CONTROLLATI DAL DEBITO?

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REDAZIONE, 02 GIU – Considerando il “debito” da un punto di vista antropologico (vista la sua rilevanza anteriore rispetto alla nascita dell’economia monetaria) si può dedurre che sia la “perversione di una promessa“. Una promessa corrotta dai numeri e da una forma di violenza.

Al giorno d’oggi le persone sembrano soffrire di una sorta di patologia del “sentirsi in debito“, anche dal punto di vista emotivo. Tutto ciò, grazie alla potenza dei mass-media (in mano ai poteri forti e dominanti) porta ad una forma di subordinazione, impotenza che si trasforma in acquiescenza (vedasi remissività). Il processo di quantificazione del debito diventa inumano nel momento in cui si riferisce al valore monetario (tipo il salario) con cui una persona viene valutata come si fa con delle merci.

Vedendo quello che accade (banche in default, borse oramai in mano a pochi, mercati confusi, guerre bellico-economiche), ci si può rendere conto che via via la maggioranza della popolazione mondiale si troverà costretta a vivere e lavorare in maniera precaria in una situazione di totale impotenza. Situazione che a ben vedere calza a pennello con l’attuale sistema economico neo-liberista, considerato l’unica via percorribile. Purtroppo molti di noi non si rendono conto del funzionamento del nostro sistema economico, che maschera una forma di schiavitù dietro ad una parvenza di democrazia.

Tuttavia, grazie anche alla possibilità di poter reperire sempre maggiori informazioni, all’orizzonte si prospetta una rivoluzione culturale che è l’effetto collaterale del capitalismo neo-liberista. Basta guardare agli innumerevoli movimenti nati a livello prima locale e poi via via allargatisi a macchia d’olio, in grado di proporre alternative al neo-liberismo.

di Elena Manzinielena manzini

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