Santa Ninfa. Presentato «Ascetica del quotidiano», ultimo libro di Biagio Accardo

SANTA NINFA –  Davanti ad un pubblico nutritissimo, che ha occupato tutti i posti della sala delle teste del museo «Cordio», è stato presentato, al museo Cordio, «Ascetica del quotidiano», ultimo libro del poeta Biagio Accardo pubblicato da Samuele editore.  L’opera va ad aggiungersi a «La notte ha lunghe radici» (2009) e a «Fratello in ombra» (2016), costituendo un ulteriore tassello della ricerca, sia stilistica che esistenziale, del poeta santaninfese. La raccolta ha il suo motivo ispiratore nella lettura del diario di viaggio di Ibn Giubayr («Viaggio in Sicilia»), scritto nel XII secolo, quando l’isola è in piena transizione dalla dominazione araba a quella normanna.
Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Lombardino (la manifestazione era infatti patrocinata dal Comune), si sono succeduti gli interventi del giornalista Vincenzo Di Stefano (che ha moderato l’incontro e dialogato con l’autore), dello studioso Vito Spina e del teologo don Vito Impellizzeri. Di Stefano ha ricordato il lungo cammino percorso da Biagio Accardo dal tempo del suo esordio (era il 2009): «Che Biagio Accardo sia un poeta ormai affermato nel panorama della poesia contemporanea italiana – ha detto Di Stefano -, lo dimostra il fatto che mentre le volte scorse i due precedenti libri avevano iniziato il loro cammino da Santa Ninfa, stavolta questa presentazione è una tappa di un viaggio già avviato due settimane fa a Trieste, dove la raccolta è stata presentata in una importante rassegna letteraria». Secondo Spina, in quest’ultimo libro, «Accardo continua, mediante contenuti nuovi e un linguaggio fluido e diretto, la ricerca iniziata con le precedenti raccolte. Dallo stato di umiltà esistenziale può derivare, secondo l’autore, non solo un’ascesi scontata verso l’alto, quanto un’altra ascesi alternativa, capovolta, dall’alto verso il basso: un paradosso concettuale/teologico, questo, ma in sé significativamente ardito». Per don Vito Impellizzeri, «il libro pone la necessità della poesia come preziosa “serva” che, partendo non dal giudizio ma dall’ascolto e dalla marginalità, prova a richiamarci al senso più autentico dell’esistenza. L’idea del tramonto, così presente nei versi, rappresenta la condizione essenziale per la scoperta dell’altro e dell’altrove, di colui che ci viene incontro. La poesia, allora, si fa opera di preservazione della dimensione umana nella preghiera, parola che si eleva in una terra di confine, là dove l’umano termina e si apre l’orizzonte dell’eternità».
Le letture sono state affidate al giovane Filippo Triolo; le musiche alla violinista Graziana Sanfilippo. (Nella foto un momento della presentazione)

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