Trapani. Caporalato, la Flai Cgil interviene sul fenomeno e chiede l’istituzione della “rete del lavoro agricolo”

La segretaria Giacometta Giacalone presenta i dati del collocamento pubblico in agricoltura: “Numeri positivi che dimostrano che l’esperienza di Campobello di Mazara e Castelvetrano va estesa a tutto il territorio trapanese”

Trapani 14-5-2019. “Lo sfruttamento e il caporalato sono fenomeni diffusi in tutto il territorio trapanese dove centinaia di uomini e di donne, per lo più immigrati, sono costretti a sottostare a condizioni lavorative disumane, senza diritti, senza regole, a ritmi estenuanti e con stipendi minimi”.

A intervenire su un fenomeno tutt’altro che circoscritto è la segretaria della Flai Cgil di Trapani Giacometta Giacalone, a seguito del blitz anti caporalato eseguito dalla guardia di finanza che ha smantellato un’organizzazione criminale che sfruttava braccianti agricoli di nazionalità romena a tre euro l’ora.

“Esprimiamo – dice la segretaria Giacalone – apprezzamento per l’attività delle forze dell’ordine impegnate nello scardinare il sistema di illegalità e di sfruttamento nel mondo del lavoro agricolo. L’applicazione della legge 199 è necessaria non solo per quanto riguarda l’aspetto repressivo, ma soprattutto per la regolarizzazione dei lavoratori attraverso un lavoro sinergico tra tutte le istituzioni e la cabina di regia territoriale, ovvero l’Inps, affinché anche a Trapani sia istituita la rete di lavoro agricolo di qualità per trovare soluzioni alle questioni del collocamento in agricoltura, del trasporto dei lavoratori e degli alloggi”.

Proprio sul tema dello sfruttamento nelle terre e nelle serre le organizzazioni sindacali e la Prefettura hanno istituto nel 2017 un tavolo tecnico per trovare soluzione al fenomeno attraverso il sistema del collocamento pubblico, contrastando il lavoro nero.

Il “tavolo” ha prodotto un importante risultato: nel 2017 il collocamento ha previsto, tra Campobello di Mazara e Castelvetrano, la regolarizzazione di 960 lavoratori che nel 2018 sono diventati 1250.

Inoltre, nel 2017 al 51 per cento dei lavoratori sono state dichiarate da 1 a 10 giornate lavorative e solo l’1 per cento ha goduto di oltre 50 giorni di lavoro.

Nel 2018, invece, i lavoratori da 1 a 10 giornate lavorative sono scesi al 16 per cento mentre i lavoratori con più di 50 giornate lavorative sono saliti al 18 per cento, evidenziando l’efficacia del percorso.

“Alla luce dei risultati positivi ottenuti con il tavolo prefettizio – dice la segretaria della Flai Cgil – chiediamo che l’esperienza di Campobello di Mazara e Castelvetrano venga estesa a tutto il territorio provinciale e che sia istituita la rete di lavoro agricolo per contrastare e sconfiggere il sistema del lavoro illegale”.

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