Cosa nostra: chiesti 170 anni di carcere per affiliati al clan di Messina Denaro

Il cognato Gaspare Como sarebbe stato designato dalla Primula Rossa come “reggente” mandamento Castelvetrano

170 anni di carcere. E’ questa la pena richiesta al termine di una requisitoria durata tre udienze dalla Procura di Palermo per 14 imputati finiti in manette nell’operazione Antimafia “Annozero”, riguardante presunti mafiosi e fiancheggiatori della cosca del mandamento di Castelvetrano, città che ha dato i natali al super latitante Matteo Messina Denaro. La richiesta di pene è stata formulata dalla pm Francesca Dessì nell’ambito processo che si svolge in abbreviato davanti al gup Cristina Lo Bue. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa e favoreggiamento. Alla sbarra ancheRosario Allegra, marito di Giovanna Messina Denaro, sorella del boss, che al momento è ricoverato in gravi condizioni in ospedale. Nicola Accardo 54 anni, di Partanna (Tp), 16 anni; Antonino Triolo, 49 anni, di Partanna (Tp), 14; Giuseppe Tilotta, 56 anni, di Castelvetrano (Tp), 16; Bartolomeo Tilotta, 33 anni di Castelvetrano (Tp), 2 anni; Giuseppe Paolo Bongiorno, 30 anni, 12 anni; Calogero Guarino, 49 anni, 12 anni; Leonardo Milazzo, 40 anni, 12 anni; Giuseppe Rizzuto 39 anni, 2 anni; Angelo Greco, 50 anni di Mazara de lVallo (Tp), 14 anni; Filippo dell’Aquila, 55 anni di Campobello di Mazara (Tp), 12 anni; Vincenzo La Cascia, 71 anni di Campobello di Mazara (Tp), 20 anni; Mario Tripoli, 46 anni di Campobello di Mazara (Tp), 8 anni; Raffaele Urso, 60 anni di Campobello di Mazara (Tp), 20 anni; Andrea Valenti, 66 anni di Campobello di Mazara (Tp), 16 anni. Tra i provvedimenti emessi anche quello per il boss latitante la cui posizione, però, lo scorso 21 febbraio, è stata stralciata con rinvio al 21 febbraio 2020 in quanto “irreperibile”. Secondo l’accusa, Gaspare Como, anche lui imputato, sarebbe stato designato dal cognato, per un certo periodo, quale “reggente” del mandamento di Castelvetrano. Per quanto riguarda gli altri 18 imputati hanno invece scelto il rito ordinario e saranno giudicati davanti ai giudici del Tribunale di Marsala.

antimafiaduemila

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