[Coronavirus 19] E giunsero le regole. Regole inaspettate

E giunsero le regole. Inaspettate. Regole, rispetto, senso di responsabilità, unità, solidarietà, comunità, civiltà. 

Paura, angoscia, terrore, dramma, isteria, povertà, lavoro nero, precarietà.

In due righe, in cui la prima è effetto della seconda, si racchiude il senso dell’emergenza siciliana. O per meglio dire, il senso del vuoto della Sicilia.

Venuta la pandemia, come per effetto di una pozione magica diffusa nell’aere all’insaputa di tutti, moltissimi siciliani hanno scoperto che esiste un mondo reale e che questo mondo ha bisogno, assoluto bisogno, di essere scandagliato. 

Se vero è che per molti vivere nell’angoscia può creare degli squilibri psichici, derivanti dalla paura dell’ignoto, di qualcosa di così subdolo e di non visto, che a sua volta produce effetti diretti nella vita quotidiana, o per meglio dire nella nuova quotidianità delle ultime settimane, dove stare chiusi in casa equivale alla perdita di indipendenza e di serenità, è altrettanto vero che l’angoscia produce e riproduce la veicolazione incessante di elementi destabilizzanti per se stessi e per tanti altri, come potrebbero essere le diffusioni impulsive e incontrollate di articoli e post sui social, che evidenziano sempre la drammaticità degli eventi, i quali, a sua volta, alimentano  l’angoscia del presente creando un circolo vizioso che si autoalimenta, senza soluzione di continuità.

A patto che non si abbia la capacità, razionale, di fermarsi e riflettere su ciò che sta avvenendo, mantenendo salda la convinzione che l’impulsività in questo caso non aiuta affatto, scandagliando le circostanze, muovendosi in una situazione di emergenza di lunga durata, vagliando quali azioni siano giuste e quali no.

A questo quadro, poi, si unisce la realtà economico-sociale. 

A tutto ciò, alle angosce, le paure, le difficoltà sociali di vivere nella propria casa, senza poter continuare a svolgere “la quotidianità” del passato, non si può non unire la dimensione economica. Che per ovvi motivi preoccupa tutti.

Solo nel mese di marzo 2020 la Sicilia, con le sue più alte istituzioni, e in modo diverso anche i singoli cittadini, scopre se stessa come un insieme eterogeneo di livelli occupazionali, i quali non potranno che far vivere ai cittadini le sperequazioni di questa eterogeneità.

Solo adesso molti delle istituzioni regionali hanno capito che sull’isola manca il lavoro, o per meglio dire le condizioni di lavoro minime per tutti i cittadini siciliani?

Si levano in alto cori di aiuti per coloro che non hanno mai avuto un lavoro, per chi ha sempre lavorato a nero ( ed è giusto tutelarli adesso; ci si poteva pensare prima?), per le categorie che hanno dovuto interrompere le loro attività per le chiusure dettate dall’emergenza. Ma solo adesso si vede questo sommerso mondo di precarietà? Solo adesso si pensa che sia giusto intervenire? Dove sono stati in tutti questi anni i politici regionali e non solo? Non hanno mai saputo che migliaia di persone sono dovute emigrare per vivere, finalmente, una vita dignitosa che la loro terra natìa ha sempre negato loro?

Solo ora, si elevano le regole. 

Si sentono in aria le parole che richiamano al rispetto delle regole (per gli altri, mai per noi stessi – perché porsi in prima persona, cioè richiamarsi al rispetto delle regole affinché si sia di esempio per gli altri è un concetto astratto per tanti cittadini), si levano in aria i cori degli emarginati, dei precari perenni, e il richiamo di questi sull’importanza delle istituzioni, le quali sono chiamate e garantire un pasto a tutti. Un pasto. O due. Solo adesso? E poi?
Quando finirà l’emergenza i precari, gli emarginati potranno di nuovo scivolare nel mondo sommerso e scomparire? Potranno essere eliminati dalle preoccupazioni delle istituzioni regionali? 

E finita l’emergenza, i tanti siciliani che si stanno appellando alle regole, le quali devono essere condivise da tutti, consapevoli che in Sicilia le regole siano state lungamente disattese (per decenni?), ritorneranno ad abbandonare quel senso di responsabilità che viene innalzato come elemento fondante di una società, per ritornare alla vita di prima?

Infine, la sanità siciliana, con le sue criticità, potrà tornare anch’essa nell’oblio delle discussioni istituzionali, per evitare che possa alzare il livello delle prestazioni sia nei momenti di emergenza sia quando tutto ciò finirà? 

Le istituzioni dovranno interrogare se stessi, lungamente, e calcolare tutto ciò che non è stato mai fatto. Per esempio, chiedersi se sia giusto che la Sicilia rimanga nell’ombra sia come realtà economica, sanitaria, e sociale.

Sarà opportuno per il futuro dell’isola coltivare regole, rispetto, senso di responsabilità, unità, solidarietà, comunità, civiltà, per fronteggiare meglio, se mai ce ne fosse bisogno, altre emergenze.

di Giovanni Stallone

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