territorio e del R.O.A.N. di Napoli. 

La complessa ed articolata attività di indagine, svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia  economico-finanziaria di Firenze con la collaborazione dello S.C.I.C.O. della Guardia  di Finanza, fondata anche sulla sistematica ricostruzione dei movimenti bancari e  finanziari, nonché su minuziosi accertamenti economico-patrimoniali, è stata diretta dalla  Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze – Procuratore Capo  Dott. Giuseppe Creazzo e Sostituto Procuratore Dott. Giulio Monferini, che ha  operato con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la  collaborazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. 

Le indagini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni afferenti a numerosi  investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da  due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del  casertano, ritenuti contigui ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento  al clan dei “Casalesi.  

Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali,  avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività  imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano. 

Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le Fiamme  Gialle hanno disvelato un complesso sistema di false fatturazioni posto a copertura di  cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di  società “cartiere”. I conti correnti di queste venivano poi svuotati attraverso un’organizzata  squadra di “bancomattisti prelevatori”, persone prossime alla soglia della povertà e alcune  delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza (RdC, sostegno economico introdotto  nel 2019) o di emergenza (REM, misura introdotta a seguito dell’emergenza  epidemiologica), remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2 – 3% delle somme  monetizzate.

Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, fondato su diverse  società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome, che  hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto.  L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti dava corso  ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società di comodo che  attestavano falsamente la collaborazione nei lavori. L’ulteriore fase prevedeva altre  fatturazioni per operazioni inesistenti a favore di altre “cartiere”, i cui amministratori,  anch’essi meri prestanome, operavano il prelievo di contanti delle somme di denaro a titolo di pagamento di prestazioni in realtà mai rese. Dedotti i compensi ai prestanome, le 

somme prelevate finivano poi ai promotori dell’associazione a delinquere per essere  successivamente riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia,  Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta

Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto ed ottenuto contributi a fondo  perduto previsti dal “Decreto Rilancio” e finanziamenti garanti dallo Stato ex  “Decreto Liquidità”

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia istituzionale di contrasto alle  infiltrazioni criminali, realizzata sul territorio dalla Guardia di Finanza con il  coordinamento della DDA fiorentina.

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