[Agricoltura] Nocellara: Più forze in campo

di Elena Manzini

olive

REDAZIONE, 03 SET – Da fine settembre a metà novembre prenderà avvio la raccolta e la lavorazione del prodotto principe della zona del Belice: le olive. La “Nocellara del Belice”, raccolta ancora a mano senza l’ausilio di mezzi meccanici fa sì che sia il prodotto da consumarsi a tavola (olive da tavola) che l’olio extravergine ottenuto abbia quell’aroma particolare, fruttato ed intenso, ma delicato al tempo stesso (con retrogusto piccante o per quello di recente spremitura) con la particolarità di variare aroma anche da zona a zona (ovvero nell’arco di pochi kilometri). Quindi si potranno cogliere vari aromi: dal limone all’alga, dall’arancio al pomodoro, dalla mandorla al carciofo grazie alle impollinatrici autoctone.
Ricerche recenti hanno poi definito l’olio ottenuto dalla Nocellara, nutraceutico. Nella sostanza un alimento-farmaco con proprietà curative. L’”Oro giallo” del Belice contiene polifenoli che contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo, preserva quindi dalle malattie cardiovascolari. Può essere usato come cosmetico naturale per impacchi, maschere, lozioni, infusi. Grazie alla sua acidità compatibile con quella del ph umano è un ottimo prodotto per rinforzare le unghie, proteggere i capelli, ammorbidire e rinforzare la pelle, oltre che alleviare i dolori muscolari.
Sembrerebbe tutto rose e fiori. In realtà il comparto soffre e da molto, soffre dell’aggressione del prodotto importato dall’estero di pessima qualità con il quale spesso viene miscelato e poi venduto come prodotto di “Nocellara del Belice”. Di conseguenza anche i piccoli produttori, su cui si basa principalmente questo tipo di produzione, soffrono, a fatica riescono a mantenere “viva” la coltivazione. In questo si inseriscono commercianti, trasformatori, grandi aziende che pur di fare affari, introitare più euro non ci mettono molto ad “appropriarsi” del prodotto a basso costo. Certo, basso costo, perché i produttori locali non avendo peso sul mercato non sono in grado di stabilirne il prezzo ma sono costretti a subirlo. La presenza di un Consorzio di Tutela dell’Oliva Nocellara del Belice, proprio a Campobello di Mazara, potrebbe far pensare appunto ad una forte forma di tutela sia del prodotto che dei produttori, ma la realtà, a quanto pare, è ben diversa se si arriva al punto di svendere. E forse tutto sta nel trovare il coraggio di non svendere, di essere uniti, fare pressione su chi dovrebbe tutelare e soprattutto fare unione, solo così è possibile uscire dalla crisi ed essere quindi competitivi sul mercato. Usufruendo anche dei supporti informatici che permettono di raggiungere anche i consumatori finali bypassando le varie intermediazioni che non farebbero altro che aumentare il costo del prodotto e quindi renderlo poco appetibile.

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