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Slitta la riforma del canone Rai

In particolare, l’ipotesi che si paghi con la bolletta dell’elettricità già dal 1 gennaio 2015.

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ROMA, 26 NOV – Sulla misura, che aveva sollevato un mare di polemiche, il governo fa quindi marcia indietro quasi a volersi prendere una “pausa”. “La riflessione in atto per ridurre e semplificare il canone – fanno sapere fonti di Palazzo Chigi – è strategica ma appare improbabile che l’ipotesi di metterlo in bolletta possa maturare entro questa legge di stabilità visti i tempi tecnici troppo stretti”.

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Una decisione che smentisce le parole del sottosegretario all’Economia Antonello Giacomelli che, solo poche ore prima, aveva detto: “Contiamo di presentare in Senato un emendamento alla legge di stabilità per inserire questa norma – aveva annunciato Giacomelli – con l’intenzione di renderlo effettivo già da gennaio dell’anno prossimo. Con questo strumento consideriamo di recuperare in modo pressoché totale l’evasione. C’è un’evasione per cui siamo tra i primi in Europa che è attorno ai 600 milioni per un canone che è oggettivamente tra i più bassi in Europa. Questa situazione non è più tollerabile”.

Fra i tanti contrari alla norma, Beppe Grillo. In un post sul suo blog, dal titolo “Il canone Rai in bolletta non si può mettere”, a firma del capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza, Alberto Airola, si legge: “una questione molto controversa che già da anni si discute e poi si è sempre accantonata, perché presenta delle difficoltà particolari, si parla di profili di incostituzionalità. In ogni caso i gestori sono moltissimi e non si sa come ripartire su tutti questi gestori l’onere del canone Rai. Ma ancor più grave non si sa come dimostrare chi possiede un televisore e chi no!”.

Intanto, il cda Rai ha ratificato le dimissioni di Luisa Todini, presentate dopo il via libera al ricorso contro i tagli da 150 milioni di euro decisi dal governo.

IL CASO GRECO – Quella di associare una tassa a un’altra per contrastare i “furbetti” non è un’idea italiana. Alla fine del 2011, infatti, il governo di George Papandreou decise di legare l’imposta sulla casa alla bolletta della luce, per garantire finalmente introiti certi in uno dei Paesi col più alto tasso di evasione fiscale in Europa. La misura mirava a dare certezze a un esecutivo alla disperata ricerca di soldi per rimettere in sesto i conti dello Stato. La legge, però, si rivelò uno dei più grandi boomerang degli ultimi anni e provocò persino dei morti. Centinaia di migliaia di greci, anche a causa del taglio degli stipendi del 15-30%, furono costretti a farsi tagliare la bolletta e a vivere quindi senza luce scaldandosi con mezzi di fortuna. Secondo calcoli dell’azienda elettrica, tra il 2012 e il 2013,, furono rispettivamente 300mila e 350mila le utenze tagliate, su 7,3 milioni. Se da una parte è vero che il governo incassò 2,9 miliardi di euro di introiti l’anno, è vero anche che dall’altra lo stop ai pagamenti creò buco miliardario nei bilanci delle imprese elettriche, controllate dallo Stato.

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