[Il Punto] 2020: “Cosa resterà” …. dei rifiuti siciliani ?

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di Elena Manzini

rifiuti e bambini

REDAZIONE, 01 APR – Nel 2020 (secondo la prospettiva del Conai) il riciclo dei rifiuti potrebbe diventare un elemento molto importante per l’economia italiana e soprattutto per la Sicilia. 90.000 potrebbero essere i posti di lavoro creati, che vedrebbe le zone del Sud Italia (partite in ritardo rispetto al Paese) con margini di crescita ampi. Purtroppo l’eccessiva suddivisione dei territori in tante Srr (Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti) che versano in condizioni pietose se non in liquidazione, con conseguente fallimentare gestione dei rifiuti ha portato la Sicilia del 2015 ad un misero 10% di raccolta differenziata. In cinque anni, a meno di qualche miracolo o ribaltamento delle politiche gestionali, arrivare al 40% è una sorta “mission impossible”. Nel suo caos la regione siciliana dovrebbe mettere a punto un programma di raccolta “porta a porta” per ogni comune, ma attualmente sono poche le realtà in cui ciò avviene. Ecco che la politica è chiamata all’assunzione delle sue responsabilità per poter intercettare una concreta opportunità di crescita, il che vuol dire anche mettere in campo forze adeguate affinché non ci sia chi da fuoco alla plastica, abbandona materassi e frigoriferi sul ciglio della strada, chi adotta il “fai da te” dando fuoco ai cassonetti in caso di emergenza discariche. La futura (si spera imminente) “società del riciclo” deve essere la conseguenza di una buona politica capace di reagire, che sappia trattare con attenzione ed urgenza la problematica rifiuti. A meno che non si voglia vedere immortalate e postate su Facebook le montagne di ogni tipo di rifiuto che i turisti stranieri ogni qualvolta visitano le terre di Sicilia si trovano ad ogni angolo, interpretati come un modo bizzarro di vivere degli isolani.

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