Il pentito Cimarosa torna a Castelvetrano

E’ il cugino di Messina Denaro che martedì, in latitanza, ha compiuto gli anni

REDAZIONE, 28 APR – “Sono stanco di pagare per gli altri. Sono esausto dai continui arresti, dai sequestri e dalla perquisizioni”. Così Lorenzo Cimarosa, il cugino acquisito di Matteo Messina Denaro(latitante da 23 anni e che martedì ha festeggiato i 54 anni d’età), aveva iniziato la propria collaborazione con la giustizia dopo l’arresto subito con l’operazione “Eden” nel dicembre 2013. Cimarosa, però, non si ritiene un pentito ma un dichiarante. Per mesi ha riempito i verbali degli inquirenti che danno la caccia al boss di Castelvetrano e nuove dichiarazioni sono state anche depositate dai sostituti procuratore Paolo Guido e Carlo Marzella al processo che in appello vede imputato Francesco Guttadauro (il nipote prediletto di Messina Denaro) in vista della deposizione che è prevista per lunedì prossimo.
Proprio nei giorni scorsi la prima sezione della corte d’appello di Palermo gli ha concesso gli arresti domiciliari (su di lui pende una condanna a 5 anni e 4 mesi). A scriverlo è il quotidiano La Repubblica.
Così il pentito, che ha rinunciato al programma di protezione, è voluto tornare a casa, a Castelvetrano. Non teme quindi ritorsioni, nonostante le parole dette contro il superlatitante (“se ne frega di tutti, pensa a se stesso”, ndr) né quelle rispetto a tanti affari e fedelissimi che hanno portato ad operazioni successive (Operazione Ermes).
“Negli ultimi due anni – ha detto Cimarosa ai pm – dopo l’arresto di mio cognato Giovanni Filardo, io mi sono occupato del sostentamento del latitante e della sua famiglia”. L’azienda di Cimarosa era una sorta di bancomat per Matteo Messina Denaro. “Negli ultimi tempi gli ho fatto avere sessantamila euro. A dicembre ottomila”. Inoltre Cimarosa dice di voler “raccontare tutto quello che sa” sul sistema che gira attorno a Messina Denaro e che può coinvolgere soggetti insospettabili. Nei verbali, secondo quanto scrive il giornale pieni di “omissis”, il dichiarante di Castelvetrano avrebbe iniziato a parlare anche dell’imprenditore Antonino Lo Sciuto, che in primo grado era stato assolto e scarcerato.
In passato a “schierarsi” con Cimarosa era stato lo stesso figlio del dichiarante, Giuseppe, ha anche preso posizione in pubblico, alla Leopolda, per spiegare la scelta: “Non dobbiamo essere noi ad andar via, ma i mafiosi”. E ancora: “Mio padre ha trovato il coraggio di dire basta”.

di AMDuemila

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