IL CALIFFATO PERDE COLPI E PEZZI

di Elena Manzini

mappa califfato

REDAZIONE, 16 DIC – Dopo gli attentati del mese scorso a Parigi, lo Stato islamico ha tenuto il passo scatenando attacchi violenti transcontinentali.  Le sue atrocità recenti rivendicate includono attacchi suicidi nel centro di Tunisi e Baghdad, omicidio di massa in California (che però lascia qualche dubbio) e l’assassinio del governatore della città yemenita di Aden.

La macchina della propaganda esalta orribilmente la minaccia. Di recente è stato messo online un video dalla Siria che mostra bambini armati di pistola mentre giocano”a nascondino”, la caccia ai prigionieri legati in un castello in rovina prima di ucciderli. Un’altra forma di omicidio, caratterizza un video pare girato nello Yemen: prigionieri in tuta arancione vengono caricati a bordo di una barca e spinti verso il mare aperto, barca che sarà poi affondata da raffiche di razzi. Nel frattempo gli informatici dell’ Isis hanno rilasciato alcune app per smartphone per permettere il download di tali video o di un canto jihadista dal titolo “I Am a Mujahid“.

Questa proiezione di forza e competenza è stata efficace. Un recente rapporto del Gruppo Soufan, una società di consulenza, ha stimato che il numero cumulativo di reclute straniere è più che raddoppiato dal giugno 2014, per un totale di 27,000-31,000. Emerge poi che i foreign fighters siano giunti da 86 paesi, il che testimonia la forza di attrazione di Daesh messa in atto anche con l’ausilio di riviste online come Dabiq, o trasmissioni radio, o videogiochi. Ma il numero di combattenti col tempo diminuisce, un po’ perché morti durante gli attacchi delle forze di coalizioned, un po’ a causa dei severi controlli alle frontiere turche. Anzi vi è da dire che dopo gli attentati di Parigi, la forza del gruppo terrorista si sta affievolendo. Anche se si è lontani dall’averlo sconfitto, il gruppo non può più reggersi sullo slogan “per rimanere ed espandere“.  E quindi deve cambiare tipo di propaganda: ora il califfato è dipinto come uno stato ben ordinato in cui i bambini imparano una corretta religione, i mercati sono pieni, dove lo stato pensa ai più deboli e regola la pesca nel Tigri e l’Eufrate. Ovviamente tutto falso.

Benché la coalizione Occidentale e la Russia spesso non si trovino sulla stessa lunghezza d’onda, si può dire che avanzano: il mese scorso la città irachena di Sinijar è stata liberata, le forze curde hanno strappato il possesso di alcuni giacimenti petroliferi ad ovest di Sinijar, anche la città di Ramadi è prossima a rientrare sotto il governo iracheno. Tutto questo sta a significare che il califfato ha come dei confini che crollano ed il suo nucleo interno è sempre più malconcio. Anche la propaganda sia tramite internet, i vari social media è in declino. Confrontando  il numero di foto caricate in comunicati stampa da parte del gruppo, Aaron Zelin, ricercatore presso King College di Londra, ha notato un netto calo rispetto al picco di questa estate, nonché la bassa qualità delle produzioni stesse.

A parte la limitazione dell’uso di Internet personale (un militante non può far uso di telefoni cellulari o social media), i governi occidentali hanno spronato con successo un numero crescente di vettori social-media per mettere in atto azioni atte ad  eliminare i blocchi ed i conti dei simpatizzanti Isis. Twitter ha chiuso migliaia di conti sospetti lo scorso anno: prima vi erano registrati  oltre 20.000 account. Anche YouTube è riuscito a bloccare certi tipi di contenuto. Telegramma, un servizio di messaggistica istantanea crittografata che era stato sempre adottato dall’ Isis come canale principale per la sua produzione mediatica, ha bloccato il gruppo da metà novembre.

E poi la concorrenza “interna” al terrorismo islamico ci mette lo zampino. Al-Qaeda, ha di recente incrementato la qualità e la quantità dei propri comunicati stampa, un altro gruppo meno radicale che combatte in Siria, al-Jabha al-Shamiya, ha recentemente prodotto un video nel quale deliberatamente si deride lo stile ed il contenuto delle famigerate produzioni Isis.

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