Rimprovera alunna al telefonino professore picchiato dal padre

ragazza con telefonino

ACICATENA, 17 OTT – Un insegnante di educazione fisica di una scuola media di Acicatena, nel Catanese, è stato picchiato dal padre di una sua alunna perché “colpevole” di avere rimproverato la figlia per l’uso del cellulare in palestra. L’aggressione è avvenuta a fine lezione all’interno dell’istituto comprensivo “Francesco Guglielmino”. L’insegnante, colpito con calci e pugni, è stato condotto nel pronto soccorso dell’ospedale di Acireale per essere medicato. Sull’episodio indagano i carabinieri.

Secondo quanto si è appreso da fonti investigative, l’insegnante – Venero Sciacca – avrebbe invitato l’alunna – una sedicenne di terza media – a spegnere il cellulare, ma lei avrebbe continuato a parlare col fidanzato. Per convincere il prof a smettere con la sua “richiesta” la ragazza gli avrebbe passato il fidanzato al telefonino che avrebbe minacciato di ritorsioni l’insegnante. La ragazza avrebbe anche accusato il professore di averle messo le mani addosso. «Ma non è stato così – ha detto raccontato il professore – mi sono limitato a redarguirla perché usava il telefonino durante l’ora di lezione e ci sono tutti i compagni che posso testimoniarlo».
Fatto sta che che a fine lezione a scuola si è presentato il padre della studentessa, un uomo in passato denunciato per reati contro il patrimonio e la persona, che ha colpito con calci e pugni l’insegnante, oltre ad aver spintonato il vicepreside della scuola che era intervenuto per fermarlo. L’uomo – come detto – avrebbe accusato il prof di aver molestato la figlia. Sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Acireale che ora stanno valutando la posizione dell’aggressore.
L’insegnate ha così ricostruito l’accaduto: «Durante l’ultima ora – ha detto il prof che insegna da ben 39 anni – ero in palestra e la ragazzina usava il cellulare da tempo con l’auricolare. Mi sono avvicinato e l’ho invitata a smettere di usare il telefonino, spiegandole che lo vieta il regolamento d’istituto. Dopo qualche minuto la ragazza si avvicina e mi dice: “le vuole parlare il mio ragazzo”. Io ho preso il cellulare e lui mi ha minacciato. Ho chiuso la telefonata e ho restituito l’apparato alla ragazza e sono andato in vicepresidenza a fare presente l’accaduto, lamentandomi per l’atteggiamento della ragazzina perché è un cattivo esempio per la scuola. Anche gli altri studenti sono stati testimoni di quello che è avvenuto».
A quel punto la ragazzina è stata convocata dal vice preside.
«Quando lascio la stanza – continua il racconto dell’insegnante – trovo il padre della ragazza che mi ha preso a pugni e calci, sbattendomi a terra. Sono riuscito a scappare e mi sono barricato in presidenza. Lui mi ha inseguito. Abbiamo chiamato i carabinieri. È davvero increscioso – ha osservato il prof – che avvengano queste cose. Ci sono genitori che non capiscono che la scuola è un’istituzione educativa, noi i ragazzi li dobbiamo educare non si può difendere il figlio aggredendo un professore. Io – ha concluso – sono rammaricato perché vuol dire che non abbiamo raggiunto gli obiettivi educativi per questi ragazzi che devono capire che non possono fare tutto quello che vogliono, ma che si sono regole che devono essere rispettate».

[fonte: lasicilia.it]

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