La Cgil denuncia le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati

foto archivio
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CAMPOBELLO, 04 NOV – «Un mercato del lavoro agricolo trasparente e legale e a condizioni di vita che non violino i diritti dell’uomo». È quanto rivendicato da Flai Cgil di Trapani in un intervento di denuncia delle «tragiche condizioni di vita e di lavoro» della manodopera straniera attualmente impiegata nella raccolta delle olive a Campobello, Marsala e Castelvetrano. Il sindacato anche quest’anno ha avviato un’attività di monitoraggio nell’ambito della campagna “Sgombriamo il campo” di cui si sono già svolti i primi incontri. «È inaccettabile – ha detto la segretaria provinciale Giacometta Giacalone – che si lavori per 10 ore consecutive in cambio di una cifra giornaliera che oscilla tra i 30 e i 35 euro e nella totale assenza di regole, malgrado la pressante iniziativa sindacale che ha portato alla definizione del caporalato come reato penale. Ciò che proponiamo è la creazione di un elenco istituzionale che raccolga domande e offerte di lavoro, eliminando il mercato di piazza dei nuovi schiavi». L’intervento di Flai Cgil rivendica, inoltre, la necessità di un piano di accoglienza predisposto da Prefettura e Comuni. «Chiederemo – ha aggiunto il segretario provinciale della Cgil Filippo Cutrona – un intervento al prefetto Falco per questi lavoratori che, di anno in anno, svolgono un importante ruolo per l’economia della provincia, sottostando a condizioni di vita non tollerabili». I riflettori, in particolare, nelle ultime settimane si sono accesi su quelle in cui vivono, ai limiti della dignità, i circa 600 migranti accampati in contrada Erbe Bianche, a Campobello. Per migliorarne le condizioni, da una settimana, è stato istituito un presidio medico-sanitario gestito dalla Croce Rossa, che ogni giorno opera in sinergia con i volontari delle associazioni locali, garantendo assistenza dalle 16 alle 20. Da quasi un mese, inoltre, a supporto dei volontari di “Campobello Comune virtuoso”, è impegnato anche il Cobas di Palermo, una cui delegazione ieri pomeriggio si è recata al campo per avviare un monitoraggio del flusso migratorio che possa fare chiarezza sul reale numero di migranti, sulla provenienza e sulle effettive condizioni di lavoro. In tale direzione va anche l’intervento dell’associazione di avvocati “Adduma”, che sta operando invece per l’istituzione di un presidio di assistenza legale. «Pur esistendo diversi problemi legati al lavoro dei migranti – ha detto Lorenzo Passanante di Campobello Comune virtuoso- non penso che a Campobello si possa parlare di caporalato. L’intervento dei sindacati, tuttavia, garantirà più chiarezza al riguardo».

Antonella Bonsignore – La Sicilia

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