SESSO E AMORE SECONDO I “ROMANI”

REDAZIONE, 30 LUG –  I Romani,vivevano il sesso ed i sentimenti un po’ alla nostra maniera. Donne e uomini, amavano il sesso così come noi e le parole d’amore tra innamorati erano decisamente moderne. Basti pensare ai “versi d’amore” di Catullo e Marziale…risultano subito alle nostre orecchie molto familiari. Il tabù dei Romani (ma possiamo dire che spesso e più di quanto non si creda anche al giorno d’oggi) era il non poter vivere apertamente i propri sentimenti e passioni.

Il punto forte dei Romani era il “bacio”. Avevano diversi modi di baciare, diversi tipi di bacio. Bacio, che deriva dal latino “basiare” indicava un bacio ben specifico, ovvero quello appassionato. Col tempo divenne “Savium” (l’attuale “alla francese”), un vero e proprio bacio erotico con l’uso della lingua.

Vi era poi l’ “Osculum”. Un bacio usato nei convenevoli, più spesso dai mariti nei riguardi delle mogli per scoprire se avevano bevuto. Secondo lo Ius Osculi una donna sposata non poteva bere, veniva considerato un po’ come qualcosa che portava al tradimento. Ad esempio grazie agli scritti di Valerio Massimo, si è venuti a conoscenza che la moglie di un cavaliere, Egnazio Mecenio, fu bastonata a morte come punizione per aver bevuto.

Come detto era tabù non poter esprimere i propri sentimenti in pubblico. Gesti che per noi sono normali come tenersi per mano, baciarsi, per i Romani era fonte di scandalo e perseguiti per legge. Nemmeno le coppie sposate potevano adottare tali atteggiamenti in pubblico. Solo durante il matrimonio era concesso agli sposi camminare tenendosi per mano.

In fatto di sesso i Romani non distinguevano tra rapporti omosessuali od eterosessuali, lo facevano invece tra la parte attiva e passiva. Passiva era la donna (benchè essi conoscessero la posizione definita Mulier equitan – Donna a cavallo), attivo l’uomo. Cio’ non vietava all’uomo di poter avere un rapporto con un altro uomo. Si pensa che il rapporto omosessuale fosse addirittura incentivo. L’uomo romano non doveva dominare solo le donne, ma il simbolo del potere era di dimostrare di saper dominare altri uomini. Non ci si poteva permettere però un rapporto sessuale tra uomini appartenenti alla stessa classe sociale. Era altresì vietato all’uomo non poteva praticare sesso orale alla propria donna, poiché invece che ricevere piacere lo avrebbe dato.

Il primo rapporto – La toga praetexta – Se per gli uomini era vergognoso presentarsi al matrimonio senza aver mai fatto sesso, per le donne valeva il dovere contrario. La donna doveva infatti arrivare vergine al matrimonio per ovvi problemi di natura dinastica ed economica. Spesso erano i padri a portare i propri ragazzi nei lupanari, i bordelli dell’antica Roma, mentre le donne erano sorvegliate quando uscivano di casa. Il superamento della pubertà per gli adolescenti consisteva inoltre in un rito di passaggio con l’abbandono della “toga Praetexta“.

Il fidanzamento – Se per il matrimonio esisteva un limite di età, per il fidanzamento non esisteva una soglia. Spesso le bambine andavano promesse anche all’età di pochi anni e potevano finire con l’andare a convivere con i promessi sposi con il rischio che di essere stuprate in tenera età. Definito “Sponsalia“, il fidanzamento era tutt’altra cosa che un rito formale. Si trattava infatti di una cerimonia sacra, con tanto di anello. Questo, a differenza dei nostri giorni, era molto semplice. Si trattava solamente di un cerchio di ferro da apporre all’anulare. Si credeva infatti che da questo dito partisse un nervo a diretto contatto con il cuore. Il fidanzamento poteva essere interrotto attraverso l’istituto del “Repudium” (non suona familiare?) anche se doveva avvenire per giusta causa come la morte di uno dei due promessi sposi oppure la durata eccessiva dal fidanzamento

Il matrimonio – Il matrimonio per i romani era tutt’altro che sinonimo di felicità e passione. Obbligate a sposarsi in un’età molto giovane (anche dai 12 ai 14 anni) le donne dovevano contrarre matrimonio sopratutto per il benessere e la prosperità dalla propria Gens (famiglia). Il sesso all’interno del matrimonio era considerato quasi esclusivo ai fine della semplice riproduzione, per i momenti di passione esistevano i lupanari (per gli uomini ovviamente). Lucio Elio Vero, nominato co-imperatore e successore da Marco Aurelio, rispose così alla moglie che lo accusava di intrattenersi in rapporti extraconiugali: “lasciami sfogare con altre le mie voglie, perchè moglie è sinonimo di dignità e non di piacere

Il divorzio – Anche in epoca romana era possibile divorziare. Paradossalmente era così facile che ci si lamentò in età imperiale di avere più divorzi che morti (considerando l’alta mortalità ci da una misura del fenomeno). Il divorzio non richiedeva l’intervento di alcun istituto giuridico; bastava la semplice volontà dei coniugi. Solo in caso di separazione non consensuale si doveva ricorrere al giudice. La stessa parola utilizzata dai romani per descrivere il divorzio è emblematica. Deriva infatti dal termine “divertere” ovvero separare.

di Elena Manzinielena manzini

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