Elemosina, preghiera, digiuno. Un itinerario per tutta la quaresima

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Commento al Vangelo – Mercoledì delle Ceneri

Premessa

Con quale spirito vivere questa quaresima? Certamente con lo spirito della verità, della fiducia in Dio, dell’attesa della liberazione e una consolazione nuova. 

In un tempo in cui le nostre vite sono già mortificate e piagate da una pandemia mondiale, siamo chiamati ad accogliere lo Spirito di Dio che vivifica ogni cosa. Sì! è urgente  e necessario ricevere vita.

 In questa ottica dobbiamo comprendere l’insegnamento di Gesù sull’elemosina, la preghiera e il digiuno.  Di che si tratta? È lontano dall’insegnamento di Gesù il sacrificio come dimostrazione del nostro amore per lui, o come pratica per ottenere un qualche favore, o come mezzo per pagare un debito. In un tempo in cui siamo già gravati da prove lasciamoci inondare della luce del suo Spirito, l’ospite dolce dell’anima. Solo nell’ascolto del vangelo facciamo esperienza dello Spirito.

(Matteo 6, 1-6. 16-18)

Elemosina

State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Preghiera

5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Digiuno

16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Introduzione

Carissimi, entriamo in questa quaresima con l’atteggiamento della giustizia, della purezza di cuore. Dice il Signore: State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro. L’affermazione di Gesù ci vuole svegliare circa l’orientamento del nostro cuore. Se non riusciamo ad orientare la nostra vita a Dio (conversione) non possiamo sperimentare la gioia. 

Purifichiamo il nostro cuore, comprendendo che l’unico sguardo autentico, l’unico sguardo necessario che ci purifica e ci riempie è quello di Gesù

L’esito finale della nostra vita non è la morte ma consegnarci al Padre ed egli ci restituirà il suo sguardo in eterno. Gesù ci sta educando alla consegna feriale della nostra vita al Padre.

C’è un pericolo nella nostra vita spirituale. Siamo condizionati nelle nostre scelte dallo sguardo degli uomini. Lo sguardo degli uomini, l’approvazione sociale diventa il nostro idolo. 

Per avere questa approvazione e visibilità l’idolo ti chiede anche di mentire, di scendere a compromessi. È pur vero che allo sguardo degli uomini dobbiamo corrispondere, ma è un altro lo sguardo che dobbiamo desiderare, lo sguardo di Dio. Quando ricerchiamo l’approvazione di qualcuno, ce la mettiamo tutta. L’amato cerca di compiacere colui che lo ama. Facciamo così nei rapporti umani. Allora dovremmo fare la stessa cosa e  con maggiore intensità per compiacere lo sguardo del Signore.

Il lebbroso guarito del vangelo della scorsa domenica (VI del T. O. anno B – Marco 1, 40-45) ci fa comprendere che dobbiamo rimanere sintonizzati sulla parola di Gesù: “Va a presentarti al sacerdote, offri quanto Mosè ha prescritto. Ma quell’uomo se ne andò divulgando il fatto. Gesù non ha bisogno di divulgatori ma di testimoni del suo amore che vivono nell’obbedienza. Il lebbroso alla fine è stato tentato di compiacere lo sguardo degli uomini. La possibilità di riacquistare finalmente lo spazio sociale che aveva perduto, a causa della lebbra, è prevalso su tutto; è prevalso sull’obbedienza all’Amore. Eppure il suo atteggiamento era stato di fede e obbedienza. Si era inginocchiato davanti a Gesù riconoscendolo Signore, chiedendo: “Se vuoi puoi guarirmi”. Tre verbi che indicano una totale fiducia e sottomissione alla volontà di Gesù. È nell’obbedienza che otteniamo salvezza e redenzione. La grazia di Dio richiede un tempo per penetrare nell’intimo. Quando usciamo da una malattia, ad esempio, c’è il tempo della convalescenza. Ebbene non possiamo proclamare ai quattro venti i passaggi del Signore nella nostra vita se prima non li abbiamo veramente compresi, interiorizzati. 

Gesù  esige un tempo di interiorizzazione della sua parola e dei segni che egli compie. Se ogni qualvolta otteniamo una grazia, un segno (e capita spesso) non ci interroghiamo sulla volontà di Dio, sul perché il Signore ci sta dando un tempo di guarigione e di benessere, non siamo ancora nella libertà dei figli, nell’atteggiamento vero della fiducia, dell’obbedienza e della conversione.

Avere lo sguardo del Signore, come punto di riferimento, è il primo messaggio del vangelo del Mercoledì delle Ceneri  (cfr. Fernando Armellini).

