In ricordo di Falcone

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tommy di maria 230515

CAMPOBELLO, 23 MAG – Esistono, momenti che, restano impressi nella memoria, ricordi indelebili, che, come una vecchia macchina fotografica cattura, rendendo quell’attimo eterno, la luce che si imprime sulla pellicola analogica, ti fanno crescere e maturare nel tuo percorso di vita.
Era un sabato come tutti gli altri, al solito orario, tutta quanta la famiglia, si recava, con la vecchia FIAT Regata, a fare la spesa alla nuova Coop.
Non era un bel giorno, il cielo era cupo, annuvolato, sembrava intristito.
Alla Coop si accedeva dalla porta centrale dello stabile, non da quella laterale come avvenne poi in seguito.
Appena entrati si poteva osservare una frutteria, ben assortita, gestita da un ragazzo, che poi sarebbe diventato un dipendente comunale, ai lati scaffali pieni zeppi di frutta secca.
Camminando si giungeva al bancone salumi, sempre affollato di gente, che aspettava il proprio turno per essere servita dai salumieri.
Mentre aspettavamo il nostro turno, giungeva il Presidente della Coop, Fano Napoli, che comunicava a mio padre che avevano ucciso Falcone.
Non conoscevo Falcone, non sapevo neanche chi fosse, ma dagli sguardi preoccupatissimi, di mio padre e di Fano Napoli, capivo che qualcosa di grave era successo.
Avevo 10 anni, tornando a casa, ricordo che pioveva a dirotto, i lampi squarciavano il cielo, avevo la sensazione che anche la natura soffrisse per quella triste notizia, per quell’immondo atto perpetrato da quell’ignobile associazione, che fino a quel momento della mia vita non avevo ancora compreso come fenomeno sociale, dal nome mafia.
Era il 23 Maggio del 1992, era il sabato in cui gli italiani e i siciliani iniziavano a comprendere che era giusto alzare la testa e fare sentire la propria rabbia ed indignazione nei confronti di coloro che, appartenendo al sodalizio mafioso, si credevano, sol perché utilizzavano dei metodi bellici, i padroni dell’Italia.
Era il giorno in cui iniziò il lento processo di decadimento del consenso mafioso, era il giorno in cui la stessa associazione decise di dichiarare apertamente guerra allo Stato italiano, era il giorno in cui Giovanni Falcone, insieme alla moglie ed alla scorta, perdeva la propria vita ma era anche il giorno della resurrezione delle coscienze e della dignità del popolo siciliano, che avrebbe fatto comprendere, fino in fondo, quell’aforisma tanto caro al magistrato ovvero che: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.
Oggi, 23 anni dopo quella strage, si respira aria di libertà e la coscienza della lotta alla mafia è viva in tanti giovani e meno giovani che ricordano con grande trasporto ed enfasi la figura di Giovanni Falcone, così come quelle di tutti gli altri martiri assassinati dalla mafia.

Tommaso Di Maria

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