Campobello, Niente funerali pubblici per Filippo Sammartano

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SAMMARTANO-FILIPPOCAMPOBELLO, 23 GEN – Niente funerali pubblici per Filippo Sammartano, 58 anni, pregiudicato di Campobello di Mazara, morto giovedì mattina per un infarto. Lo ha deciso il questore di Trapani Maurizio Agricola firmando un provvedimento che, per questioni di ordine pubblico, ha vietato che si celebrassero i funerali in chiesa per Sammartano. Quando disposto dal questore è stato reso esecutivo ieri mattina all’alba. Agenti della Polizia di Stato, della Polizia municipale e i carabinieri sono arrivati nella casa del Sammartano, in via Amerigo Vespucci, dove veniva vegliata la salma e hanno provveduto al trasferimento immediato del feretro presso il cimitero comunale di Campobello di Mazara. Qui, ieri mattina stesso, è stata celebrata una funzione religiosa alla sola presenza dei parenti. Poi, per l’intera mattinata, la cappella del cimitero dove è rimasta la salma del Sammartano, è stata chiusa e controllata a vista da carabinieri e Polizia. Poco prima delle 15 la bara è stata tumulata nella tomba di famiglia. Alle 16,30 di ieri presso la parrocchia Madonna di Fatima i familiari hanno voluto che si celebrasse una messa. Sammartano fu coinvolto in fatti di mafia. Nel 1998 fu arrestato nell’operazione “Progetto Belice” condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, con l’accusa di associazione mafiosa. In alcune intercettazioni venne registrato mentre avrebbe pronunciato anche frasi inneggianti il boss latitante Matteo Messina Denaro. In primo grado venne condannato a 9 anni e 3 mesi, poi in appello la pena gli fu ridotta a 7 anni. Uscito dal carcere Sammartano (dove scontò la pena) tornò a lavorare per il bar di famiglia. Nel 2010 venne nuovamente arrestato nell’operazione “Golem II”, durante la quale finirono in carcere 18 persone, tra cui il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro. I provvedimenti restrittivi furono emessi nei confronti di soggetti, tutti ritenuti organici o legati al mandamento mafioso di Castelvetrano. In cella finirono imprenditori, professionisti e commercianti accusati dei reati di favoreggiamento, associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori. Il Tribunale di Marsala, in primo grado, pronunciò una sentenza di assoluzione per Sammartano e con lui per Calogero Cangemi, Giovanni Stallone e i castelvetranesi Leonardo Ippolito e Giovanni Filardo. Per quest’ultimo, la Corte d’Appello di Palermo ha riformato la sentenza di assoluzione di primo grado, condannandolo a 12 anni e 6 mesi. Per Sammartano, invece, la sentenza di assoluzione non venne appellata in secondo grado dal pubblico ministero. Filippo Sammartano negli anni è stato vicinissimo alla squadra di calcio locale e si dedicava a tempo pieno al bar dove la sua famiglia è proprietaria di alcune quote.

Max Firreri per il Giornale di Sicilia

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