GEORGETOWN: COMMERCIO DEGLI SCHIAVI. E’ TEMPO DI FARE AMMENDA PER I PADRI GESUITI.

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mulledy
REDAZIONE, 22 MAG – Nel 1838, i Padri Gesuiti che gestivano l’università cattolica superiore del paese, per poter far fronte alle varie spese (a causa della cattiva gestione) compirono una delle azioni più tremende a danno di altri esseri umani: vendere altre persone come schiavi.
L’unica cosa che poteva “turbarli” era se i nuovi “proprietari” lasciassero praticare agli schiavi la fede cattolica. Il carico di schiavi era destinato alle piantagioni del profondo sud: Maryland, New Orleans, in tre piantagioni ad ovest e a sud di Baton Rouge. Nessuno fu risparmiato: anziani, donne, ragazzini e bambini. 272 persone furono “vendute” per proteggere il futuro dell’istituzione cattolica premier di istruzione superiore, al momento, conosciuta oggi come Georgetown University.
Ora le cose stanno venendo a galla grazie ad un gruppo di professori dell’università di Georgetown, studenti, ex studenti, genealogisti. Non accadde solo a Georgetown. Anche in altre università come Brown, Columbia, Harvard e l’Università della Virginia.
Ma la “vendita” organizzata dai Gesuiti si distingue per la sua vastità.
Gli schiavi spesso venivano “donati” dai parrocchiani più abbienti. Il denaro che riuscirono ad incassare è pari a 3,3 milioni di dollari di oggi. Alcuni di quei soldi servirono per sanare i debiti del collegio.
Via via che emerge il vergognoso passato, gli attuali studenti organizzano sit-in di protesta che hanno portato a far rimuovere i nomi del Rev. Thomas F. Mulledy (nella foto) e del rev. William McSherry da due edifici del campus, essendo stati i presidenti universitari coinvolti nella vendita.
Di uno di questi schiavi si è riusciti a tracciare la vita: Cornelius Hawkins. Fu imbarcato bambino a bordo della Katharine Jackson, una delle numerose imbarcazioni che portavano gli schiavi al porto di New Orleans. Un ispettore, che fu chiamato ad esaminare il “carico umano” il 6 dicembre 1838 scrisse di Cornelius e di altre 129 persone: “esaminati e giudicati corretti”. Come fosse la cosa più normale di questa Terra. Nella realtà molti furono trascinati urlanti all’interno della nave. Due zii invece di Cornelius riuscirono a scappare. Nel giugno 1838, fu stipulato un accordo tra Henry Johnson, un membro della Camera dei Rappresentanti e Jesse Batey, un proprietario terriero in Louisiana, per vendere Cornelio e gli altri schiavi. Era il 19 giugno 1838 e l’accordo riportava: ” Thomas F. Mulledy vende a Jesse Beatty e Henry Johnson duecentosettanta due negri, e si delinea un piano di pagamento, con sconti se gli schiavi si rivelassero più malati di quanto descritto”. La storia di Cornelius non si ferma però alla prima piantagione. Anzi sarà venduto più volte. Conservò nonostante tutto, la sua fede cattolica. A 48 anni divenne padre, marito e poi Uomo Libero. I suoi figli abbracciaro la fede cattolica
Per fortuna qualche padre gesuita, forse preso da un rimorso di coscienza, prendeva appunti. Da essi si è saputo che una donna anziana che cadde in ginocchio chiese di sapere cosa avesse fatto per meritare un simile destino.
Il traffico di esseri umani portò nelle casse gesuite circa 500 mila dollari di oggi. La cosa non passò però del tutto inosservata, tant’è che Papa Gregorio XVI impose ai cattolici di non impegnarsi assolutamente in quel traffico di merce umana, perché non vi poteva essere scusa o pretesto alcuno. Purtroppo furono parole al vento. Anzi si è poi saputo che gli schiavi subirono soprusi, furono sorvegliati come animali.
Alla luce dei fatti il gruppo di lavoro sugli schiavi di Georgetown sta valutando la creazione di un memoriale di coloro che furono ridotti in schiavitù e di fornire borse di studio ai loro discendenti, nonché una sorta di monumento alla memoria recante tutti i nomi dei deportati.
Nella sostanza un “Un microcosmo di tutta la storia della schiavitù americana”.

di Elena Manzinielena manzini

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