Colpo al clan Fabbrocino nel Cilento: maxi sequestro di beni per 16 milioni di euro“

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REDAZIONE – I militari della Guardia di Finanza di Salerno hanno eseguito due decreti di sequestro finalizzata alla confisca su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I destinatari dei provvedimenti sono Francescantonio Fabbrocino, nipote di Mario Fabbrocino, e Antonio Piccirillo, ritenuto prestanome del primo, entrambi pluripregiudicati e già sottoposti, rispettivamente, a misure cautelari.

Il clan Fabbrocino costituisce una delle organizzazioni criminali storiche presenti nella regione Campania. Già orbitante nella famiglia napoletana di Cosa Nostra, ha successivamente operato nell’area compresa tra il Nolano ed il Vesuviano, svolgendo numerose attività illecite, tra le quali il traffico di stupefacenti, estorsioni, omicidi. Si tratta di una banda criminale con spiccata vocazione imprenditoriale, operante in vari settori, che ha saputo, nel tempo, reinvestire in attività economiche i profitti illecitamente maturati, anche allo scopo di occultarne la provenienza. Numerosi sono stati i provvedimenti cautelari emessi dalla Procura della Repubblica di Napoli nei confronti di esponenti del clan Fabbrocino, quali componenti dell’omonima associazione mafiosa, sia pure articolata in più gruppi.

Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza hanno consentito di accertare l’esistenza di sofisticati meccanismi elaborati per occultare la diretta titolarità delle ricchezze accumulate grazie alle attività illecite svolte dal clan, mediante il ricorso all’intestazione fittizia di quote societarie ed immobili ad otto “prestanome”. Sono stati accertati reimpieghi di somme illecite, nel periodo 2004-2010, per oltre 1,5 milioni di euro. Gli investigatori sono altresì riusciti a ricostruire l’esatto compendio dei beni accumulati, nonostante i soggetti utilizzati come “schermi”, tutti incensurati, godessero di una posizione imprenditoriale tale da far passare inosservati i cospicui flussi finanziari ed investimenti immobiliari, non lasciando trapelare alcun segnale di irregolarità, dimostrando che Francescantonio Fabbrocino continuava di fatto a gestire la contabilità delle aziende ed a mantenere la titolarità dei beni. Le società sequestrate, operanti sull’intero territorio della provincia di Salerno, operano nel settore immobiliare e della grande distribuzione di noti marchi di prodotti alimentari. Alla base dei provvedimenti di sequestro, oltre alla notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e le ricchezze riconducibili ai due destinatari, vi è la propensione a delinquere di entrambi gli uomini destinatari della misura, uno dei quali, nonostante sia ristretto agli arresti domiciliari, pur di non rinunciare alla gestione in prima persona degli affari, incontrava regolarmente, presso la propria abitazione, collaboratori ed agenti della rete vendite.

Al termine di complessi approfondimenti investigativi, con indagini tecniche, accertamenti patrimoniali, l’incrocio dei database in uso al Corpo, i Finanzieri di Salerno sono riusciti a ricostruire, nel dettaglio, l’intero schema di interposizione fittizia, sottoponendo a sequestro 9 complessi aziendali, 53 appartamenti, 4 villini, 17 garage, 8 appezzamenti di terreno e 16 partecipazioni in società di capitale, per un valore complessivo stimato in oltre 13 milioni di euro. L’amministrazione giudiziaria di tali aziende garantirà la continuità aziendale, salvaguardando così i posti di lavoro e i contratti in essere. Le attività investigative svolte, oltre a ribadire l’impegno della Procura della Repubblica di Salerno nel settore del contrasto alle accumulazioni patrimoniali illecite, evidenzia l’attenzione che viene costantemente posta nel monitoraggio della zona del Cilento.

Le possibilità di investimento nel settore dei turismo, accresciute dalla crisi economica derivante dalla emergenza sanitaria tuttora in atto, infatti, rendono quel territorio particolarmente esposto a infiltrazioni di organizzazioni criminali di varia provenienza, non solo campana, ed espongono l’intera area alla presenza mafiosa, capace di incidere significativamente su quel tessuto economico ed imprenditoriale che ha portato, specie negli ultimi anni, alla valorizzazione dell’intera area, esponendola a pesanti rischi sia per quanto concerne la tenuta dell’assetto sociale che di quello economico, fondato sul rigoroso rispetto delle norme ambientali.

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