DIVINITA’ GRECHE E ROMANE LEGATE ALL’ACQUA

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di Elena Manzini

REDAZIONE, 11 GIU – Nel Mediterraneo, gli dei acquatici più familiari sono quelli greco-romani che hanno pervaso la cultura e l’arte europea, tanto che persino in Gallia un dio celtico delle acque,  venne assimilato al romano Nettuno e raffigurato con un tridente in mano e accompagnato da un delfino. Uno dei più antichi era Oceano che Omero cantava come «principio dei numi» e «origine del tutto» insieme con la sposa Teti. Con questo nome si designava  il corso d’acqua. Dopo la formazione del cosmo, Oceano aveva continuato a scorrere ai margini della terra in un circolo ininterrotto. «Quando il mondo passò sotto il dominio di Zeus egli solo potè rimanere al suo posto primitivo che veramente non era un luogo, ma soltanto una corrente, delimitazione e separazione dell’aldilà.» Divideva infatti il mondo dei vivi da quello dei morti, tant’è vero che sull’Oceano Odisseo dovette navigare per lasciare il regno infernale e raggiungere il mare.

Così veniva invocato dagli iniziati: **Invoco Oceano, padre immortale, che sempre è, origine degli dei immortali e degli uomini mortali, che ondeggia intorno al cerchio che delimita la terra: dal quale derivano tutti i fiumi e tutto il mare e i santi umori ctoni della terra che scorrono dalle sorgenti.

Ascolta, beato, molto felice, potente mezzo di purificazione degli dei, caro termine della terra, principio del cielo, dalle umide vie, vieni benevolo agli iniziati sempre lieto.**

Non avrebbe potuto essere «origine del tutto» se il flusso maschile non fosse stato accompagnato da una dea dell’acqua pronta a concepire, la sorella-sposa Teti, della quale si sa che era la madre delle fighe e dei figli di Oceano: ovvero i 3.000 fiumi del mondo, figlie le Oceanine che si unirono con un grande numero di dei, e talvolta anche di mortali, per generare a loro volta molti figli.

In un inno orfico Teti era celebrata col nome di Mare:

** Invoco la sposa di Oceano, Teti dagli occhi glauchi, sovrana dal peplo oscuro, che fluttua scorrevolmente, spinta intorno alla terra da brezze profumate.**

Sulla figura di Oceano fu poi ricamata una genealogia mitica secondo la quale era il maggiore dei Titani, figlio di Urano e Gaia, ovvero della metà superiore e di quella inferiore dell’uovo primordiale che la Notte, fecondata dal Vento, aveva deposto nell’immenso grembo dell’oscurità: dall’uovo balzò Eros mostrando che vi era contenuto il cosmo intero.

Si raffigurava Oceano con una capigliatura verdastra nella quale erano impigliati arbusti e alghe marine: viaggiava su un carro trainato da balene, preceduto da tritoni con le buccine in mano, accompagnato da uno stuolo di ninfe e infine seguito da un numeroso gregge di bestie marine che erano custodite da Proteo.

Eurinome e Ofione

Tra le sue figlie si ricordava Eurinome che regnava con Ofione sulle pendici nevose dell’Olimpo, da dove fu cacciata da Crono e Rea. Eurinome dovette rifugiarsi insieme con lo sposo nel mare. Veniva rappresentata come una donna la cui parte inferiore, a partire dalle anche, finiva in una coda di pesce. Dagli studiosi è stata avanzata l’ipotesi che proprio Eurinome fosse la dea originaria, regnante sul mare, secondo un antico mito cosmogonico dei Pelasgi sul quale sembra ricalcato, in chiave patriarcale, quello omerico su Oceano e Teti.

Secondo le ricostruzioni, all’inizio dei tempi Eurinome emerse nuda dal Caos, ma non trovò nulla di solido su cui posare i piedi. Divise allora il mare dal cielo e intrecciò una danza rituale sulle onde. Danzando si diresse verso sud mentre il vento che formava come dei mulinelli sulle sue spalle,  le sembrava trasformarsi in un essere distinto.

Allora si voltò all’improvviso, afferrò il vento del Nord e lo strofino’ fra le mani. Ed ecco apparire il serpente Ofione: «Eurinome danzava per scaldarsi, danzava con ritmo sempre più selvaggio finché Ofione, acceso di desiderio, avvolse nelle sue spire le membra della dea e si accoppiò con lei. E così Eurinome rimase gravida». Poi volò sul mare nelle sembianze di una colomba e a tempo debito depose l’Uovo universale. Per ordine della dea, Ofione si arrotolò sette volte attorno all’uovo finché questo si schiuse generando tutti gli dei e le cose esistenti.

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