Il cuore del messaggio del vangelo

LA RICOMPENSA (ovvero la restituzione). È il termine che ricorre come espressione sintetica alla fine del triplice insegnamento di Gesù sulla elemosina, la preghiera, il digiuno. L’uomo si trova a un bivio davanti alla parola di Dio. Essa infatti è come una spada. Da un lato la possibilità della ricompensa del Padre; in antitesi coloro che rimangono intrappolati dalla falsa ricompensa: Hanno già ricevuto la loro ricompensa

Siamo chiamati a vivere sotto lo sguardo del Signore. Se non rinunciamo a compiacere i giudizi degli uomini, noi perdiamo la ricompensa presso il Padre (il Padre vostro che vede nel segreto vi ricompenserà). L’idea della ricompensa era uno dei cardini della religiosità farisaica. I rabbini insegnavano che l’uomo pio verrà premiato con le benedizioni che riguardavano questa vita: il successo, la salute… Ma la ricompensa di cui parla Gesù è differente; non è neanche un premio finale. 

A ben vedere se la vita non è affatto attendere al successo, alla salute, tanto meno ai beni materiali, tant’è che lì è la radice di tutti i mali. Il desiderio di fama, successo si trasforma ben presto in sete di potere e ingordigia, da cui ogni forma di sopraffazione e ingiustizia, di cui gli ultimi ne fanno le spese.

La ricompensa di cui parla Gesù è lo sguardo del Padre che ci fa diventare sempre più simili a lui. Se corrispondiamo allo sguardo del Signore diventiamo più uomini e da noi uscirà una luce nuova, la nostra natura redenta. 

Il premio è la gioia di assomigliare sempre di più al Padre celeste. Se infatti seguiamo il suo sguardo nella nostra vita dalle nostre azioni uscirà sempre amore. La ricompensa quindi non come un premio finale, ma come una natura nuova, quella dell’amore che si traduce con la nostra vita: dal nostro stesso cuore uscirà vita eterna: Chi crede in me fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo cuore, dice il Signore.

L’insegnamento di Gesù

Gesù rivisita in modo nuovo le tre pratiche religiose che caratterizzavano la pietà giudaica: l’elemosina , la preghiera, il digiuno.

  1. Elemosina. Quando fai l’elemosina (in ebraico quando fai la tua “giustizia”) non suonare la tromba davanti a te

Elemosina è far cadere dall’alto qualche spicciolo. Ricordiamo l’episodio della vedova povera. Nel tesoro del tempio i ricchi facevano cadere molte monete, facendosi notare. Gesù nota che una vedova povera ha messo più di tutti, donando solo qualche spicciolo. La vedova è l’unica che ha praticato la giustizia. Ha messo tutto quanto aveva per vivere. C’è giustizia quando noi ci mettiamo la vita. Ovvero facciamo della vita un dono e siamo mossi da un vero spirito di condivisione, carità e giustizia.

I discepoli di Gesù devono creare un mondo nuovo in cui non c’è più bisogno di elemosina perché c’è la giustizia. La giustizia degli uomini dice a ciascuno il suo. La giustizia a cui è chiamato il discepolo è quella di ritenere il Signore come colui a cui appartiene ogni cosa e noi come amministratori. Nel cuore di Dio questi beni sono destinati a tutti, sono destinati ai poveri: questa è la giustizia di Dio. Il mondo si oppone a questo tipo di giustizia. Il mondo giudica il povero, il disoccupato, il migrante. Spesso nella mentalità corrente si nota l’atteggiamento dello scarto, del rifiuto, della discriminazione. Non solo gli ultimi sono privati della giustizia ma vengono ritenuti responsabili della loro condizione. Gli ultimi, gli innocenti sono destinatari dei giudizi più severi, perché gli empi devono nascondere e giustificare la loro ipocrisia e il loro peccato.

Papa Francesco ci insegna a rovesciare questo paradigma di ingiustizia: “Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il  popolo di Dio in prima linea… per solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità” (Giornata mondiale dei poveri – 15 novembre 2020).

L’elemosina è un esercizio provvisorio, ma necessario: è un comandamento. Sant’Ambrogio diceva al ricco: Quando tu elargisci al povero non fai altro che restituirgli ciò che gli spetta. Tant’è che i beni di questo mondo, di cui il povero ha bisogno, sono di Dio. 

Allora come fare l’elemosina (cioè come praticare la giustizia). Evitare di mettersi in vista: Non suonare la tromba davanti a te. Se pratichi la giustizia non ne hai alcun merito. La giustizia appartiene a Dio. Noi siamo solo servi di questa giustizia.

