Ritrovato negli archivi del Consiglio nazionale delle ricerche un fascicolo sul Nobel  Rita Levi Montalcini

https://testcovid.costruiresalute.it/

Il fascicolo, ne documenta l’attività svolta presso il Cnr, di cui diresse il Laboratorio di biologia cellulare.

PALERMO – Questa sera Rai Uno trasmetterà la fiction “Rita Levi Montalcini”, in tale frangente ci pare di particolare interesse il ritrovamento negli archivi del Consiglio nazionale delle ricerche di un fascicolo sul Nobel per la Medicina.
Qualche me se fa è stato effettuato un ritrovamento tanto speciale quanto significativo per la storia
del CNR e della ricerca scientifica. In occasione di uno scavo archivistico compiuto da Alessia
Glielmi, archivista e Responsabile degli Archivi dell’Ente, per preparare una relazione a un convegno
organizzato dall’Università di Urbino che aveva ad oggetto gli strumenti di gestione documentale
degli enti pubblici di ricerca, è stato rintracciato un fascicolo ritenuto disperso. Il fascicolo appartiene
a Rita Levi Montalcini e documenta la pluriennale attività svolta a favore del CNR. Esso fa parte
della raccolta di oltre ventottomila fascicoli nominativi del personale che l’Ente gestisce e conserva
nei suoi archivi. A questa mole documentaria vanno sommati altri seicento fascicoli del personale
CNR conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato. Questa preziosa fonte, più di altre, risulta
l’espressione della pluralità di risorse, di competenze e della concreta multidisciplinarietà dell’Ente
nelle sue declinazioni più umane.
Il fascicolo, contraddistinto dalla matricola 12111 (posizione 303.36), è intestato al premio
Nobel Rita Levi Montalcini che per il CNR è stata direttrice, a partire dal 1966, del Centro di
Neurobiologia presso l’Istituto superiore di Sanità, divenendo più tardi, nel 1969, fondatrice e
direttrice del Laboratorio di Biologia Molecolare con sede in via Romagnosi, 18/A. La posizione
(303) era assegnata, dall’allora Ufficio del personale e degli incarichi di ricerca del CNR, agli studiosi
e ricercatori stranieri con i quali veniva attivato un rapporto di collaborazione. Essi erano assunti
mediante un particolare tipo di contratto denominato atto di incarico per l’espletamento di
collaborazione scientifico – tecnica. In questa categoria rientrò anche la scienziata torinese, che
dall’autunno 1947 su invito del professor Viktor Hamburger, si era trasferita presso l’Università di
Washington a Saint Louis acquisendo la cittadinanza statunitense. Dall’analisi delle carte, in ottimo
stato di conservazione, è possibile ricostruire tutti gli incarichi affidati alla scienziata tra il 1966 al
1981, durante i quali effettuò numerose ricerche in stretto collegamento con il Dipartimento di
Biologia dell’università statunitense presso il quale si recò assiduamente: 1971 (3 febbraio-16
marzo;27 maggio-16 giugno; 26 ottobre – 8 novembre), 1972 (25 gennaio – 2 marzo;7 giugno -23
giugno;13 ottobre – 2 novembre), 1973 (3-30 aprile;1-10 maggio), 1974 (7 – 30 aprile). Durante questi periodi, su segnalazione della stessa Levi Montalcini, era sospesa la corresponsione dell’indennità di
direzione del Laboratorio.
L’intensa attività subì a novembre 1974 una battuta di arresto, allorquando venne sollevata una
spinosa questione di tipo amministrativo che avrebbe avuto impatto, se non risolta, sull’attività
scientifica. La professoressa fu destinataria di una comunicazione con la quale si portava a
conoscenza del fatto che avendo superato il limite di 65 anni – oltre il quale sulla base dei regolamenti,
non potevano essere più attributi incarico a tempo pieno di collaborazione a cittadini stranieri – non
avrebbe potuto svolgere la sua attività di ricerca, né dirigere il Laboratorio. La questione venne risolta
una prima volta internamente al CNR, ossia venne applicata una deroga a tale limite «trattandosi una
delle personalità più in vista in campo scientifico internazionale, sarebbe un grave danno per il CNR
doversi privare di uno studioso di così alto livello». Questo è quanto emerge dalla lettura della
documentazione che attualmente è in corso di inventariazione analitica e digitalizzazione.
Con tale deroga, la direttrice Montalcini poté svolgere la sua attività per tutto il 1975. Fu lo stesso per
il 1976. Il problema si ripresentò nel 1977. Per risolverlo si impegnò direttamente il Presidente del
CNR Ernesto Quagliariello che intervenne ponendo un quesito al gabinetto della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, organo che aveva il CNR alle dirette dipendenze, chiedendo di applicare per
analogia al “caso Levi Montalcini” la norma (legge 18 marzo 1958 n. 311) che permetteva ai
professori universitari lo svolgimento di attività di ricerca fino al compimento del 75° anno di età. La
Presidenza del Consiglio espresse parere negativo alla proposta di Quagliariello, concludendo che il
mantenimento in servizio della professoressa non poteva essere consentito.
La capacità di analisi, la caparbietà e la determinazione che tante volte sono state risolutive
nell’attività di ricerca della scienziata, furono efficaci e decisive anche in questa occasione. Rita Levi
Montalcini decise così di avviare, non l’aveva mai fatto fino a quel momento, la procedura per il
riconoscimento della qualifica di perseguitato politico e razziale. Decise di avvalersi – per amore di
scienza – solo nel 1978 dei benefici di una legge che risaliva a più di trent’anni prima. La legge n. 96
del 10.03.1955 (art. 4, comma 3 e 4 e modifiche successive) consentiva, di fatto, ai perseguitati di
rimanere in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età. Nell’istanza presentata si legge
la dolorosa infamia inflitta a tanti italiani di religione ebraica, sancita nel decreto-legge per la Difesa
della Razza del 17.11.1938 – Provvedimenti per la difesa della razza italiana – secondo il quale la
giovane Montalcini venne dispensata dal ruolo di assistente volontaria presso la Clinica Malattie
Nervose e Mentali dell’Università di Torino. Il provvedimento di riconoscimento dello stato di
perseguitata razziale fu rilasciato dalla Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici
antifascisti o razziali di riconoscimento il 18 aprile 1978.

La Giunta Amministrativa del CNR poté, stavolta senza impedimenti, deliberare favorevolmente
circa il proseguimento del rapporto di lavoro fino al compimento del 70° anno, ossia al 22 aprile 1979.
Per tale ragione il 15 giugno 1978 Rita Levi Montalcini fu assunta di nuovo al CNR, che le permise
di portare avanti la sua ricerca con lo stesso entusiasmo di sempre. La cessazione del servizio avvenne
il 21 aprile dell’anno successivo. Il rapporto tra l’Ente e la scienziata non cessò. Il 20 settembre dello
stesso anno le venne affidato un incarico di ricerca a titolo gratuito allo scopo di curare i programmi
di “Neurobiologia”. Continuò anche a ricoprire gratuitamente la carica di direttore del Laboratorio
partecipando a congressi internazionali e presentando risultati scientifici a nome del laboratorio fino
al 1980.
Con gli allievi Pietro Calissano, Luigi Aloe, Antonino Cattaneo, come è noto, concentrò le sue
indagini sullo spettro di azione del Ngf, aprendo la strada all’uso clinico della proteina.
Nel 1986, all’età di 77, arrivò l’annuncio del Nobel.

Questo slideshow richiede JavaScript.

https://www.sabatechnology.tech/

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*