Sicilia e Sicilianità

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sicilydi Elena Manzini

REDAZIONE, 01 DIC – Da qualche anno mi piace addentrarmi nella conoscenza di un’isola di indubbio fascino, colma di storia, di bellezze. Ho avuto la fortuna di conoscere la “sicilianità”, che per me è l’orgoglio di appartenere ad una terra martoriata ma comunque speciale, l’accoglienza verso il prossimo, il saper far sentire chiunque a casa e non un ospite. Ho conosciuto persone con le mani distrutte dal duro lavoro nelle campagne (dove il terreno, a differenza di quello padano, è tutt’altro che facile da lavorare) sempre e comunque, nonostante le mille difficoltà anche di sussistenza, col sorriso, pronte a raccontare orgogliose della loro terra, dei loro prodotti, della loro cultura semplice e di quella più “in”. Pronte a rivendicare i diritti di un lavoro duro, pronte a non darsi per vinte davanti al malaffare (per la maggior parte politico, uno scempio a quanto ho potuto vedere). Ebbene, oggi quella “siciliniatà” non la ritrovo nei giovani, nelle persone di mezza età….sembra come svanita in una bolla di sapone. Oggi vedo persone atteggiarsi ad esperti di questo o quello (senza poi alla fine saper nulla), vedo persone disorientate, disarmate e pronte a farsi trascinare da chi la spara più grossa. Persone dal cui sguardo non esce la fierezza e l’orgoglio dell’essere siciliano bensì la rassegnazione. Brutta parola. Parola che non porta da nessuna parte se non all’autodistruzione. Persone incapaci di ribellarsi agli usi e consuetudini di una politica perversa, capace di affamare un popolo, capace di portarlo ad un lento ed inesorabile annientamento, capace di inquinare persone ed ambiente. I giovani, l’unica speranza per il futuro dell’isola, via via abbandonano la loro terra in cerca di fortuna. I giovani che ambiscono alla classica scrivania e all’ultimo modello di Iphone. E così i paesi sembrano sempre più abitati da fantasmi che da persone. Paesi dove un tempo l’economia era florida (cooperative, banche, commercio), dove la gente usciva dopo cena (al Nord è molto difficile) in qualsiasi periodo dell’anno, amava ritrovarsi e sapeva gustarsi la vita, dove si notava sempre un fermento di idee, ora sembrano uno sbiadito ricordo.
Eppure la Sicilia è la Sicilia! Un’isola che ha tutto e molto di più. Un’isola dove basterebbe un minimo di iniziativa politica onesta per far sì che ritorni ai fasti di un tempo. Dove un popolo potrebbe e dovrebbe ribellarsi ai soprusi.
Queste poche righe possono sembrare un inno alla disperazione, tutt’altro….mi piacerebbe, invece, suscitassero un minimo di riflessione, il desiderio di riscatto, il ritorno a quella “sicilianità” che anni fa mi ha fatto desiderare di vivere nell’isola.

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