Da quale prassi  Gesù prende spunto per questo suo insegnamento sulla elemosina?

Gesù cita un comportamento a cui egli aveva assistito tante volte. In ogni villaggio c’era un’istituzione caritativa certamente lodevole ma tutto diventava ostentazione. Infatti nella celebrazione del sabato accadeva che se qualcuno faceva una offerta consistente colui che presiedeva gli andava incontro con atteggiamento di accoglienza, mettendo davanti a tutti in risalto il gesto del benestante e lo faceva sedere al posto di onore. Gesù non si oppone immediatamente a questa prassi, che in se ha qualcosa di buono, ma aveva provato tanta pena. Chi aveva compiuto un gesto caritatevole aveva probabilmente mosso un po’ il suo cuore,  ma avevano perduto la ricompensa, lo aveva fatto per compiacere lo sguardo degli uomini. In quel modo si perde la vera ricompensa che è quella di farti assomigliare al Padre del cielo. Per questo Gesù aggiunge subito: “Quando fai la tua elemosina non sappia la tua sinistra ciò che farà la tua destra”. Se farai in questo modo il Signore ti restituirà. Cosa ti restituisce il Signore? Lo abbiamo già detto, ma lo ripetiamo.

Quando fai l’elemosina hai in mano qualcosa che in fondo non è tuo. Dio vuole che consegniamo al povero ciò che Dio ha collocato nelle nostre mani. Quando dai ai poveri i beni che spettano al povero compi un gesto che è quello del Padre del cielo che dona gratuitamente ad ognuno, nessuno escluso tutti i suoi doni per arricchirci. È quanto ancora insegna Gesù: Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste; egli fa piovere sul campo dei giusti e sul campo degli ingiusti. Dio ti vuole bene senza farsi vedere. Ti benedice e ti fa grazia anche se non credi in lui; o sei così distratto da non scorgere i segni del suo amore. Quindi: Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra. 

Dio ti restituisce il volto di figlio. Adesso sei figlio, vivi nella verità e carità. Cosi adempi alla giustizia. Avevi accumulato per te, talvolta usurpando, beni che appartenevano al povero. Se esci da questo inganno Dio ti restituirà la vita eterna.

  1. Preghiera. “Pregate senza stancarvi mai”, dice il Signore. Gesù non ha mai parlato di obblighi della preghiera. 

Perché far presente a Dio i miei bisogni visto che lui già li conosce? Gesù stesso lo dice: Quando pregate non sprecate parole come i pagani i quali credono di essere così esauditi; perché il Padre vostro celeste sa ciò di cui avete bisogno. 

Perché sollecitare un intervento di Dio?  La nostra preghiera può forse costringere il Signore a modificare i suoi progetti? La preghiera è forzare Dio, fino a ribellarci, nella storia che non accettiamo? Un’idea di preghiera così sarebbe davvero povera e inadeguata. Ed ancora: Se Dio vuole il bene dell’uomo che bisogno c’è di pregare? Questi interrogativi, così posti, ci allontanerebbero dallo spirito della vera preghiera a cui Gesù vuole educare i suoi discepoli.

Come pregare? Premesso che è lontano dall’insegnamento di Gesù la preghiera come atteggiamento per ottenere o accaparrarsi qualcosa, diamo uno sguardo alle due forme di preghiera presso i giudei.

  1. A) La preghiera pubblica alle 9  e alle 15 quando veniva offerto il sacrificio al tempio. Il pericolo era l’ipocrisia mettendosi in vista con la preghiera. Piuttosto la preghiera comunitaria dovrebbe farci uscire dal ripiegamento su noi stessi, sui propri interessi. Se la preghiera non ci rende sensibile all’atro non è autentica. La preghiera dovrebbe aprirci la mente e il cuore e farci sintonizzare sullo sguardo di Dio, che è rivolto sempre al povero. La preghiera porta ad aprire la mente e il cuore al fratello altrimenti diventa ostentazione. 

Ricordiamo il fariseo che nella sua preghiera, stando dritto, dice: Signore ti ringrazio perché che non sono come gli altri uomini… E guardava al pubblicano, un peccatore in fondo al tempio, solo per disprezzarlo. Nessuno sguardo di compassione davanti alla miseria del pubblicano, solo uno sguardo di giudizio che chiude la porta del cuore al prossimo, non rendendosi conto che lui per primo è bisognoso di misericordia. Gesù nota: il pubblicano, nella sua umiltà, se ne torno a casa giustificato.

