alberto di marzo

REDAZIONE, 06 MAR – La Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti ha condannato l’ex sindaco di Pantelleria, Alberto Di Marzo, a risarcire 20 mila euro per il danno d’immagine causato al comune per aver conferito un incarico esterno in cambio di una tangente da 10 mila euro e oggetti in oro per 800 (sentenza 57/A/2015).

Confermata la sentenza di primo grado. La vicenda risale al 22 maggio del 2012 quando Di Marzo venne arrestato e poi condannato, col patteggiamento, con l’accusa di corruzione aggravata. La ‘mazzetta’ l’avrebbe intascata da un imprenditore edile di Alcamo per assumergli il figlio come dirigente di un settore del Comune.

Rieletto sindaco il 31 maggio 2010 appoggiato dalla lista civica “Pantelleria libera”, battendo l’ex primo cittadino Salvatore Gabriele e Giovanni Paterno’.

Di Marzo era già stato sindaco di Pantelleria fino al 23 Settembre 2002, quando fu arrestato con l’accusa aver compiuto estorsioni a danno di imprenditori in un contesto dove, secondo la Squadra Mobile di Trapani, “un gruppo di potere usava metodologie di tipo mafioso” per gestire l’isola.

Con Di Marzo furono arrestati gli imprenditori Antonino ed Antonio Messina, padre e figlio e  l’ex consigliere comunale di Paceco Pietro Leo.

Quando venne arrestato Di Marzo venne trovato  in possesso di un foglio dove erano annotate somme di denaro che, secondo l’accusa, dovevano essere riscosse dalle imprese. In primo grado, Di Marzo venne condannato a 3 anni e sei mesi di reclusione per estorsione. In appello, però, venne assolto.

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