Le parole “Assoluzione” e “Amnistia” travisati dalla Giustizia …… un danno per tutti i cittadini

di Elena Manzini


REDAZIONE,12 APR –  “E’ uno sporco lavoro…ma qualcuno lo deve pur fare”…sì quello del giornalista può talvolta definirsi “sporco” perchè si vanno a mettere le mani in un qualcosa che qualcuno vorrebbe tenere ben celato, in antri mefitici. E se si fa il proprio lavoro con coerenza, molto spesso si “vanno a pestare i piedi”, il che spesso ne definisce delle conseguenze. Posto che in Italia fare il giornalista non è il famoso “quarto potere” come ad esempio negli Usa (suggerisco la lettura anche de “Quarto potere” di Pierluigi Allotti), si rischia di cozzare contro un sistema giudiziario che talvolta non recepisce l’esatto significato di alcune parole: amnistia ed assoluzione.
Cos’è l’ “Aministia”? E’ un provvedimento generale di clemenza con cui lo Stato (la Giustizia), in presenza di situazioni oggettivamente eccezionali, rinuncia alla punizione di un determinato numero di reati commessi nel periodo precedente la concessione del beneficio. Il codice penale, nel disporre che l’amnistia estingue il reato e se vi è stata condanna, ne cessa l’esecuzione e le pene accessorie, riunisce le due ipotesi in un’unica norma. Il provvedimento di amnistia può essere sottoposto a obblighi e condizioni e non si applica, salvo diversa disposizione di legge, ai recidivi aggravati e ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza. In base alla sentenza n. 175/1975 della Corte costituzionale il beneficiario dell’amnistia. può anche rinunciarvi. L’amnistia costituisce una causa di estinzione del reato, a differenza dell’indulto che integra una causa di estinzione della pena: con l’amnistia lo Stato rinuncia all’applicazione della pena.
Tramite l’amnistia, il reato è estinto. Ma vi è stato. Ed in alcuni casi si ricorre in maniera troppo semplicistica a tale istituto giuridico.
Cos’è l'”Assoluzione”? E’ un vero e proprio accertamento nel merito che il giudice ha sviluppato mediante la raccolta del materiale probatorio. Le formule inerenti l’assoluzione sono suddivise in maniera gerarchica : a) il fatto non sussiste, ossia per mancanza dell’elemento ; b) perché l’imputato non ha commesso il fatto; c) perché il fatto non costituisce reato; d) perché il fatto non è previsto dalla legge come ; e) perché il reato è stato commesso da una persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione: il fatto è stato commesso ed è penalmente rilevante, ma l’imputato non è punibile in concreto (per es., perché minore degli anni 14, per infermità, per immunità ecc.). E sul punto e) molto ci sarebbe da dibattere.
Sta di fatto che scrivere,e soprattutto di argomenti legati alla Giustizia, alle Forze di Polizia, a certi omicidi eccellenti apre un triste spaccato su come il lavoro attento e minuzioso di un giornalista nel portare a galla la verità (cosa noiosa talvolta per certa Magistratura) gli rechi danno anzichè un riconoscimento per il lavoro svolto, che altri avrebbero dovuto. E stupisce che ancora oggi, siamo nel 2017, scrivere minuziosamente riportando i fatti così come sono accaduti (in quanto le carte processuali parlano…) ci si debba discolpare…(vedi 25 gennaio 1983).

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