L’OCCIDENTE E LA VIOLENZA (3) L’altro lato: Iran, Stato islamico e Russia

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di Elena Manzini

REDAZIONE, 21 GEN – Per un po’ è sembrato che due regole fossero i prerequisiti per creare una sorta di comunità delle Nazioni: il rispetto per il commercio e la non aggressione verso il prossimo. La Cina ha sicuramente seguito questo percorso tanto che è divenuta una potenza globale negli ultimi decenni. Negli ultimi cinque anni, però, le altre nazioni hanno seguito un percorso più aggressivo per raggiungere i loro obiettivi espansionistici. Lo stanno facendo sul presupposto comune che l’Occidente è diventato debole.
Il primo esempio evidente è lo Stato islamico. Le canzoni jihadiste sono particolarmente rivelatrici. Basta leggerne qualche frase pur senza melodia e si può ben comprendere con chi ha a che fare l’Occidente.
**L’era del declino è finita,
Con gli uomini leali che non temono la guerra,
Che hanno forgiato una gloria eterna che non deve finire
Abbiamo rotto l’America in due
E schiacciato i cani europei.
La vita è nulla se non vissuta all’ombra della morte.
Moriremo con onore**

Pochi anni prima, i membri di Al Qaeda cantavano le stesse canzoni . Osama Bin Laden era convinto che dopo aver battuto l’esercito più brutale del mondo, l’Unione Sovietica in Afghanistan nel 1980, il suo gruppo avrebbe potuto vincere sull’Esercito che aveva etichettato come ‘una band femminilizzata e debole di soldati’.
È interessante notare che, l’Isis ha imparato dall’errore di Al Qaeda, ovvero che gli attacchi terroristici verso gli Usa siano una priorità. Bin Laden pensava che la sua epica posizione intellettuale contro l’impero Occidentale avrebbe sollevato migliaia di sostenitori. Invece il suo movimento alla fine fu decimato dagli Stati Uniti e dalle invasioni militari occidentali, attacchi di droni e le operazioni delle Forze Speciali.
Per l’Isis ora è “il ventre dell’Occidente”, l’Europa, la zona migliore per il reclutamento di forze giovani, senza le quali il califfato non sarebbe in grado di crescere politicamente ed economicamente.

L’ascesa dell’Iran deriva da una conclusione identica. La Repubblica islamica ha suscitato inizialmente una forma di paura. L’Iran è stato il primo ad espandersi. I suoi leader inondano i media occidentali con messaggi schizofrenici e brutali. L’Occidente è paragonato ad un bambino impaziente ed inaffidabile, un traditore dei suoi amici che può essere manipolata ed eventualmente battuto. Israele, la sua incarnazione, sarà annientato L’ayatollah Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran non teme di dire che Stati Uniti ed Europa si devono vergognare per la schiavitù inflitta durante le conquiste coloniali, l’oppressione delle persone di colore e non cristiane, delle stragi compiute in nome della religione tra cattolici e protestanti o in nome della nazionalità o dell’etnia durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.
L’ayatollah ammira ovviamente un occidentale, quando è soggiogato dalla vergogna e dai sensi di colpa, che si rifiuta di reagire quando lui allarga le milizie in tutto il Medio Oriente.
La stessa ‘colpa stratagemma’ viene usata dalla Russia: in base ad essa, la NATO è responsabile per il ritorno alla guerra fredda. Il presidente russo Vladimir Putin gioca sulla paura dell’Occidente di avere un nemico.
Le tradizioni di alcune comunità o tribù sono fragili di fronte alle dinamiche del XXI secolo ed ai giochi di potere. Prima del 1980, gli fgani vivevano in uno stato tranquillo e rurale, in una società costruita su un codice d’onore e di relazioni orizzontali. Tutto ciò crollò quando l’ URSS invase il paese nel 1979.
L’antropologo David Edwards ha descritto le cicatrici culturali indotti dallo scontro:
La disparità tra le immagini poetiche di antiche battaglie combattute con spade e fucili e le realtà di alta tecnologia della guerra moderna sono drammatiche. Forse ancora più destabilizzanti visto il modo indiscriminato con cui il nuovo stile di combattimento ha annientato persone. I riferimenti al combattimento eroico non erano più adeguate o di risonanza. L’Islam ha contribuito a colmare questo vuoto, ma l’Islam che è venuto alla ribalta non è di santi carismatici che hanno trasformato i proiettili dei nemici in acqua. Ecco quindi che i leader del terrorismo non essendo credibili con i miracoli promettono l’immortalità ed il paradiso eterno.
Gli attacchi suicidi, una delle poche opzioni disponibili per i”combattenti per la libertà”, hanno trovato la loro impronta religiosa. La Jihad è diventata una forma di fuga mentale da una tensione asimmetrica.

leggi la prima parte

leggi la seconda parte

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