[Anniversario] La FIAT compie 116 anni

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di Elena Manzini

fiat 12 hp

REDAZIONE, 10 LUG – Torino: 11 luglio 1899, con un capitale iniziale di 800 mila lire e 4000 azioni nasceva la prima grande fabbrica di automobili italiana, conosciuta come FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino, in latino “che sia!”). Tra i soci fondatori, il cavalier Giovanni Agnelli (già senatore del regno d’Italia e nonno del più famoso Gianni Agnelli, l’Avvocato), il conte e disegnatore Carlo Biscaretti di Ruffia, il fondatore dell’Automobile Club Italia Emanuele Cacherano di Bricherasio, il marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis Ventimiglia. Tutti con in comune la passione per i motori, unitamente a circa una trentina di facoltosi piemontesi, riuscirono a rilevare la “Ceirano” (piccola azienda artigianale che realizzò una piccola vettura a motore, tecnicamente molto avanzata per i tempi).
Nel 1900 venne inaugurato il primo stabilimento, in cui si producevano circa 24 vetture all’anno con l’impiego di 35 operai. Dal 1902, col senatore Giovanni, la famiglia Agnelli diventerà tra le più famose al mondo, non solo riguardo le automobili, ma più avanti col tempo, sarà il simbolo dell’imprenditoria a tutto campo nonché della classe e dello stile.
Nello stesso anno ebbero inizio le prime competizioni sportive e la prima affermazione della Fiat in una gara locale. Dal 1903 la Società fu quotata in Borsa. Da quel momento la fabbrica torinese sarà un laboratorio di idee, di modelli innovativi riguardo le autovetture. E’ del 1907, la Fiat 130 Hp, vettura da competizione in grado di raggiungere i 160 km/h, che l’azienda mise in campo per contrastare lo strapotere delle automobili francesi e che contribuì al riconoscimento internazionale di Fiat. Infatti iniziò, in quel periodo, anche la produzione di autocarri, autobus, tram, motori marini e aeronautici e le esportazioni di automobili raggiunsero la Francia, la Gran Bretagna, l’Austria, l’America e l’Australia.
Allo scoppio della I Guerra Mondiale Fiat diventò sempre più florida. Nel 1916 iniziò la costruzione della fabbrica del Lingotto. Aprì una succursale in Russia e fu presentata la Fiat Zero 12-15 HP (nella foto), prima vettura di cilindrata ridotta costruita in serie. Nello sport Fiat divenne sempre più vincente: oltre al record di velocità stabilito dalla S 76, vi furono i trionfi nel Gran Premio d’America e nella 500 Miglia di Indianapolis.
Durante la II Guerra Mondiale parte della produzione fu convertita alle esigenze belliche. Ma gli ingegneri del tempo, serbavano nei loro cassetti, nuovi progetti. Fu così che al termine del conflitto furono lanciate sul mercato le prime vetture utilitarie: 501, la 505, la 510 e il primo trattore, il 702.
Nel 1920 Giovanni Agnelli fu eletto presidente della società. Da quel momento Fiat “ingranerà la marcia”, diventando un potere anche a livello internazionale benché l’avvento di Mussolini ne rallentò la crescita.
Dopo aver rischiato di perdere la proprietà dell’azienda per la propria compromissione con il regime fascista, Agnelli passò il comando a Vittorio Valletta, essendo l’unico figlio maschio, Edoardo, morto in un incidente aereo. Valletta si occupò di reggere per conto della famiglia Agnelli una delle poche aziende italiane non completamente inginocchiate dalla disfatta, riuscì a farla rialzare e contemporaneamente fornì l’opportuna preparazione al ruolo che appena possibile avrebbe dovuto assumere il giovane discendente “primo in linea dinastica”. Gianni Agnelli, l’Avvocato, assunse la presidenza nel 1966 e lo fu sino al suo 75esimo compleanno, quando da statuto fu obbligato a dimettersi. Al boom economico post-guerra seguì un periodo di forti tensioni sociali che ebbero ripercussioni anche sull’azienda. Nonostante tutto Fiat mise sul mercato una nuova auto, la 127 (vettura a trazione anteriore). Gli impianti furono modernizzati con l’introduzione del Robogate per l’assemblaggio delle autovetture. La società quindi venne poi trasformata in holding. Si verranno a creare così: Fiat Macchine Movimento Terra, Fiat Engineering, Iveco Fiat Auto (composta da Fiat, Lancia e Autobianchi), Fiat Aviazione, Fiat Trattori, Fiat Avio, etc etc.. Nel 1969 Fiat acquisirà anche Ferrari nel 1969 (al 50%) e nel 1971 di Abarth. Gli anni ’80 videro poi il boom di una nuova utilitaria, la Panda, che diventerà leader mondiale del segmento delle utilitarie.
Con l’avvento del nuovo millennio Fiat, ne fu convinto lo stesso Gianni Agnelli, non riuscì ad affrontare la sfida del mercato mondiale. Non solo per la crisi economica che si stava presentando all’orizzonte ma anche per l’incapacità della casa automobilistica (o meglio del suo reparto progettazione e marketing) di saper presentare nuove auto con buon rapporto qualità/prezzo. Cosa che invece seppero fare in Europa le altre case automobilistiche.
Il 24 gennaio 2003, Gianni Agnelli muore. E con lui muore un pezzo di Italia, muore un pezzo dell’imprenditoria italiana (talvolta anche discutibile ma pur sempre un pezzo forte), muore il design automobilistico italiano. Perché con l’arrivo di Sergio Marchionne di non si può di certo dire che il settore automobilistico italiano abbia ripreso quota, semmai si potrà dire che tale settore è stato svenduto, frazionato, smembrato.

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