  1. B) La preghiera privata quella nella stanza più isolata in cui nessuna cosa e nessuna persona ti può disturbare o vedere. Cosi sei attratto solo dalla luce di Dio e dalla sua voce. La preghiera privata nella solitudine  non è isolamento. L’isolamento diventa un’altra cosa: è distrazione, esilio, mutismo; e siamo lontani dalla preghiera come relazione. Gesù invece sceglieva un luogo deserto per l’interiorità, a tu per tu con il Padre. 

Per la tua preghiera. Entra nella tua stanza, lasciati sospingere dallo Spirito nel tuo deserto interiore. Chiudi la porta della tua stanza, la porta delle distrazioni, la porta delle paure, la porta del rancore e unisciti a Gesù.

La preghiera mi trasforma perché mi fa vedere i fratelli come li vede Dio e mi permette di fare un’altra esperienza: Dio mi restituisce la sua immagine. Prega il Padre tuo che vede nel segreto e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà (o meglio: ti restituirà). Ti restituirà lo Spirito, ti restituirà la natura nuova di figlio. 

  1. Digiuno. Quando digiunate non assumete area tetra, dice il Signore. Non sfigurate il vostro volto perché nessuno deve notare che state facendo il digiuno. La pratica del digiuno è presente in tutte le religioni. Al tempo di Gesù era interpretato come un modo per convincere Dio che noi stiamo soffrendo, in modo tale che la penitenza e il digiuno  ci poteva meritare l’attenzione di Dio. I pii giudei digiunavano due volte alla settimana, un digiuno molto severo; tant’è che nell’impero romano circolava un’espressione: digiunare come un giudeo.  Si rimane stupiti dal modo in cui Gesù intende il digiuno rispetto alla prassi del tempo. Gesù ne parla solo due volte. Una volta per difendere i suoi discepoli che non praticano il digiuno alla pari di un pio giudeo, una seconda volta in questo vangelo in cui insegna come intendere il digiuno. 

Il digiuno del discepolo ha un significato diverso. Non è espressione di lutto e di dolore, o soltanto di sacrificio, è semmai espressione di gioia; è una festa: Profumati la testa. Nel regno di Dio non ci sarà il digiuno: Quando lo sposo è con loro non possono digiunare; quando lo sposo sarà loro tolto allora digiuneranno, dice il Signore. L’unico digiuno che piace a Dio è quello che proviene dall’amore, ovvero quando uno sa rinunciare al pane perché un altro non abbia fame. L’unico digiuno gradito a Dio è l’attesa, che passa per il digiuno da ogni peccato. Digiuno dai lauti banchetti di questo mondo  per attendere al banchetto delle nozze dell’Agnello. 

Isaia (Cfr. 58, 6 ss.). Questo è il digiuno gradito a Dio, questo il digiuno che io voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo. Non consiste il digiuno che voglio nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri e i senzatetto, nel vestire uno che vedi nudo e non trascurare chi è tua stessa carne? 

Insomma il vero digiuno è giustizia e carità. 

Ancora un testo sul digiuno, che ci spiega il legame sul digiuno e la carità. Il Pastore d’Erma (II secolo) riflette la spiritualità di quelle comunità. 

Durante il giorno del digiuno tu mangerai solo pane e acqua e calcolerai quanto avresti speso per mangiare quel giorno e tu offrirai questo denaro a una vedova, a un orfano, o a un povero. Così tu ti priverai di qualche cosa in modo tale che il tuo sacrificio serva a qualcuno per saziarsi. Egli, il povero pregherà per te il Signore. Se tu digiunerai in questo modo il tuo sacrificio sarà gradito a Dio. 

Questo digiuno ottiene la sua ricompensa perché ci fa staccare dai beni di questo mondo e ci fa dimenticare il nostro interesse personale; crea amore. Il vero digiuno è quello che è visto dal Padre celeste e riceve la ricompensa. Dio restituisce l’identità di figlio perché ci vede aprire il cuore all’amore del fratello.

Entriamo nella quaresima

Il Mercoledì delle Ceneri apre un tempo di fidanzamento fino alla nozze con lui, alla notte di Pasqua. La quaresima è memoria dei 40 anni del cammino del popolo nel deserto. Un tempo meraviglioso, segnato dalla fedeltà di Dio che apre nel deserto una via a un popolo dalla dura cervice. In questa liturgia della Ceneri la chiesa ci annuncia: Convertitevi! Orientate il cuore a Cristo. Guardate al Padre.

Don Nicola Patti

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