Campobello, 25 Aprile, ricorrenza “dimenticata”

sfilata partigiana

CAMPOBELLO, 27 APR. –  Mentre in tutta la penisola, in città e piccoli paesi dello stivale, il 25 aprile si è celebrato il 68* anniversario della liberazione, nella cittadina che è stata onorata da una medaglia d’oro al valore militare, conquistata dall’eroico gesto del sottotenente Salvatore Bono, nessuno si è ricordato della ricorrenza. Abbiamo tutti colpevolmente dimenticato. Sarà perchè gli orrori della guerra, le sofferenze atroci delle popolazioni, non fanno parte del nostro vissuto o perchè le storie e i fatti di scomparse generazioni di uomini e donne, di congiunti e conoscenti, per la prima volta abbiamo dimostrato di non “sentire più”, come parte integrante della nostra memoria. Non è sicuramente tempo di polemiche, ma sicuramente  momento di grande riflessione.  Qualcuno ha detto: ” Colui il quale dimentica il suo passato, non capirà nulla del suo futuro”. Abbiamo veramente dimenticato il nostro passato?

Concludo  questa breve riflessione, ricordando la figura di Salvatore Bono:

salvatore bono

Salvatore Bono

23 aprile 1920 – 28 maggio 1999

Nato a

Campobello di Mazara

Morto a

Campobello di Mazara

Luogo di sepoltura

Campobello di Mazara

Dati militari

Nazione servita

 Italia

Forza armata

Esercito italiano

Arma

IV Armata

Specialità

Scorta tradotte e vigilanza treni

Unità

Delegazione trasporti militari 613

Reparto

Fanteria

Anni di servizio

1939 – 1945

Grado

Sottotenente cpl. di fanteria

Ferite

Perdita mano destra ed occhio sinistro

Guerre

Seconda guerra mondiale

Campagne

Francia meridionale

Decorazioni

Medaglia d’oro al valor militare

Salvatore Bono (Campobello di Mazara23 aprile 1920 – Campobello di Mazara28 maggio 1999) è stato un militareitaliano, decorato con la Medaglia d’oro al valor militare.

Conseguito il diploma magistrale a Partanna nel 1939 dovette interrompere gli studi poiché venne chiamato al servizio militare all’inizio della seconda guerra mondiale.

Divenuto sottotenente di fanteria venne inizialmente inviato in Jugoslavia, per essere poi assegnato al “gruppo scorta tradotte e vigilanza treni” in varie stazioni fino ad arrivare nel 1942 in un reparto di fanteria della IV Armata, alla Stazione di Nizza dove partecipò alla costituzione del Costamiles di Nizza- Ville in occasione della occupazione italiana della Francia meridionale.

Lo scontro di Nizza 

L’8 settembre 1943, a seguito alla notizia dell’armistizio di Cassibile i reparti tedeschi iniziarono a disarmare tutte le postazioni italiane che si trovavano lungo la ferrovia.

In serata, circa una settantina di tedeschi si recò presso la stazione centrale di Nizza dove la piccola guarnigione era comandata dal capitano Carlo Breviglieri ed affidata al sottotenente Salvatore Bono. Il capitano tedesco, con un uomo di scorta, penetrò all’interno dello stanzone ove era stato costituito il comando e pretese la resa incondizionata dei militari italiani e la consegna delle armi. Il capitano Breviglieri rifiutò l’intimazione e, a un segnale convenuto,[2] fece aprire il fuoco sull’ufficiale tedesco e la sua scorta.[3] Salvatore Bono, per primo aprì il fuoco contro l’ufficiale e l’uomo di scorta che gli si trovava vicino.

« Come un fulmine inaspettato da tutti, il fuoco della mia pistola rompe il gelo e fredda l’irrequieto soldato che mi separa dal capitano tedesco, questi segue il primo: tutti e due cascano finiti ai miei piedi; quasi contemporaneamente i soldati tedeschi, che stavano davanti alla porta freddano con diversi colpi di pistola il mio capitano alla schiena, che vedo cadere senza battere ciglio e proferire parola. »
(Dalla relazione di Salvatore Bono[3])

L’attacco di Bono scatenò la reazione tedesca contro i militari italiani di presidio e tra i primi cadde il capitano Breviglieri. Bono, insieme a pochi altri cercò rifugio in uno sgabuzzino da dove riuscì a sorprendere e a disarmare un ufficiale tedesco entrato all’interno per prenderli prigionieri.[3] Impugnata una bomba a mano Bono si preparò a scagliarla contro i militari tedeschi che nel frattempo stavano penetrando nello stanzone del Comando ma fu da questi anticipato. Infatti fu investito dalla deflagrazione da una granata tedesca che fece deflagrare anche quella che aveva in mano[3] Bono perse il braccio destro e l’occhio sinistro.[4]

Ferito gravemente fu ricoverato presso il nosocomio civile San Rocco, ma dopo alcuni giorni i tedeschi lo deportarono al campo di concentramento di Pierrefeu du Var.

Nel dicembre dello stesso anno, essendo ancora in regime di deportazione, riesce ad ottenere un permesso per raggiungere Nizza, allo scopo di sottoporsi ad ulteriori cure, ma in quella città resterà molti mesi e con il pretesto di essere stato nominato addetto culturale presso il Consolato Italiano[5] evitando così di essere riconsegnato ai tedeschi.

Nel 1944, ricercato dalla Gestapo, ritornò in Italia passando per Genova (nei giorni del bombardamento), Alessandria e Vercelli fino a raggiungere Milano dove viene riassunto dall’esercito italiano come ufficiale a disposizione.[6]

L’anno successivo, a Stresa, ha il primo incontro con il comandante “Renato”[7] che guidava la brigata partigiana “Stefanoni” di cui entrerà a far parte ufficialmente, anche se per alcuni giorni.[8]

Riuscito a raggiungere Roma nel giugno 1945 venne ricoverato presso il centro mutilati San Carlo dove rimase fino al 1947, quando prese servizio presso il Consolato Generale d’Italia a Marsiglia.[9]

Dopo qualche mese si fece trasferire all’Ufficio Archivi di Nizza dove rimase per un trentennio. Intanto si era laureato in Pedagogia a Genova ed il 15 aprile 1947 gli era stata conferita la Medaglia d’oro al valor militare.

All’inizio degli anni ’60, nonostante fosse privo della mano destra e di un occhio, aveva cominciato a dipingere sviluppando un personalissimo stile caratterizzato da quelle che il critico Disma Tumminello definì “figurazioni fitomorfe” atte ad esprimere “il desiderio inconscio di ritorno alla natura”.[10]

Le sue opere sono state esposte alla “Galerie Internationale” di Nizza.[11]

 

scritto da v.l.

fonti biografiche Wikipedia

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