di Elena Manzini

REDAZIONE, 19 APR – Il sistema oramai è rotto. Gli ingranaggi incrostati. Tutti i politici sono omologati e quindi il cittadino si chiede sempre più spesso: “Perché votare?”. E’ una sorta di ritornello che si sente spesso tra i giovani (i più delusi e i più bistrattati dagli attuali politicanti). La gente comune si sente tagliata fuori dal processo politico e non rappresentata dalla classe politica. Talune persone si spingono ad affermare che la casta politica è peggiore della casta dei banchieri (roba non da poco visto come agiscono quel che un tempo erano le banche e oggi agglomerati informi di scatole vuote). La politica tradizionale è in piena crisi. Negli ultimi decenni l’affluenza alle urne è in costante declino (in ogni democrazia consolidata). Cos’è andato storto allora? La diffidenza e la mancanza di fiducia pare derivare dal fatto che la governance è percepita come qualcosa che fanno altri a nome nostro ma senza il nostro sostegno. Se la “politica vecchio stile” cede il passo non altrettanto fanno i movimenti di protesta (in tutto il mondo): è in costante aumento il numero di persone che esprime le proprie opinioni per le strade, tramite i Social o le petizioni online.
Va quindi aggiornato il sistema politico? Sicuramente. E’ necessario che la politica, i politici ritornino tra la gente, vivano i problemi dei cittadini e sappiano parlare alla gente. Il “politichese” non affascina più, annoia. Le frasi ad effetto sono ridicole. Ma forse è troppo tardi. La vicinanza di un politicante fa sorgere l’orticaria. Ecco quindi che le nuove tecnologie possono venire in aiuto alle varie democrazie. Gli strumenti di voto online potrebbero rappresentare una soluzione per rivitalizzare le vecchie pratiche democratiche di voto. Tramite l’EDD (electronic direct democracy) è il popolo ad essere protagonista della politica, potendo intervenire direttamente nell’attività legislativa, ricoprendo appieno il ruolo della sovranità popolare. In Italia siamo ancora alla preistoria, tant’è che si è iniziato a parlare di sviluppo di cittadinanza digitale solo nel 2004 (e ben poco si è fatto). L’Estonia, invece, ha il primato in questo tipo di partecipazione digitale: già nel 2005 ha sperimentato il voto elettronico (sia nei vari tipi di elezioni che per i referendum) e nel 2013 il governo ha iniziato a distribuire le sorgenti del proprio sistema di e-Voting, rendendolo così open-source.