[Anniversario] Quel tragico 14 febbraio 2004

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REDAZIONE, 14 FEB – In una giornata in cui circolavano cuoricini a destra e manca, in cui tra le persone ci si ridichiara l’amore (giorno che che trovo assurdo perche se si ama si ama ogni giorno con le piccole cose) Marco Pantani cessava di vivere in un residence di Rimini. Quel Pirata che aveva saputo unire l’Italia davanti al ciclismo, che scalava le montagne quase le volesse agguantare, che era quel ragazzo romagnolo, amico di tutti è stato tradito dallo stesso sport che lui amava tanto e che ci aveva fatto amare. Qualcuno volle plasmarlo, renderlo succube iniziandolo al doping, poi ala cocaina sino a portarlo alla depressione totale. Le indagini (condotte contro qualsiasi logica procedurale) stabilirono: morte per arretsto cardiaco a seguito dell’assunzione di stupefacenti. A dire il vero l’autopsia rivelò: morte causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente overdose di cocaina.
Fu il nonno Sotero, regalandoglio una bicicletta , che gli fece scoprire l’amore per le due ruote. Folgorante la sua carriera, dove anche gli incidenti (due piuttosto gravi già nel 1986) hanno avuto la loro parte. Ma un romagnolo non si arrende davanti a nulla e con fatica e sudore ha saputo ritornare a macinare km su km sulla sulla sua bicicletta. 46 le vittorie che ottenne tra le più importanti la vittoria del Giro d’Italia, al Tour de France e la medaglia di bronzo ai Campionati Mondali in linea nel 1995.
Ricordo che quando si venne a sapere la notizia rimasi allibita, come fosse qualcosa sentito da chissà quale pianeta e senza rendermene conto le lacrime iniziarono a scendere benchè non ci avessi mai avuto a che fare ma Marco Pantani era entrato nella case di tutti attraverso la Tv, lo si percepiva come l’amico della porta accanto. Andare a Cesenatico alla piadineria della mamma Tonina era come un rito per chi si recava o si reca sulla Riviera Adriatica. Ed ogni volta monta la rabbia per quel modo in cui in modo pressapochistico furono condotte le indagini, come il caso andasse chiuso il prima possibile prima di essere costretti a scoprire certi nomi che non sarebbero mai dovuti comparire. La cosa più assurda è che si sostenne che nella stanza non vi era traccia di cocaina…Ora se è vero che il Pirata assumesse cocaina costantemente e a dosi elevate ma come vi pare possibile non ve ne fosse traccia in casa? Come un fumatore evita di restare senza sigarette allo stesso modo un cocainomane ne tiene sempre una scorta. Che dire poi del cibo cinese presente (Pantani non mangiava cinese), lividi sospetti sul corpo (mai analizzati profondamente), la presenza di 1 bottiglia di acqua semivuota e mai analizzata (anche un bimbo giocando col “Piccolo chimico” l’avrebbe fatto)….Il 2 agosto 2014 su pressione della famiglia le indagini furono riaperte da parte della Procura della Repubblica di Rimini ipotizzando il reato di omicidio volontario. Ma anche qui solo dopo 1 anno la Procura ebbe ancora fretta nel chiudere il caso con la motivazione di morte dovuta a suicidio. Ma c’è sempre quel ma che ricorre. Nessuno ha mai indagato a dovere cosa avvenne a Madonna di Campiglio nel 1999, perchè è lì ache avvennero gli episodi da seguirono tutta una serie di avvenimenti piuttosto dubbi.
Se da una parte la giustizia (volutamente con lettera minuscola) si è sbarazzata il più in fretta possibile dell’affaire Pantani non altrettanto ha fatto la musica. Tanti i cantanti che gli han dedicato una canzone: dai Litfiba con “Prendi in mano i tuoi anni” agli Stadio con “E mi alzo sui pedali”, dai Nomadi con “L’ultima salita” ad Alexia con “Senza un vincitore”, a seguire poi Francesco Baccini con “In fuga”, Claudio Lolli con “Le rose di Pantani”, Antonello Venditti con “Tradimento e Perdono”, Max Arduini (romagnolo come il Pirata) che gli ha dedicato il brano “Sul col Du Galibier”, Giogio Canali con “MP nella BG”. Anche al di là dei confini italiani la musica ha ricordato Pantani. Il gruppo punk francese Les Wampas gli ha reso omaggio con la canzone “Rimini” nel 2006.
Il Pirata ricordato anche dal cinema e dal teatro. Del 2008 il film tv “Il Pirata – Marco Pantani”, nel 2012 l’opera teatrale “Pantani” prodotta dal Teatro delle Erbe e nel 2014 un film documentario “Pantani” di James Erskine che pone molte dubbi sulla morte del campione. Nel frattempo è stata anche costituita La “Fondazione Marco Pantani Onlus” per aiutare i più deboli ed emarginati come faceva lo stesso Pirata all’insaputa di tutti. E si è mosso anche il popolo di Internet tramite una petizione a cui sino ad ora hanno aderito oltre 14 mila persone su  www.change.org perché non si fermino le indagini sui fatti di Campiglio.
E allora vai Pirata….non mollare….

di Elena Manzini

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