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Luisa, sulle ali del drone. Con la sedia a ruote motorizzata

ROMA – Il suo nome di battaglia è LeoOnFire ed è anche il suo nickname su YouTube, dove pubblica i video con le sue evoluzioni. “L’ho scelto perché sono nata ad agosto e il Leone è un segno di fuoco, ma anche perché rispecchia il mio stato d’animo: mi sento infuocata, ho una grande carica dentro“.

Alla sua terza intervista in pochi giorni, Luisa Rizzo si racconta a Manfredi Liparoti sulle pagine di SuperAbile, la rivista di Inail sulle disabilità. Ha una maturità sorprendente e risponde a suo agio a dispetto dei 15 anni di età. Sarà un po’ per il carattere, un po’ per la freddezza che richiede lo sport a cui dedica ogni momento che riesce a ritagliarsi: le corse con il drone.Attraverso un visore e un radiocomando, Luisa pilota il suo drone, gareggiando in giro per l’Italia. Si sposta con il padre, appassionato di modellismo e tecnologie, su un furgone in cui carica tutta l’attrezzatura necessaria per le competizioni e su cui sale con la sua sedia a ruote motorizzata. Luisa ha infatti un’atrofia muscolare spinale di tipo 2 ed è proprio a causa o grazie alla malattia – che comporta tra l’altro ipotonia e difficoltà di movimento – che ha scoperto quella che da una terapia riabilitativa fai da te è diventata la sua più grande passione. “Nel 2015 mio padre mi ha regalato il primo minidrone per farmi muovere di più le dita. Così ho iniziato a volare, poi ho scoperto che c’è pure uno sport, il drone racing, e ho voluto cimentarmi”.

Il drone racing è un vero e proprio sport, da poco riconosciuto anche dal Coni e dalla Federazione aeronautica internazionale. Si disputa con droni da corsa pilotati a vista o in modalità Fpv (First person view), che è quella che Luisa preferisce. Nell’Fpv drone racing i velivoli sono dotati di una microtelecamera che trasmette in tempo reale le immagini a un visore. “La prima volta che ho usato gli occhiali mi sono sentita completamente libera, in volo. È stato subito amore, ho perso la testa“. I droni vanno pilotati il più velocemente possibile in percorsi in cui devono affrontare curve strette e passaggi in “gate”, schivare ostacoli, tuffarsi in picchiata. Chi riesce a completare il circuito nel tempo migliore e senza commettere penalità, vince. Luisa vive a San Pietro in Lama, nell’entroterra salentino a pochi chilometri da Lecce, e frequenta la seconda classe del Liceo linguistico. Studia quattro lingue, tra cui il cinese: “Mi ha sempre incuriosita”. Tra lezioni e compiti, la scuola la impegna un bel po’ (“Ci sono giorni in cui torno a casa alle sei del pomeriggio e devo ancora mettermi sui libri”), ma appena può va nel campo dietro casa e “vola”. “Come minimo mi alleno tre-quattro volte a settimana e, quando le condizioni meteorologiche non lo consentono, uso il simulatore”.

Con il visore vedi quello che “vede” il drone, è come stare in aria, si annulla la distanza tra il mezzo e la persona. Anzi, si diventa il mezzo”, spiega Luisa. È proprio come volare ed è per questo che la prima parola che Luisa associa al volo con il drone (ma sarebbe sicuramente così per chiunque) è libertà. “Mi sento libera non solo di muovermi, dal momento che il mio corpo “diventa” il drone. Mi sento libera anche da ogni pensiero: pilotando mi sfogo e lascio andare tutta l’energia che ho dentro. Il drone racing è velocità, è adrenalina, è tutta una serie di emozioni che faccio fatica a descrivere. È uno sport molto coinvolgente, una volta che lo provi non vorresti staccartene mai”. Una disciplina che richiede anche sangue freddo, lucidità, prontezza di riflessi, strategia e una serie di competenze tecniche per mettere a punto i droni. Una continua ricerca di equilibrio tra emozione e calcolo: “Devi saper gestire il mezzo, conoscerlo, non perdere la testa per gli imprevisti che possono capitare”.

Nel giro agonistico, i piloti in Italia sono una trentina e si conoscono tutti. “La prima volta che mi hanno vista sono rimasti allibiti, ma mi hanno subito accolta”. Da crederci: una ragazzina e su una sedia a ruote, in un mondo che al momento è prettamente maschile. “C’è un’altra pilota, ma all’ultima gara ero l’unica donna e la più giovane in assoluto”. La prima partecipazione a una manifestazione, in cui Luisa si è confrontata con altri giocatori, si è svolta ad aprile dello scorso anno. Poi una serie di dimostrazioni lungo la Penisola: Roma, Bologna, Pistoia, fino al primo Campionato italiano ufficiale di Fpv drone racing, che si è disputato a Lodi a ottobre 2017, in cui la ragazza si è piazzata nella prima metà della classifica. “Ho fatto alcuni errori, ma mi sono serviti per imparare”. Problemi di accessibilità dei campi di volo? “Nessuno per adesso, o per lo meno abbiamo trovato sempre delle soluzioni”.

Come ogni giovane della sua età, Luisa ha i suoi sogni. Uno è diventare campionessa di Fpv drone racing, ma non è un’ossessione: “Cerco di pormi degli obiettivi raggiungibili, ragiono per gradi, provando a migliorare di volta in volta. Non è facile conciliare scuola e sport, ma voglio continuare a volare e a divertirmi. Con il drone sfogo la carica agonistica che ho dentro. Poi, se arrivano anche i risultati, ben vengano”. Lei, quindi, continua ad allenarsi. Appena può, prende il drone e vola. Visiera in testa, radiocomando tra le mani, sulla sua carrozzina, concentratissima, con il sorriso sulle labbra. Almeno, viene da immaginarla così. “La cosa più bella di questo sport – ripete spesso – è che sei alla pari con gli altri: non hai niente di più e niente di meno”.

(Manfredi Liparoti – http://www.redattoresociale.it)

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