Santa Ninfa: Rete Eas, il Tar accoglie ricorso del Comune e concede sospensiva

SANTA NINFA, 14 DIC – Il Tar Sicilia ha accolto il ricorso del Comune di Santa Ninfa che chiedeva di sospendere l’efficacia degli atti adottati dall’Assessorato regionale all’Energia e dal commissario ad acta inviato dal governo regionale che imponevano all’ente locale la presa in carico della sfasciatissima rete acquedotti gestita dall’Eas. I giudici amministrativi, pur avendo fissato la trattazione di merito per il novembre del 2019, hanno comunque riconosciuto «significativi elementi di fondatezza» nel ricorso presentato dal Comune unitamente ad altri della provincia.
Secondo il Tar, la legge di stabilità regionale del 2017 che impone la consegna degli impianti ai comuni, «non tiene conto del parere contrario espresso dagli organi tecnico-finanziari del Comune»; organi tecnico-finanziari che hanno evidenziato «l’assenza di una adeguata attività di concertazione tale da salvaguardare la situazione finanziaria e organizzativa dei comuni interessati». Il Tribunale amministrativo, nella sua sentenza, evidenzia, tra l’altro, che la copertura finanziaria basata sulla tariffa locale transitoria «non appare esaustiva»: l’assenza di una regolamentazione del settore, inoltre, non assicurerebbe l’autonomia finanziaria dell’ente e neppure l’efficiente erogazione del servizio idrico. I giudici, che hanno anche ribadito il principio di autonomia finanziaria dei comuni secondo cui ad ogni trasferimento di funzioni «deve corrispondere un adeguato trasferimento di risorse economiche per farvi fronte», come aveva sottolineato la responsabile dell’Area finanziaria dell’ente, Mimma Mauro, sottolineano, inoltre, che nei provvedimenti impugnati non è prevista una predeterminazione della durata del nuovo assetto del servizio idrico e che non risulta alcun piano di interventi.
Dai provvedimenti impugnati, quindi, secondo il Tar Sicilia, può derivare un pregiudizio «grave e irreparabile» per il bilancio comunale e per i cittadini-utenti: «Il trasferimento di competenze in assenza di un adeguato e ponderato trasferimento di risorse umane, tecniche e finanziarie – secondo i giudici amministrativi – determina l’elevata probabilità di una impossibilità di erogazione efficiente del servizio».
«Avevamo sottolineato a più riprese – commenta il sindaco Giuseppe Lombardino – i rischi che questa operazione comportava. Putroppo – aggiunge – la Regione è rimasta sorda davanti al nostro grido d’allarme». Il Consiglio comunale, all’unanimità, a fine ottobre, aveva respinto la delibera che prevedeva l’acquisizione della rete, paventando il rischio di un dissesto finanziario. Quasi per ripicca, l’Eas aveva disposto, nei giorni seguenti, la riduzione del trenta per cento della portata dell’erogazione idrica, causando non pochi disagi ai cittadini, molti dei quali non erano riusciti a riempire adeguatamente i propri serbatoi e le proprie cisterne. La riduzione dei flussi idrici giornalieri, come aveva spiegato Lombardino, «data la particolare conformità morfologica del territorio, ha causato il venir meno della pressione necessaria all’interno della rete per la distribuzione dell’acqua alle varie utenze, provocando in alcuni casi l’interruzione dell’erogazione e non la semplice riduzione». Per ovviare al problema e tornare alla normalità, si era quindi prevista una variazione di bilancio che metteva a carico delle finanze municipali (per duemila euro) il pagamento di questa differenza.

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