MERCOSUR: FORTI RISCHI PER LA NOSTRA AGRICOLTURA

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REDAZIONE, 07 APR – Dopo il Ttip si apre anche il fronte Mercosur. Prossimamente la Commissione Europea incontrerà i rappresentanti del Mercosur, ovvero i rappresentanti dei Paesi del Mercato Comune dell’America Latina per procedere ad una sorta di scambio di offerte nell’ambito di un accordo di libero scambio. Accordo che ha messo già sul chi va là parte dell’agricoltura europea, soprattutto quella che si dedica alla produzione di cereali e carni.

Argentina e Brasile sono vere e proprie potenze commerciali per quanto riguarda gli scambi di materie prime agricole (ce ne possiamo rendere conto quando ci rechiamo nei vari supermercati ed ipermercati e ci capita di acquistare dei limoni senza controllarne la provenienza. Dalla puzza di muffa ci si può subito rendere conto che non sono italiani ma bensì argentini). I limoni sono un esempio, ma se vogliamo dare dei numeri possiamo dire che sono i più importanti fornitori dell’Europa per la soia: dai 9 milioni di tonnellate dell’Argentina ai 14 milioni di tonnellate del Brasile (che è anche tra i protagonisti degli scambi globali di succo d’arancia concentrato….e in Italia siamo costretti a sotterrare le arance).

La questione però più controversa riguarda le carni, dal pollame al manzo. E si apre la ferita tra gli allevatori europei i quali non sarebbero più in grado di competere con quelli latinoamericani.

Stupisce l’atteggiamento della Commissione Europea nel voler riprendere il negoziato quanto prima: invece di pensare a difendere i prodotti dell’area Ue si sta prodigando per far sì che i nostri mercati siano invasi da prodotti stranieri. Ovviamente qualcosa non torna. Francia ed Irlanda sono i primi paesi ad aver fatto la voce grossa….l’Italia come al solito un gregario. Alla Commissione sono state fatte rilevare tre motivazioni per le quali è necessario rallentare il passo. Ovviamente sono legate alla crisi dell’allevamento: riaprire il negoziato con il Mercosur aumenterebbe il rischio di destabilizzare i mercati europei, che già di per se, non sono proprio equilibrati.

di Elena Manzinielena manzini

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