Il dubbio a Campo-fermo 2

Trascorsero molti minuti e molte ore, e tante volte il Sole giunse alto all’orizzonte per poi tramontare. Campo-fermo viveva di vita passata vissuta come nuova, senza mai superare le consuetudini.
Tutte le mattine, quasi tutti i cittadini di Campo-fermo, si svegliavano e iniziavano a danzare tra i minuti e le ore che scorrevano senza creare nuovi passi più efficaci di quelli già conosciuti. Esprimevano costantemente gli stessi sorrisi e le stesse amarezze che contornavano i pensieri costanti figli del passato e sterili per il futuro.
Quotidianità stantìa, consuetudini sedimentate in così ampi strati che scavando un solco profondo nello spirito della società tutto sembrava arido come nel migliore dei deserti della Terra.
Un giorno, precisamente quando le ore di luce eguagliano le ore notturne, avvenne un fatto che sconvolse Campo-fermo e tutti i cittadini.
Era l’alba e appena i primi raggi del nuovo Sole, che da quel momento in poi avrebbe sottratto molti minuti e molte ore alla notte, sfiorarono le prime case di Campo-fermo, tutti iniziarono a sentire un sibilo debole come una parola appena sussurrata. Durò a lungo e aumentò la sua intensità fino a quando divenne un vento forte e fresco e raggiunse il suo compimento.
Per giorni Campo-fermo fu attanagliata da aria nuova e fresca che cercava di penetrare le fitte nebbie trasparenti delle consuetudini e delle “eccezioni alle regole” nel quale tutti, tranne alcuni, vivevano al caldo.
Venne a mancare il caldo, ma solo per poco tempo.

Molti interpretarono come pericoloso il vento forte e fresco e l’aria nuova che era riuscita a spingersi giù in basso e che avrebbe potuto spazzare via un po’ di nebbia.

Tutti, o quasi tutti, corsero ai ripari contro la tempestosa aria che stava scuotendo alcune coscienze.

Si scaldarono abbracciando con ancor più forza le calde consuetudini, come in una fitta trama, e cercarono di non perdere calore evitando il contatto con la nuova aria sconosciuta giunta a inizio primavera.

Alcuni, però, furono attraversati da un senso di appagamento nel sentire sul proprio viso il forte vento fresco e di respirare a pieni polmoni aria diversa. Successe che specchiandosi, casualmente, quasi non si riconobbero. Effetti strani si susseguirono all’appagamento iniziale. Osservandosi attentamente, alcuni, riuscirono a scorgere ciò che era stato sempre celato da così tanti anni. Questi, iniziarono la solita giornata con meno routine e incontrando altri cittadini per le vie della città quasi non li riconobbero, per via dell’eccessivo calore della consuetudine che questi avevano abbracciato e respirato.
Sentirono se stessi come venti e mari tempestosi dentro barattoli di vetro. Mossero i primi passi silenti e dissero poco sul pungente vento apprezzato, ma non furono visti e capiti.
La nuova aria aveva portato certezza ai dubbiosi, e dubbi a coloro che vivevano di certezze.
Sconvolse le anime di tutti.
Coloro che avevano sempre avuto qualche timido dubbio nel mare calmo delle certezze, videro alzarsi dal mare onde alte ma non minacciose, poiché le alte onde sarebbero state foriere di una nuova vista.
Coloro che avevano sempre vissuto nel mare calmo delle certezze, furono attraversati dai dubbi e videro anch’essi alzarsi dal mare onde alte però minacciose, poiché le alte onde sarebbero state foriere di una nuova vista.

Quest’ultimi, molti di più dei primi, corsero ai ripari, alzando barricate e chiudendo qualsiasi spiraglio per fermare il vento e le onde. Altre consuetudini furono subito chiamate in causa, per far fronte allo sconvolgimento generale e per dare calore consuetudinario anche a chi aveva osato dubitare delle certezze e degli “eccessi alle regole”, sulle quale quasi tutta la comunità si era adagiata e aveva vissuto lentamente per tanti mesi e tanti anni.
I dubbi furono avvolti dal calore e il calore ebbe la meglio. L’aria fresca e nuova portata dal vento forte delle prime ore dell’equinozio di primavera fu assorbita e riscaldata. Tutto era giunto al passato. Coloro che ebbero sperato, vissero nella speranza di un nuovo vento e di nuova aria.
Trascorsero molti minuti e molte ore, e tante volte il Sole giunse alto all’orizzonte per poi tramontare. Campo-fermo ritornò a vivere di vita passata vissuta come nuova, pur  tentando di superare le consuetudini.

Si mosse.

di Giovanni Stallone

2 pensieri riguardo “Il dubbio a Campo-fermo 2

  • 18 Gennaio, 2020 in 21:21
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    Leggendo questo intervento, del quale apprezzo l’intelligenza e la sensibilità, avverto una nuova speranza: a Campo-fermo c’è qualcuno capace di dare l’abbrivio. Forse, è possibile uscire dal ventre dell’onda. Basta VOLERLO.

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  • 19 Gennaio, 2020 in 09:27
    Permalink

    La speranza è quella che si possa superare il dato reale, cioè avviarsi verso una nuova società, di come questa debba essere e di quale sia il ruolo di ogni cittadino nella società.
    La ringrazio per il commento.

    Risposta

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