[Video] Greenpeace: la produzione di farine di pesce per gli allevamenti intensivi minaccia i mari e ruba cibo alle popolazioni africane


La produzione di farina e olio di pesce, in crescita in Africa occidentale, minaccia non solo i mari al largo delle coste africane ma anche la sicurezza alimentare e il sostentamento delle popolazioni costiere. Secondo il recente rapporto di Greenpeace “Pesce sprecato”, gli stock di piccoli pesci pelagici, fondamentali per le flotte artigianali costiere e l’alimentazione di Paesi come il Senegal, vengono pescati da grandi flotte industriali e sempre più utilizzati non per l’alimentazione umana ma per produrre farine e oli di pesce. Questi prodotti finiscono nei mangimi per gli allevamenti intensivi, in particolare l’acquacoltura.

“Da tempo Greenpeace denuncia come la pesca industriale ed eccessiva stia svuotando i mari al largo della costa dell’Africa occidentale con un impatto ambientale e sociale devastante. Adesso la situazione è resa ancora più grave dalla produzione di farina e olio di pesce. Stiamo perdendo centinaia di migliaia di tonnellate di pesce idoneo all’alimentazione umana per soddisfare l’industria mangimistica, con un impatto potenziale su oltre 40 milioni di consumatori africani. È assolutamente inaccettabile che si tolga loro il pescato per nutrire il pesce che finisce nei nostri piatti” dichiara Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia.

People in the fishing village Fass Boye, Senegal, perform everyday activities, from fishing, processing the catch and preparing traditional thieboudienne (made from fish, rice and tomato sauce, often with onions, carrots, cabbage, cassava and peanut oil) – all of which is coming under increasing pressure from the expanding wasteful fishmeal and fish oil (FMFO) industry in Mauritania, Senegal and The Gambia.
‘A waste of fish: Food security under threat from the fishmeal and fish oil industry in West Africa’ is a 2019 report into food security in the region. Greenpeace Africa is calling on governments to immediately phase it out to stop the threat to regional fish stocks, which are essential for the food security and livelihoods of local people.

Secondo le più recenti stime della FAO, la maggior parte degli stock di piccoli pelagici al largo dell’Africa occidentale sono sovrasfruttati, mentre negli ultimi 25 anni le catture totali sono più che duplicate. Nonostante questo, in Mauritania tra il 2014 e il 2018 le esportazioni di farina e olio di pesce sono raddoppiate, rendendo questo Paese il maggiore esportatore di farina di pesce e olio di pesce nella regione, seguito dal Marocco. Greenpeace ha documentato la presenza di 40 impianti di produzione di farina e olio di pesce in attività nel marzo del 2019, principalmente in Mauritania e più recentemente anche in Senegal e Gambia. L’Europa, insieme all’Asia, è tra i principali importatori di questi prodotti, in particolar modo l’Italia risulta essere il principale paese europeo importatore di farine e oli di pesce dal Senegal. Sebbene le quantità dell’Africa occidentale siano piuttosto limitate rispetto alla produzione mondiale, la rapida espansione della produzione negli ultimi anni, specialmente in Mauritania e Senegal, desta particolari preoccupazioni per gli impatti socioeconomici e ambientali sempre più evidenti.

People in the fishing Fass Boye, Senegal, perform everyday activities, from fishing, processing the catch and preparing traditional thieboudienne (made from fish, rice and tomato sauce, often with onions, carrots, cabbage, cassava and peanut oil) – all of which is coming under increasing pressure from the expanding wasteful fishmeal and fish oil (FMFO) industry in Mauritania, Senegal and The Gambia.
‘A waste of fish: Food security under threat from the fishmeal and fish oil industry in West Africa’ is a 2019 report into food security in the region. Greenpeace Africa is calling on governments to immediately phase it out to stop the threat to regional fish stocks, which are essential for the food security and livelihoods of local people.

Si stima che circa il 69 per cento delle farine di pesce prodotte a livello mondiale, nel 2016, sia stato utilizzato per produrre mangimi per l’acquacoltura, il 23 per cento per l’industria degli allevamenti intensivi di suini, il 5 per cento di pollame. Il 75 per cento della produzione di olio di pesce è stato utilizzato per l’acquacoltura e solo il 18 per cento per il consumo umano diretto, come integratori alimentari e farmaci.

“Per troppo tempo alcune filiere sono rimaste nell’ombra, prive della necessaria trasparenza. Da dove arriva il pesce che portiamo sulle nostre tavole? A quali costi ambientali e sociali viene allevato? I consumatori, sempre più attenti all’impatto di quello che mettono nel piatto, hanno il diritto di poter fare scelte realmente sostenibili. Il futuro del mare e delle sue risorse dipende anche dalle nostre scelte quotidiane” conclude Monti.

Secondo gli accordi internazionali, gli Stati costieri dovrebbero cooperare per garantire un uso sostenibile delle risorse comuni. Greenpeace chiede ai governi dell’Africa occidentale di adottare e attuare misure per invertire il declino delle popolazioni di pesci pelagici e garantirne uno sfruttamento equo e sostenibile, privilegiando le economie e la sicurezza alimentare locale e fermando immediatamente la produzione di farine e oli di pesce.

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