I Forconi bloccheranno l’Italia “Pronti alla rivoluzione”

Assemblea a Catania del coordinamento nazionale in vista della mobilitazione del 9 dicembre: “Non abbiamo più nulla da perdere”– tuona Ferro dal palco. Si profilano presidi a oltranza.

mariano ferro

CATANIA, 30 NOV – “Scriveremo la Storia”. Mariano Ferro, voce simbolo del movimento dei Forconi, ne è certo: “Stiamo dando il via alla rivoluzione italiana”. Parole pronunciate ieri a Catania durante i lavori dell’assemblea del coordinamento nazionale che presiede alla mobilitazione generale del 9 dicembre. In sala vi sono oltre quattrocento “cappellini blu”. Il colpo d’occhio è immediato. I volti dei presenti sono quasi tutti segnati dalle rughe da lavoro. Il clima è rovente, se non addirittura euforico. La gravità delle decisioni da prendere palpabile. Non mancano le tensioni tra i presenti. Qualcuno ha in mano pure il forcone, strumento simbolo dei blocchi che il 16 dicembre 2012 paralizzarono, fino allo stremo, la Sicilia. Una protesta che, nei fatti, non ha portato nessun miglioramento delle condizioni di vita dei siciliani. Un fallimento di cui lo stesso Mariano Ferro ne ha preso pubblicamente atto: “Scusateci, abbiamo sbagliato. Allora abbiamo peccato d’inesperienza e di senso di responsabilità. E abbiamo fatto il clamoroso errore – aggiunge – di esserci seduti al tavolo delle trattative. Non lo faremo mai più”.

A meno di due anni di distanza da quell’esperienza, i Forconi si ripresentano al Paese con un piano d’azione di più vasta portata.“Stavolta – tuona Ferro dal palco – bloccheremo Ventimiglia e tutte le frontiere. Abbiamo in mano L’Italia”. A dar man forte agli agricoltori siciliani ci saranno anche i veneti di Azione rurale, i Forconi pugliesi, il Life e altre sigle in rappresentanza degli autotrasportatori. I presidi andranno ad oltranza. “Non vogliamo la guerra civile – precisa Ferro – ma non possiamo stare ad aspettare in silenzio con magari in testa il cappellino della Cgil”.

Dietro la rivendicazione dei Forconi, ci sono le storie di chi in questi anni ha praticamente perso tutto a causa della Crisi o di chi è entrato nel mirino di Equitalia. Dal palco Mariano Ferro cita la vicenda di un imprenditore che in questi giorni  si è visto sequestrare l’immobile, per insolvenza, mentre i figli erano già stati affidati ai servizi sociali. Dalla prima fila qualcuno annuisce. Probabilmente quella medesima persona è presente in sala. “Forse ancora qualcuno non ha ancora inteso a dovere – specifica il leader dei Forconi – che noi non abbiamo più nulla da perdere”.

Il popolo dei forconi riunito in assemblea

Dietro la rabbia dei Forconi c’è, inoltre, una non celata sfiducia verso la classe dirigente di questo Paese. “I politici si sono convinti – continua Ferro – di essere loro lo Stato, ma non è così. Non ci sembra di aver mai votato questo Governo. Nessuno ha autorizzato Letta a farsi dettare il programma da Bruxelles”. Una stoccata è rivolta pure a Beppe Grillo: “Ci aspettavamo grandi cose da chi è venuto a nuoto in Sicilia. Ma si è dimostrato – sottolinea – un servo del sistema”. Lo stesso, però, il leader dei Forconi ci tiene a sottolineare la totale apartiticità della mobilitazione del 9 dicembre: “Ci hanno chiesto di parlare con Marine Le Pen, ma non siamo disponibili. Non vogliamo connotazioni e non vogliamo neanche che ci siano estremisti nei nostri presidi”. Allo stesso modo Ferro non tollererà che tra i manifestanti ci possa essere qualcuno che voglia obbligare benzinai o negozianti a chiudere i propri esercizi commerciali: “Saremo noi i primi a chiamare la Polizia. Ognuno deve essere lasciato libero di fare ciò che crede”.

Stavolta, sarà probabilmente in Veneto lo zoccolo duro della protesta. “Quello del 9 dicembre – spiega a LiveSicilia il veronese Luca Tongolo di Azione Rurale – è l’ultimo treno che si può prendere. Ho una azienda – racconta – la gestisco con i miei fratelli. Ce l’ha lasciata in eredita nostro padre. Siamo arrivati a dire: o saliamo su questo treno o si va via dall’Italia. Ma non voglio arrivare a questo punto. Per questo credo tantissimo nella mobilitazione del nove. Girando l’Italia ho visto che sono in tanti a crederci. Lasceremo i blocchi, quindi, solo quando i ‘signori’ se ne andranno”. Alla domanda se questo vuol dire innescare una vera e propria Rivoluzione, Tognolo risponde con una lenta fermezza: “Sì, sì, sì”.

Striscione affisso sul palco dell’assemblea

Accanto al disagio dei lavoratori, nel calderone dei Forconi c’è pure la lotta in favore dell’utilizzo Metodo Stamina. Sul palco è affisso uno striscione in solidarietà di Matteo Terranova, affetto da atassia spiro celebrale. Ad affiggerlo è la madre Anna Carta. Ed è uno dei volti al femminile della mobilitazione del nove, la veronese Patrizia Badì del Life, a spiegare a LiveSicilia quanto la donne stiano subendo la crisi in corso: “Chi sta in casa, sa come si amministra. La donna è lei che nel quotidiano deve riuscire a far sedere i propri figli attorno ad un tavolo. Ormai si fanno i salti mortali. Questo Stato – aggiunge- ha disintegrato la famiglia. Perché, quando a casa c’è qualcuno che non lavora, si entra in depressione. Sono migliaia le donne diventate anoressiche a causa della situazione che vivono in casa. Spesso hanno gli sfratti alle porte. E questo avviene nel ricco Veneto. Spetta dunque alla donna riprendere la situazione. È la mano sulla culla a salvare il mondo. Sta a noi – conclude – difendere i nostri figli”.

 di Fernando Massimo Adonia – LiveSicilia.it

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