[Esteri] Cina, Il nostro natale sfrutta i lavoratori in nero

natale_cina_coverdi Elena Manzini

REDAZIONE, 04 DIC – Tutti da presi dai preparativi, dallo sfavillio delle luci, dalle decorazioni forse non ci chiediamo da dove proviene tutto questo materiale che noi utilizziamo. Arriva tutti dalla Cina, dal villaggio Yiwu (a circa 300 km da Shanghai) dove non c’è neve, non ci sono elfi, nemmeno renne e angioletti bensì 600 fabbriche che producono il 60% delle decorazioni natalizie distribuite in tutto il mondo. Fin qui nulla di male, se non fosse che “il villaggio di Natale di Yiwu” non è quel che si potrebbe pensare un luogo felice: il costo del lavoro è bassissimo e gli operai lavorano sei giorni alla settimana con turni quotidiani di 12 ore, per un guadagno che non supera i 200 o 300 euro al mese. Lo si potrebbe definire un “villaggio dello sfruttamento”. A Yiwu non si producono solo decorazioni natalizie ma anche vari giocattoli in plastica e col tempo è divenuto l’epicentro della plastica, dove i lavoratori sono continuamente esposti a polveri, colle, coloranti e vernici, indossano mascherine ma spesso capita di vedere persone ricoperte di polvere rossa dalla testa ai piedi. Ma noi, tutti presi dal nostro consumismo sfrenato, dalla falsità che regna dietro a qualche luce non ci domandiamo, ed alla maggior parte non importa nemmeno, chi tutela queste persone , che spesso non sanno nemmeno cosa sia il Natale, tanto….sono in Cina. Ma la Cina è qui, siamo noi occidentali anche a fomentare questa forma di lavoro nero. Se invece pensassimo meno a certe sfarzosità ma si ritornasse a fare le decorazioni con semplici materiali di riciclo (carta velina, cartoncino, pezzi di stoffa), affidare il confezionamento delle luminarie ai nostri artigiani, nel nostro piccolo non ci renderemmo responsabili dello sfruttamento di altre persone, le economie locali potrebbero anche ritornare a produrre reddito.

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